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Bolzano
11 gennaio | 05:01

Debutterà alle Olimpiadi ma è ancora vietato, in Alto Adige si lavora a sviluppare lo scialpinismo e si inizia dagli autobus: "I Giochi? Pensiamo alle piste per gli atleti"

Il colosso della neve, Dolomiti Superski, non chiude allo scialpinismo sulle piste ma il lavoro è ancora molto, soprattutto sul superamento della legge: "Il trend viene monitorato e si valuta l'aumento dei numeri per capire meglio la portata di questo movimento". E sulla crisi climatica: "Le montagne non diventeranno il deserto del Sahara dall'oggi al domani"

TRENTO. Un'apertura sullo scialpinismo ma il punto fermo è la revisione della legge che in sostanza vieta la pratica sulle piste e demanda la materia alla "sensibilità" delle stazioni sciistiche. Ma le destinazioni chiedono tutele, definire un perimetro di responsabilità e regole chiare per poi fare la propria parte. Da lì passa la predisposizione di un prodotto e dei servizi  E intanto c'è una riflessione con orizzonte le Olimpiadi: banalmente la preparazione dei tracciati per gli atleti e capire la portata dell'eredità che potrà lasciare in termini di visibilità l'evento a Cinque cerchi. Il colosso delle nevi, Dolomiti Superski, è concentrato sulla stagione, partita bene (Qui articolo) ma ragiona sul domani, anche sull'adattamento alla crisi climatica.

 

"Oggi gli accessi degli scialpinisti sulle piste durante alcune serate sono lasciate alla sensibilità e alla libertà dei comprensori". A dirlo Marco Pappalardo, direttore marketing di Dolomiti Superski. "C'è un'apertura a cogliere eventuali opportunità, però prima è necessario chiarire il quadro delle norme per definire un sistema di gestione e di responsabilità. Solo così si può parlare di sviluppare questo settore".

 

Il mondo dello sci cambia velocemente e anche le attività che vengono promosse in quota. I lockdown e le restrizioni messe in campo per contrastare l'epidemia Covid sono alle spalle ma quell'emergenza, unita alla crisi climatica, ha accelerato alcune transizioni nei business model delle società impianti. Si guarda moltissimo all'estate (con l'inizio e la coda della stagione più lunghi) e si assecondano con più convinzione alcune motivazioni di vacanza o di qualche ora sulle montagne dei clienti.

 

E' così che, in diverse zone tanto in Trentino quanto in Alto Adige, prende sempre più piede la possibilità di divertirsi con lo scialpinismo, magari in un ambiente reso ancora più spettacolare dalle discese in notturna. Ormai quasi tutte le destinazioni, prima o dopo nell'arco della stagione, prevedono un evento di scialpinismo sulle piste di un comprensorio e la fruizione viene "tollerata" durante le aperture serali di una stazione sciistica.

 

In Alto Adige si è compiuto un ulteriore passo in avanti e nelle scorse settimane la Provincia di Bolzano ha lanciato un'iniziativa che prevede l'organizzazione di corse dedicate in pullman per gli scialpinisti per raggiungere le piste dopo gli orari di chiusura (Qui articolo).

 

"L'attività dello scialpinismo - prosegue Pappalardo - viene consentita in diverse aree sciistiche in determinati orari e giornate, molte società impianti sono proprietarie e gestori di rifugi in quota, quindi c'è comunque un ritorno economico sul territorio. Seppur non ci siano chiusure a priori e c'è la libertà individuale delle singole stazioni, non c'è ancora un piano di sistema nel affrontare questo argomento".

 

Il tema dello scialpinismo è molto delicato, un controsenso praticamente italiano. Da un lato le esigenze dell'agonismo. La disciplina debutterà alle Olimpiadi 2026, quelle di Milano Cortina (con Trentino e Alto Adige) e l'Italia è pronta a schierare atleti di primissimo piano con ambizioni di medaglie. "Questo è un tema - evidenzia il direttore marketing di Dolomiti Superski - perché gli atleti si allenano su pista, poi perché le discipline olimpiche sono speed e staffetta, attività che richiedono velocità. Solo la battitura dei tracciati garantisce agilità di movimento e di performance richiesto dai Giochi a cinque cerchi".

 

Dall'altro lato ci sono le esigenze di un segmento più ampio, il livello amatoriale. Un mercato in crescita ma, sulle piste, sostanzialmente vietato. "E' certamente un settore in evoluzione - dice Pappalardo - durante il periodo Covid c'è stato un boom perché gli impianti chiusi non hanno fermato la voglia di neve, di outdoor e di montagna. I flussi sono un po' rientrati con moltissima parte degli sciatori che sono ritornati a prediligere lo sci alpino. Però il trend viene monitorato e si valuta l'aumento dei numeri per capire meglio la portata di questo movimento". 

 

Si entra anche nell'approccio allo scialpinismo, una filosofia. Lo skialper che non vuole sentire parlare (ancora meglio non vedere) gli impianti. Il fuoripista richiede, spesso, quote elevate, conoscenza, preparazione e formazione. Una pratica consentita con l'obbligo di dotarsi di Artva, sonda e pala per agevolare i soccorsi in caso di valanghe

 

La risalita delle piste con le pelli dei comprensori, attività leggermente più abbordabile per la battitura delle aree, è invece normalmente vietata. E' qui che subentra il discorso della responsabilità, le società impianti possono prevedere delle autorizzazioni sull'area sciabile attrezzata ma la prudenza è massima perché poi incombenze (e i problemi) ricadono sui gestori che in questa cornice giuridica non si sentono sufficientemente tutelati.

 

"Gli approfondimenti e i ragionamenti possono partire solo in presenza di un quadro di regole più preciso che non lasci sole le società impianti. Questi aspetti riguardano la sicurezza dei gestori di un comprensorio ma anche degli skialper stessi. Solo con un chiarimento in questo senso, si può avviare una riflessione di sistema". 

 

Nell'epoca della crisi climatica, se la neve è poca per le piste (e le stazioni sciistiche sfruttano l'innevamento programmato), diventa pochissima fuoripista e questo potrebbe accelerare un futuro sui tracciati dei comprensori.

 

"Ci adattiamo e affrontiamo la crisi climatica - commenta il direttore marketing di Dolomiti Superski - ma le montagne non diventeranno il deserto del Sahara dall'oggi al domani. Inoltre aumentano i fenomeni estremi, più in estate che in inverno, con l'alternarsi di precipitazioni intense a periodi secchi che affrontiamo con attenzione e regole. I sistemi di innevamento programmato vengono azionati con determinate condizioni per rispettare l'ambiente. Siamo consapevoli che siamo chiamati a grande sensibilità e non neghiamo nulla ma non possiamo abbandonare un'attività strategica per il territorio sulla base di modelli con davanti ancora anni".

 

L'Anef non ha nascosto che l'introduzione in maniera stabile dello scialpinismo sulle piste sarebbe una rivoluzione perché richiederebbe, quantomeno, una nuova definizione di limiti e orari, una gestione dei controlli e un cambio di filosofia dell'offerta con un mix di discesa e di salita (Qui articolo).

 

"La revisione della legge è il punto di partenza ma non basta questo per sbloccare definitivamente la pratica all'interno di un comprensorio. E' necessario costruire un prodotto, sviluppare i servizi e lavorare sull'offerta di qualità. Ma le destinazioni sono consapevoli che ci possono essere opportunità e vantaggi per le società e per gli sportivi, però è fondamentale preparare le attività nell'alveo di regole chiare, che non ci sono ancora oggi", conclude Pappalardo.

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