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Il futuro dello scialpinismo (che debutterà alle Olimpiadi) sulle piste? Failoni: "La normativa va rivista e ragioniamo su spazi per la risalita con eventuale skipass"

Se il futuro dello scialpinismo fosse sulle piste? L'assessore Roberto Failoni: "Ragioniamo sulla revisione della normativa. E' imprescindibile un accordo con la società impianti". Il presidente della Federsci, Tiziano Mellarini: "Ci sono società molto valide e atleti di alto livello. Una disciplina che interessa i giovani"

Di Luca Andreazza - 11 febbraio 2024 - 05:01

TRENTO. "Ragioniamo sulla revisione della normativa". Queste le parole dell'assessore Roberto Failoni. La Provincia non esclude di "aprire" allo scialpinismo. Sembra esserci l'intenzione, ma ci vorrà tempo. Innanzitutto c'è da portare a termine la stagione invernale in corso, poi è ritenuta una conditio sine qua non è un confronto con gli impiantisti. Sono, infatti, le società a fune a dover prima di tutto credere nel prodotto. "Un accordo è imprescindibile".

 

Praticare questa disciplina in ambiente non è un problema ma ci sono diversi accorgimenti da rispettare (obbligatorio avere l'Artva, la pala e la sonda per agevolare i soccorsi in caso di valanghe o incidenti). A questo si aggiunge una questione legata all'accessibilità, alla capacità individuale, alla conoscenza e alla preparazione della quota.

 

Diverso invece il discorso dei demani sciabili, le società a fune soffrono nella preparazione dei tracciati a causa di inverni avari di neve e caratterizzati da temperature elevate, ma hanno comunque la forza di aprire gli impianti con l'innevamento artificiale. Prima dell'inizio della stagione sciistica i parcheggi sul Tonale e in val Rendena sono pieni come a Natale ma per l'afflusso degli scialpinisti. E, anche per questa dinamica, se il futuro dello scialpinismo fosse sulle piste?

 

"La disciplina è in crescita e molti gestori si organizzano con determinati giorni e orari", dice Tiziano Mellarini, presidente della Federsci del Trentino. "E' uno sport che interessa molto i giovani e nel quale il Trentino dispone di società, come il Brenta Team, molto validi e di atleti di spicco e di primissimo piano".

 

Un mercato, quello dello scialpinismo, in evoluzione e in crescita ma la legge "normalmente" vieta la risalita delle piste. Le destinazioni organizzano eventi e manifestazioni di skialp ma poi finisce lì o quasi.Questo sport è uscito dalla dimensione elitaria per diventare più conosciuto e il movimento inizia a manifestare, con più urgenza, la necessità di spazi. "E' da anni che chiediamo un ragionamento di sistema per trovare una soluzione", le parole a il Dolomiti di Rino Pedergnanapresidente dello Sci club Brenta Team e referente della Fisi trentina per il settore dello scialpinismo (Qui articolo).

 

E il debutto alle Olimpiadi, organizzate a Milano e Cortina con Provincia di Trento e quella di Bolzano, stimolerà ulteriormente il segmento. Le gare sono finite a Bormio ma il Trentino ha provato a giocarsi le sue carte. "Rispettiamo le decisioni del Comitato olimpico - continua Mellarini - ma non nascondiamo che ci sarebbero state location migliori, penso che Campiglio, Tonale e Ponte di Legno avrebbero meritato soddisfazione". 

 

La materia è complessa e caratterizzata da diverse contraddizioni. Ma qualcosa si inizia a muovere. Una rivoluzione per l'industria della neve con gli impiantisti che sarebbero tra i primi protagonisti di un'evoluzione dettata anche dalla crisi climatica. E si comprende la cautela e la prudenza a livello provinciale.

 

A muoversi, proprio in ottica olimpica, la zona di Bormio in Lombardia con l'idea Skimopark, ma dalla piana del Gaver parzialmente riconvertita a Montespluga, il primo avamposto d'Europa completamente dedicato agli scialpinisti ci sono esempi di destinazioni che puntano su un turismo alternativo o quantomeno sulla diversificazione dell'offerta. Non sempre è possibile o ha senso ma ci si inizia a interrogare sulla predisposizione di un prodotto con relativi servizi.

 

"Lo scialpinismo è una pratica sportiva che trova nel Trentino un’ampia possibilità di svolgimento", evidenzia Failoni. "Chiaramente dobbiamo distinguere tra i percorsi fuori dai demani sciabili e quelli che ricadono invece all’interno. Se nel primo caso c’è ampia libertà di muoversi, nel secondo caso bisogna evitare che si creino conflitti con le piste nelle quali si pratica lo sci alpino".
 

Oggi le risalite possono essere ammesse solo previa autorizzazione del gestore dell'area sciabile attrezzata. Le società impianti non escludono nulla. Una non chiusura a questa ipotesi c'è da Dolomiti Superski (Qui articolo), ragionamenti possono essere avviati anche per Anef, con gli impiantisti però che non nascondono come si tratterebbe di una "rivoluzione" (Qui articolo). L'ostacolo maggiore è legato alla responsabilità. Ma regole chiare migliorano la gestione e la sicurezza, per tutti. Il campione trentino Federico Nicolini ha spiegato a il Dolomiti che sarebbe disposto a pagare anche una sorta di skipass (Qui articolo).

 

Nelle scorse settimane l'ex assessore Luca Zeni ha evidenziato che la questione è giuridicamente delicata ma che si potrebbe mettere gli impiantisti alle strette: "vincolare" le risorse destinate dall'ente pubblico alle destinazioni sciistiche per regolamentare meglio lo scialpinismo in Trentino. L'esponente del Partito Democratico aveva provato a smuovere le acque salvo poi "scontrarmi con ogni Giunta di ogni colore politico" (Qui articolo).

 

"Abbiamo in programma un aggiornamento della normativa in materia di piste e impianti a fune, stiamo anche ragionando su un articolo di legge dedicato alla pratica dello scialpinismo, come la possibilità di prevedere spazi di risalita dedicati. Ovviamente, e lo dico sin da subito, tutto ciò non potrà prescindere da un accordo con gli impiantisti, anche nei termini di un eventuale skipass", conclude Failoni.

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