Comunali Rovereto, Dorigotti (Officina comune): “La nostra idea di città? Mobilità sostenibile e Ztl, valorizzare connessioni cultura-commercio. Serve tavolo con UniTn”
Il Dolomiti ha inviato una serie di domande ai cinque candidati sindaco per la Città della quercia in vista delle comunali del 26 maggio. Ecco l'idea di Rovereto di Michele Dorigotti, candidato sindaco per Officina Comune

ROVERETO. Dalla Valdastico, alla viabilità in città, dalle sfide del commercio al turismo e all'Università: sono molti i temi centrali che nei prossimi cinque anni si dovranno affrontare a Rovereto e, in vista delle comunali del 26 maggio, il Dolomiti ha inviato una serie di domande ai cinque candidati sindaco per la Città della Quercia. Ecco l'idea di Rovereto di Michele Dorigotti, candidato sindaco per Officina Comune.
1) A livello provinciale, tra le progettualità più importanti sulle quali si sta ragionando due potrebbero impattare direttamente sul territorio roveretano: il prolungamento dell'A31 Valdastico, con eventuale uscita a Rovereto Sud, e la realizzazione dell'impianto (termovalorizzatore) per la chiusura del ciclo dei rifiuti in Trentino. Qual è la sua opinione su queste due grandi ipotesi progettuali?
Pensiamo che il prolungamento dell’autostrada A31 non sia utile per il Trentino né dal punto di vista ambientale, né da quello economico. L’impatto ambientale di una tale opera sarebbe devastante per la valle di Terragnolo, produrrebbe maggiore inquinamento dell’aria (perché ci sarebbe un aumento del traffico su questa arteria senza una significativa riduzione sull’autostrada A22) e comporta seri rischi per la sorgente di Rovereto, che alimenta un acquedotto che serve non solo a Rovereto (questo solo per citare alcuni pericoli ambientali). Dal punto di vista economico non serve all’economia trentina, né tantomeno a quella roveretana. Noi pensiamo che Rovereto, ma anche il Trentino, debba puntare su una industria innovativa e tecnologica, che privilegi le attività economiche correlate con la tutela dell’ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici (green economy) e con i temi del benessere e della qualità della vita, promuovendo modelli di economia circolare. Per questo tipo di economia più che nuove strade serve sviluppare infrastrutture tecnologiche e digitali, che aiutino un tessuto economico di questo tipo a svilupparsi. L’ipotesi di costruzione di un inceneritore (non termovalorizzatore, perché bisogna chiamare le cose con il loro nome) è una delle opzioni tecniche sul tavolo per la chiusura del ciclo dei rifiuti in Trentino. È un’opzione da valutare attentamente. Innanzitutto, anche se le tecnologie sono molto migliorate, si è da considerare l’impatto ambientale, perché comunque aumenterebbero le emissioni di CO2 sul territorio. Dal punto di vista tecnico-economico possiamo confrontarci con l’impianto di Bolzano, che ha una capacità di 130.000 Tn anno, ma oggi ne lavora circa 90.000 Tn (di cui circa 10.000 provenienti dalla Provincia di Trento). È comunque considerato un impianto piccolo costato circa 180 milioni di euro con una vita utile di 30 anni. In Trentino la capacità di conferimento sarebbe di circa 60/65 mila Tn di rifiuti annue e questa soluzione sarebbe ancora più diseconomica e non sarebbe giustificata. Certamente siamo contrari alla costruzione di un impianto di maggiori dimensioni con la prospettiva di diventare un hub di incenerimento di rifiuti provenienti da altre regioni. Per intenderci, siamo contrari al modello bresciano che ha un grande impianto di incenerimento e di produzione di energia, ma che per farlo reggere economicamente importa rifiuti da tutta Italia. Per la chiusura del ciclo dei rifiuti pensiamo piuttosto sia utile adottare un approccio realistico e misto, puntando sull’aumento della raccolta differenziata, sulla riduzione dei rifiuti, sul riutilizzo dei rifiuti come materie prime secondarie e, per la parte residua, sulla razionalizzazione delle discariche provinciali che, utilizzando tecnologie esistenti (in parole povere “svuotamento”) potrebbero aumentare la loro capacità del 30%. Certamente è un tema complesso che non può ridursi alla scelta “inceneritore sì, inceneritore no”.
2) Quali sono le sfide per il commercio in città nei prossimi anni? Quali le prime iniziative da mettere in campo per sostenere e rilanciare il settore?
Il piccolo commercio a Rovereto è certamente in difficoltà. Le cause di questa crisi sono sia strutturali del settore che peculiari della realtà roveretana. In particolare, a Rovereto rileviamo ad esempio: la creazione in via del Garda di un ampio “parco commerciale” legato alla Grande Distribuzione Organizzata; le difficoltà nel ricambio generazionale per gli esercizi commerciali più consolidati; l’incremento degli affitti negli spazi commerciali del centro città; la conflittualità “latente” tra commercianti e Amministrazione comunale sulla chiusura al traffico di alcune zone del centro. Certamente la presenza di esercizi commerciali medio-piccoli è una risorsa per la Città. Sono realtà imprenditoriali che generano ricchezza che rimane e viene distribuita nel territorio, sono presidi sociali di comunità e di legalità, di relazioni, sono espressione di un territorio, della sua cultura e dei suoi saperi. La chiusura di esercizi commerciali non è solo un problema economico, ma anche sociale e contribuisce alla cosiddetta “desertificazione del centro storico”.
Pensiamo che, in generale, gli esercizi commerciali del centro possono trarre vantaggio dalle azioni di riqualificazione urbanistica e di “rivitalizzazione” del centro cittadino, nonché dallo sviluppo economico della Città, con particolare riferimento al Turismo. Pensiamo sia importante valorizzare maggiormente le connessioni tra la Rovereto culturale e la Rovereto commerciale. Il MART e gli altri Musei cittadini attirano molti visitatori, così come le iniziative ed eventi sportivi, ricreativi e culturali, ma oggi con ricadute poco significative. Non dimentichiamo anche che molte attività commerciali sono situate anche fuori dai centri e che necessitano di altrettanta attenzione. È opportuno lavorare sul tema delle competenze imprenditoriali, indirizzando gli interventi sia a favore di nuovi imprenditori ed imprenditrici, sia per favorire il passaggio generazionale, anche attivando specifici percorsi formativi in collaborazione con le rappresentanze di categoria. Infine, come per altri settori, è necessario lavorare per rafforzare la conoscenza e la fiducia tra commercianti e cittadini, in modo da sviluppare consapevolezza verso un progetto trasformativo della città del quale tutti possono trarre benessere e benefici.
3) Uno dei grandi temi in città è quello della viabilità: dalle discussioni in merito alla Ztl in centro alla divisione sull'asse nord-sud rappresentata dalla Statale 12 (con le note code e rallentamenti al traffico in particolare alle ore di punta), quali sono le priorità da mettere in campo in città? Come lavorare per risolvere le criticità? Il processo di pedonalizzazione del centro deve essere ampliato?
Del problema della viabilità cittadina si parla almeno dagli anni 90 a Rovereto. Questo è anche un indice del fatto che il tema è complesso e non ci sono soluzioni semplici, da attuare con un colpo di “bacchetta magica”. Prima di tutto osservo oggi un piano della viabilità cittadina, frutto di numerosi studi e valutazioni che affronta anche il tema della “tangenziale”. In questo Piano sono previste una serie di opere di sistemazione complessiva della viabilità cittadina e della mobilità in generale. Ad esempio, la costruzione del polo intermodale presso la stazione ferroviaria, del quale i lavori per il sottopasso di piazzale Orsi (che tanto fa dannare i cittadini) ne rappresenta una parte. Certamente il Piano va aggiornato, anche alla luce delle novità intervenute (es.: ipotesi interramento della ferrovia). Proponiamo in questo senso un percorso partecipato con la città, da avviare tra le prime azioni della nostra futura amministrazione. A nostro avviso, il tema della viabilità cittadina va visto nella sua interezza, considerando sia la viabilità nord-sud, sia quella est-ovest. In questo contesto la tangenziale potrà essere probabilmente necessaria, ma come e dove farla potrà essere valutato solo in questo contesto più ampio. È da valutare anche quale sarà l’evoluzione del traffico cittadino nei prossimi anni. Noi spingiamo per una strategia urbanistica e di mobilità sostenibile capace di integrare lo sviluppo urbanistico-territoriale con il miglioramento della qualità della vita urbana. In tema di viabilità siamo per lo sviluppo di un sistema portante di mobilità sostenibile, che dia priorità alla sicurezza e alla possibilità di spostamento agile per persone a piedi e in bicicletta rispetto alle auto, adeguando e rinforzando la rete ciclopedonale esistente e favorendo l’interscambio treno-autobus-bicicletta e per un sistema di mobilità integrato gomma-ferro a livello intercomunale e territoriale. Siamo per ridurre la circolazione della auto private prevedendo parcheggi di attestamento fuori dal centro, con accesso al centro tramite mezzo pubblico o piste ciclo-pedonali sicure e ben connesse. È un modello che si sta diffondendo in tutta Europa e che sta iniziando a seguire anche Trento. Una politica di mobilità incentrata sull’intermodalità, volta a favorire soprattutto gli spostamenti a piedi, in bicicletta e con il trasporto pubblico locale, può risultare decisiva per incrementare la vivibilità urbana sotto diversi profili, migliorando la qualità ambientale e l’uso degli spazi destinati alla circolazione e alla sosta dei veicoli privati. In questo contesto, come in quello della vivibilità urbana, si inquadra anche la nostra posizione nei confronti delle ZTL. Siamo per l’ampliamento delle ZTL, non solo in centro città, ma anche nelle zone periferiche. Però le ZTL devono avere “un senso”, devono effettivamente esse utilizzate come spazi di socialità e di coesione sociale. Chiudere una strada e vederla sempre deserta, questo no, questo non ha senso.
4) Diversi cittadini lamentano una perdita di 'vitalità' in città, Rovereto ha bisogno di una spinta per rilanciare la sua attrattività, anche nei confronti dei giovani? Come intervenire in questo contesto (anche dal punto turistico e dell'offerta di eventi)?
Questo è un altro aspetto per noi centrale, che attraversa trasversalmente tutti i temi che abbiamo trattato e le proposte che abbiamo formulato nel nostro programma elettorale. Noi pensiamo che una città vivibile è una città che mette al centro il benessere delle persone, con più verde, con più panchine, ricca di ambienti naturali attraenti e capace di adattarsi ai cambiamenti climatici, con strade e piazze belle, curate e pulite, con la possibilità di muoversi a piedi e in bicicletta in modo sicuro, con servizi diffusi su tutto il territorio, anche in periferia, con un sistema di trasporti pubblici efficiente, diffuso e cadenzato nei tempi, con una viabilità che rispetta le esigenze del traffico privato senza esserne condizionata. Una città che rispetta e facilità il movimento delle persone più fragili, come le persone con disabilità, gli anziani, i bambini, che rispetta e integra le differenze e che si prende cura di tutti e tutte. Una città che investe negli spazi di gioco e nelle infrastrutture sportive, favorendo l’attività motoria di tutti e che presta attenzione anche agli sport minori, compresi quelli maggiormente praticati dalla popolazione di origine straniera. Una città che utilizza gli spazi pubblici per dare forma a laboratori culturali e artistici, luoghi di aggregazione accessibili a tutti e tutte, che vedano collaborare commercianti, ristoratori, associazioni e residenti. Una città vivibile e vivace diventa una città attrattiva per chi ci abita e per chi ci lavora o studia, ma anche per turisti e visitatori. Una città che non solo aumenta il benessere di chi lo abita e la frequenta, ma contribuisce anche a garantire la sicurezza di tutti, in particolare delle donne. Perché una città sicura per le donne è una città sicura per tutte e tutti.
5) L'offerta universitaria roveretana, negli ultimi anni, sta crescendo: è necessario lavorare per rendere sempre più competitiva, da questo punto di vista, la Città della quercia? Quali le priorità da seguire?
Avere un’Università non significa di per sé essere una città universitaria. La presenza di studenti e docenti a Rovereto è cresciuta negli anni, ma non mancano le criticità. Anzitutto quelle legate alla carenza di spazi per la didattica e al problema degli alloggi per studenti. La mancanza di soluzioni abitative accessibili ha, in particolare, conseguenze pesanti sull’attrattività di Rovereto come città universitaria e sulla possibilità di riattivare il tessuto sociale e culturale cittadino grazie alla presenza di studenti. Se la presenza dell’Università in città è considerata, a ragione, un importante volano di sviluppo per la comunità, sono necessarie azioni capaci di favorirne e accompagnarne il radicamento, intervenendo sugli elementi di maggiore criticità e contribuendo a pianificare, con gli Atenei coinvolti e con la Provincia, il futuro universitario di Rovereto. Alcune nostre proposte:
● Aprire un Tavolo con l’Università di Trento per sviluppare alcune tipologie di Dipartimenti legati alla filiera produttiva green e ai settori di ricerca correlati, facendo in modo che l’Università e i Centri di ricerca diventino volani per lo sviluppo e aumentando gli investimenti in campus con servizi per studenti, docenti e ricercatori.
● Stipulare intese ed accordi con l’Università di Trento per intensificare i rapporti tra Ateneo e Città, promuovendo iniziative per favorire l’interazione tra città, personale docente e popolazione studentesca.
● Collegare la visione dello sviluppo urbanistico della città alle esigenze e potenzialità future di Università e Centri di ricerca e innovazione.
● Dare priorità al problema degli alloggi per studenti (studentato) e per le persone che lavorano in Università (docenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo), con politiche abitative specifiche
● Concertare con le Università soluzioni adeguate a far fronte al problema degli spazi per la didattica.
● Investire sull’attrattività della città per studenti fuori sede.
● Incentivare la conoscenza da parte degli studenti e studentesse delle opportunità offerte dalla città.
● Intensificare la rete pubblica del trasporto locale per favorire la presenza di studenti in città e la loro possibilità di viverla.












