Scialpinismo messo in regola? Zeni: "Mi sono scontrato con ogni Giunta. Si potrebbero 'vincolare' i contributi agli impianti e normare la disciplina"
L'ex assessore Luca Zeni: "Ci sono aspetti giuridici delicati, soprattutto sotto il profilo della responsabilità. Ma proprio per questo non è sufficiente lasciare in capo ai singoli gestori la scelta se tollerare la risalita in alcune aree e in alcuni orari, magari per poi chiudere tutto al primo incidente"

TRENTO. Mettere gli impiantisti alle strette, quantomeno "vincolare" le risorse destinate dall'ente pubblico alle destinazioni sciistiche per regolamentare meglio lo scialpinismo in Trentino. La disciplina è in forte ascesa e il debutto alle Olimpiadi stimolerà ulteriormente il segmento. E per questo si avverte la necessità di regolamentare l'accesso alle piste. Un tema sul quale si è interessato negli anni anche l'ex assessore e avvocato Luca Zeni, salvo poi "scontrarsi" con le Giunte, di qualsiasi colore politico.
"Il movimento non è più elitario o pionieristico, oggi i numeri sono diversi e sembra arrivato il tempo di strutturare qualcosa a livello di sistema", queste le parole dell'ex assessore Luca Zeni. "Siamo ancora in balia degli eventi con molte incertezze per tutti. E' necessario regolamentare lo scialpinismo".
Un tema affrontato e delineato già nel 2012 dall'esponente del Partito Democratico ma da allora poco o nulla si è mosso. "Tutto si è fermato con qualsiasi Giunta di qualunque politico", evidenzia Zeni. "Non si è riusciti a trovare una formula trentina e le destinazioni si organizzano spontaneamente ma appare necessario compiere un passo in più".
Disciplina in ascesa, e per questo debutterà proprio in Italia alle Olimpiadi, la normativa sostanzialmente vieta la risalita delle piste. E anche il Trentino non sembra trovare sbocchi. Anche se si volesse far leva sull'autonomia e sulla capacità gestionale, effettivamente i margini di manovra per la Provincia appaiono particolarmente ridotti sul punto e ben si può comprendere la prudenza di piazza Dante nel compiere forzature o passi troppo lunghi.
Attualmente la risalita delle piste con gli sci ai piedi è 'normalmente vietata' e le risalite possono essere ammesse solo previa autorizzazione del gestore dell'area sciabile attrezzata. Non è esclusa la possibilità, in futuro, di aprire agli scialpinisti l'accesso al demanio sciabile. Una non chiusura a questa ipotesi c'è da Dolomiti Superski (Qui articolo), ragionamenti possono essere avviati anche per Anef, con gli impiantisti però che non nascondono come si tratterebbe di una "rivoluzione" (Qui articolo). Il tema è delicato e non viene negato da Zeni, forte anche delle competenze dettate dalla professione di avvocato e dall'esperienza, anche governativa, in piazza Dante.
"Certamente ci sono aspetti giuridici delicati, soprattutto sotto il profilo della responsabilità. Ma proprio per questo non è sufficiente lasciare in capo ai singoli gestori la scelta se tollerare la risalita in alcune aree e in alcuni orari, magari per poi chiudere tutto al primo incidente", prosegue Zeni. "La legge provinciale prevede che la Giunta, con regolamento, disciplini le modalità della risalita. Sarebbero sufficienti, naturalmente dove possibile, un paio di piste, senza dimenticare che si possono sfruttare sentieri o percorsi forestali. Non è da escludere anche un'apertura anticipata o posticipata di alcuni tracciati".
Nonostante sia un'economia importante per il territorio ma matura, l'industria delle neve riceve legittimamente grandi attenzioni dall'ente pubblico e "per questo può condizionare l'accesso alle risorse in cambio di un progetto sulla disciplina", prosegue l'ex assessore del Partito Democratico. "La politica dovrebbe subentrare nelle concessioni e nei contribuiti. Ci sono gli strumenti per incentivare e per sviluppare un approccio più coordinato e di sistema perché in generale dovrebbe esserci l'interesse a ricavare delle zone protette".
Il campione trentino Federico Nicolini ha spiegato a il Dolomiti che sarebbe disposto a pagare anche uno skipass (Qui articolo). "Qualcuno preferirebbe continuare a praticare lo scialpinismo in ambiente, ma tantissimi sarebbero interessati a pagare in cambio di un servizio e di una maggiore flessibilità".
A muoversi in ottica olimpica la zona di Bormio in Lombardia con l'idea Skimopark, ma dalla piana del Gaver parzialmente riconvertita a Montespluga, il primo avamposto d'Europa completamente dedicato agli scialpinisti, ci sono esempi di destinazioni che puntano su un turismo alternativo. Ogni destinazione in Trentino Alto Adige, per quanto lo sci alpino sia prevalente, propone eventi e manifestazioni nel corso della stagione invernale.
"Lo scialpinismo potrebbe caratterizzare alcune stazioni, diventare un veicolo di promozione turistica molto forte", dice Zeni. "I raduni inoltre accolgono centinaia di partecipanti tra atleti top e semplici appassionati. Spesso poi gli impianti sono gestori o proprietari dei rifugi, ma oltre alla ragione economica, ci sono le motivazioni sociali come l'aggregazione, il volontariato e l'associazionismo. Ci sono ormai vari aspetti da considerare nell'opportunità di sbloccare la situazione".
Non da ultimo le Olimpiadi. Inevitabilmente darà ulteriore impulso a questo sport in crescita da anni. "E' un paradosso che proprio in Italia, nazione del debutto di questa disciplina, ancora non si sia riusciti a modificare la legge. E il Trentino può avere ottime chance di medaglie. E' urgente affrontare questo controsenso e intervenire per farsi trovare pronti e non dover rincorrere gli eventi", conclude Zeni.


















