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Dal Comune parte una diffida alla Provincia per l'accoglienza di minori e madri. Pedrotti: "La competenza è di piazza Dante, ma i costi sono tutti a carico nostro. Adesso basta"

Negli ultimi due anni, per sopperire alle "mancanze" provinciali, il comune di Trento ha prosciugato il Fondo di Solidarietà per coprire i costi legati all'alloggio di nuclei familiari con minori in alberghi e strutture ricettive. "Si parla di 150mila euro: abbiamo inviato almeno sette lettere senza ottenere risposta e io stesso ho incontrato per due volte la Provincia ma di fronte a noi c'è un muro di gomma"

Di D.L. - 20 maggio 2024 - 20:07

TRENTO. Il Comune di Trento diffida la Provincia di Trento. Una sorta di "Kramer contro Kramer" in salsa trentina.

 

La missiva partirà nelle prossime ore (o forse è già stata inviata) perché, dopo lettere su lettere inviate senza mai ottenere risposta e incontri che non hanno portato a nulla di concreto, la misura in via Belenzani è ritenuta colma. E, soprattutto, sono finiti i soldi.

 

L'oggetto della diffida è l'accoglienza e l'alloggio dei nuclei familiari di migranti con minori, la cui competenza sarebbe di carattere provinciale ma che, negli ultimi anni, è stata espletata in toto dal Comune di Trento, che ha dovuto gestire la questione e, soprattutto, accollarsi interamente le spese.

 

Tanto che il Fondo di Solidarietà (del quale, tra l'altro, fa parte anche la Provincia) si è esaurito.

 

"Stiamo parlando di 150mila euro spesi negli ultimi due anni - spiega l'assessore comunale al welfare di comunità Alberto Pedrotti - che non hanno potuto essere utilizzati per altri interventi. La questione è semplice: stiamo parlando di nuclei familiari con minori che, senza l'accoglienza, sarebbero costretti a dormire in strada. Impensabile, abominevole, ma di questo dovrebbe farsi carico la provincia. Abbiamo inviato almeno 7 lettere e, personalmente, ho incontrato per due volte l'assessore provinciale Tonina. Le missive sono rimaste inevase e i colloqui, di fatto, si sono rivelati inutili, perché ad oggi non abbiamo avuto alcuna risposta. E così era stato anche con l'assessora Segnana nella precedente legislatura. Se la Provincia non vuole più accogliere i bambini con le madri, che si assuma pubblicamente e per iscritto la propria responsabilità e lo dica, ma non accettiamo più di essere "rimbalzati" continuamente. Questa situazione va avanti ormai da anni e non è più sostenibile".

 

Dunque si è arrivati alla diffida formale: il Comune di Trento informerà la Provincia che, a partire dalla data d'invio, tutte le spese sostenute saranno rendicontate e dovranno essere sostenute da piazza Dante.

 

"Assolutamente sì - prosegue Pedrotti - e non si dica che il Comune non ha fatto in toto la propria parte o che qualcuno provi a dipingerci come i "cattivi". Semplicemente chiediamo il rispetto delle competenze e, tra l'altro, nelle lettere inviate, abbiamo formulato diverse proposte di collaborazione. Niente: di fronte abbiamo trovato un muro di gomma e così non si può più andare avanti. Da ora in poi ogni centesimo speso per interventi di questo tipo sarà richiesto alla Provincia".

 

Di fatto i soldi sono stati spesi per alloggiare i nuclei familiari in alberghi o altre strutture ricettive.

 

"Esattamente: in questo momento ne abbiamo in carico 15, per un totale di circa 50 persone. La media è di 30 - 33 l'anno. Uno di questi nuclei è alloggiato addirittura da marzo 2022, perché rientrare nei successivi percorsi, che la Provincia, tra l'altro, ha di fatto "dimezzato", è oltremodo complicato. Dunque i tempi sono assolutamente dilatati e questo rappresenta un enorme costo per le casse comunali, che non sono più in grado di sostenerlo. Mi rendo conto che il nostro sia un gesto estremamente "forte", ma non possiamo più andare avanti così. Stiamo parlando di minori, vogliamo veramente che si ritrovino a dormire in strada nel 2024 nel civilissimo Trentino?".

 

In poche parole: la Provincia deve assumersi le proprie responsabilità o dire apertamente che non intende accogliere i nuclei familiari di migranti perché il Comune di Trento non intende più accollarsi tutti gli oneri per la gestione della questione.

 

"Per quanto ci riguarda - conclude Pedrotti - non si tratta né di slogan, di populismo o altro. Si tratta semplicemente di ristabilire l'ordine delle cose secondo quelle che sono le competenze. A Bolzano, dove i nuclei sono in numero maggiore, le spese sono a carico della Provincia che le sostiene e discorso "finito". Ribadisco: se la Giunta Provinciale non intende farsi carico della situazione lo dica pubblicamente, lo metta nero su bianco, ce lo comunichi e si assuma tutte le responsabilità politiche e sociali del caso. Non è pensabile che il carico amministrativo ed economico sia a carico solamente dei cittadini del Comune di Trento, che già negli ultimi tre anni, ha fatto da "cuscinetto". Siamo sempre stati pronti a collaborare, l'abbiamo dimostrato, l'abbiamo fatto perché non è pensabile abbandonare queste persone al loro destino, ma adesso basta. Che ognuno faccia quanto di propria competenza".

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