Uccisione M90, gli ex ministri: "Crudeltà e miopia". In val di Sole: "Azione necessaria per la sicurezza della popolazione". Ora a rischio l'orso di Bolentina?
Nelle scorse ore M90 è stato abbattuto. Un'azione completata in poche ore tra il decreto e l'esecuzione. Le reazioni e la cronistoria che hanno portato all'uccisone dell'orso in val di Sole

TRENTO. Poche ore per segnare il destino di M90 tra la firma del decreto da parte del presidente Fugatti e l'esecuzione affidata al corpo forestale dell'operazione di abbattimento. L'orso, responsabile di aver seguito una coppia di escursionisti a fine gennaio, è stato ucciso nel pomeriggio di martedì 6 febbraio nei boschi della val di Sole. Ora il prossimo target potrebbe essere l'esemplare che si aggira nella zona di Bolentina, un altro plantigrado che sembra aver difficoltà nel proseguire il letargo. Una vicenda che polarizza ulteriormente la questione grandi carnivori.
La Provincia fin da subito si è orientata sull'uccisione di M90, dotato inoltre di radiocollare. Una prospettiva che ha preso forza dopo il parere (non vincolante) positivo di Ispra con sostanzialmente carta bianca sulle procedure: abbattimento o cattura. Entrambe le azioni erano aderenti al piano Pacobace e allo studio dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che ipotizza la rimozione (in via sperimentale per i prossimi 3 anni) di 8 esemplari con criteri e indicazioni ben precise. Valutazioni inserite nel ddl di piazza Dante che modifica la legge Rossi-Dallapiccola.
A spingere per azioni tempestive erano stati anche i sindaci dei 13 Comuni della val di Sole e la Comunità di valle. E nelle scorse ore sono arrivate prima il decreto e poi la comunicazione di avvenuta esecuzione del provvedimento da parte del corpo forestale. Inevitabile la divisione con le associazioni animaliste sul piede di guerra e critiche all'operato trentino dagli ex ministri Costa e Brambilla. Invece la maggioranza politica trentina si mostra soddisfatta e il territorio tira un sospiro di sollievo e rimarca che l'azione si è resa necessaria per garantire la sicurezza della popolazione.
A ogni modo le associazioni animaliste prevedono a Trento per sabato 10 febbraio con inizio alle 14 una manifestazione nazionale contro quella che definiscono una "gestione sanguinosa" dei grandi carnivori in Trentino.
LE REAZIONI DELLA VAL DI SOLE E DELLA POLITICA
"La richiesta era di rimuovere l'orso dai boschi perché era pericoloso", commenta Lorenzo Cicolini, presidente della Comunità val di Sole e sindaco di Rabbi. "Non è nostra competenza se tramite abbattimento o cattura, anche se è preferibile la prima azione. Non c'è soddisfazione quanto la condivisione di un'azione che abbiamo ritenuto necessaria perché la cittadinanza ha paura. Il provvedimento è un'assunzione di responsabilità per garantire la sicurezza sul territorio. L'orso era molto confidente e i rischi di aggressione erano sempre più alti".
Dopo M90 nella zona di Mezzana, ora l'attenzione si potrebbe concentrare sull'esemplare che ha lasciato le proprie tracce (e ha rovesciato dei bidoni) nell'area di Bolentina (Malè). "Non è radicollarato - evidenzia Cicolini - quindi la situazione non è semplice ma è stato segnalato alle autorità provinciali. Semplicemente la questione va gestita".
La maggioranza in Consiglio provinciale è soddisfatta dell'abbattimento. "E' frutto di una politica a tutela del territorio a garanzia della sicurezza dei nostri concittadini. Piena solidarietà per le minacce che stanno arrivando al presidente Maurizio Fugatti in queste ore. Siamo sicuri che non desisterà nel suo lavoro".
IL MINISTRO GILBERTO PICHETTO FRATIN
Qualche dubbio invece a Roma. "La soppressione non può essere l'unica alternativa”, le parole di Gilberto Pichetto Fratin. “Se quanto fino a oggi messo in campo con la provincia di Trento non è stato sufficiente, l'impegno da parte di tutti deve essere quello di moltiplicare gli sforzi per individuare ogni soluzione possibile a garantire una convivenza pacifica nei territori”.
Il ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica “l'abbattimento deve essere la soluzione estrema. Ho nuovamente mobilitato tutte le strutture che fanno capo al Ministero per definire una strategia tempestiva".
GLI EX MINISTRI E LE ASSOCIAZIONI ANIMALISTE
"Un orso giustiziato", "Una politica miope", "Un Trentino ammazza animali". Sono dure le associazioni animaliste che si scagliano anche contro le procedure tra la firma del decreto e la sua attuazione. Il tutto è avvenuto in tempi strettissimi. Una decisione, quella di abbattere M90, che viene criticata dagli ex ministri Sergio Costa e Michela Brambilla.
"Un provvedimento assurdo. Cosa ha fatto di male M90? Era semplicemente un orso. Per lui nessun appello. Oggi la sua vita è terminata", le parole di Costa. "Non è stato catturato ma direttamente abbattuto. Fugatti promette poi di uccidere fino a 8 grandi carnivori l’anno: una norma fuori da ogni logica. Impugneremo la sua legge in ogni sede. Non ci stupisce il suo atteggiamento visto cosa sta facendo la maggioranza in commissione agricoltura con la legge Bruzzone sulla caccia. Una 'legge #uccidianimali' che prevede pratiche aberranti come l’allevamento dei richiami vivi per sacrificarli alla caccia, l’uso del visore notturno per uccidere meglio l’animale e calendari venatori senza limitazioni. E su questa pdl c’è già il parere contrario di Ispra. Il M5S ha presentato più di mille emendamenti e ci opporremo con tutte le nostre forze".
L'uccisione di M90 "da parte del presidente Fugatti è una vergogna", dice Brambilla. "Una bruttissima pagina per il nostro Paese, una politica di miopia, arroganza e crudeltà senza precedenti. Il governatore ha ucciso l'orso e ha firmato il decreto congiuntamente: così ha negato ai cittadini di esprimersi, alle associazioni di poter impugnare il provvedimento e alla magistratura di intervenire per bloccare i sui suoi folli provvedimenti. Abbiamo già preso in mano tutti gli atti: non si deve ripetere mai più".
IL DECRETO E L'ABBATTIMENTO DI M90
Le operazioni di rimozione sono avvenute nel pomeriggio di martedì 6 febbraio per dare seguito al documento firmato nelle scorse da Fugatti e che prevedeva il prelievo dell'esemplare tramite abbattimento.
"Una squadra del Corpo forestale trentino è entrata in azione in una zona di montagna della Bassa Val di Sole", spiega la nota della Provincia. "L’animale è stato identificato mediante l’osservazione del radiocollare e delle marche auricolari. L'orso M90 era considerato un animale pericoloso, secondo la scala di problematicità riportata nel Piano d'azione interregionale per la conservazione dell'orso bruno sulle Alpi centro-orientali (Pacobace), alla luce della sua eccessiva confidenza e frequentazione di aree urbane e periurbane".
Dopo l'episodio del 28 gennaio nella zona di Ortisè (Mezzana), la Provincia aveva subito interessato Ispra e aveva avviato "i necessari approfondimenti per un’azione decisa". Un esemplare "considerato problematico e già oggetto di numerosi tentativi di dissuasione anche nell'anno scorso". Da qui la volontà di rimozione.
"Più volte aveva seguito intenzionalmente le persone; episodio culmine lo scorso 28 gennaio, quando aveva seguito una coppia di escursionisti per oltre mezzo chilometro lungo una strada forestale nel Comune di Mezzana. L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) aveva confermato la necessità di rimuovere l’orso M90 al più presto".
CHI ERA L'ORSO M90
Si era reso protagonista di differenti avvistamenti nei paesi e in particolare a Dimaro, il giovane orso infine radiocollarato a settembre 2023. Una lunga serie di avvistamenti che avevano destato preoccupazione (VIDEO DI SEGUITO), tanto che il sindaco Andrea Lazzaroni aveva richiesto alla Provincia di mettere in atto "tutte le attività di dissuasione possibili e anche eventualmente la cattura".
Sostanzialmente non comparso nei radar, l'orso negli ultimi mesi aveva fatto molto parlare di sé. Numerosi gli avvistamenti nei centri abitati ma anche di incontri ravvicinati: "La comunità chiede sicurezza. C'è rabbia anche perché l'orso, nonostante i tentativi fatti dai forestali di allontanarlo dal centro abitato, non ne vuole sapere", dichiarava qualche tempo fa a Il Dolomiti Giacomo Redolfi, il sindaco di Mezzana si era unito alla preoccupazione del primo cittadino di Dimaro Folgarida nel commentare alcuni episodi (QUI I DETTAGLI).
Il primo era avvenuto nella mattina del 14 ottobre lungo la statale alla fine del paese di Mezzana: "Un'auto che stava percorrendo la strada – spiegava Redolfi – si è trovata davanti l'orso e lo ha investito. Purtroppo il mezzo ha subito grossi danni ma è riuscito a proseguire". L'orso, invece, era scappato. La mattina del giorno precedente, ancora, "una coppia aveva avuto un incontro ravvicinato con il plantigrado mentre si trovavano in ciclabile".
Dopo gli avvistamenti, M90 era stato catturato sul territorio comunale di Dimaro, tra il 14 e il 15 settembre, perché, come spiegava la Provincia aveva fatto ''registrare danni nei pressi degli abitati". La sua presenza era stata segnalata anche tramite video e foto (Qui articolo). "L'animale - aggiungeva la Pat al momento della cattura - un giovane maschio in attesa di identificazione genetica, è stato radiocollarato". Allora l'orso era privo di sigla e quindi gli era ''stata attribuita la denominazione di M90''.
A pochi mesi di distanza, il plantigrado era tornato alla ribalta. Nella giornata di domenica 28 gennaio aveva seguito una coppia di escursionisti lungo una strada forestale nel comune di Mezzana. "I ragazzi hanno iniziato a indietreggiare lentamente e hanno fatto anche rumore ma il plantigrado li ha seguiti per centinaia di metri", aveva spiegato il sindaco Giacomo Redolfi. "L'esemplare si è allontanato e dileguato nel bosco quando sono arrivate altre persone a bordo delle moto in soccorso dei giovani". Nella giornata di martedì 6 febbraio l'epilogo con l'uccisione dell'esemplare.

















