"Così addio a piste blu, motoslitte per i rifugi e scialpinismo", Failoni contro i Comuni che bocciano la legge dell'assessore sugli impianti
Tensione tra il Consiglio delle Autonomie locali e la Provincia dopo che i Comuni hanno bocciato la modifica della norma sugli impianti a fune e sulle piste. L'assessore Roberto Failoni: "Non approvare questa legge rischierebbe di creare danni enormi per l’economia turistica e il movimento sportivo del Trentino: non possiamo permettercelo"

TRENTO. Tensione tra l'assessore Roberto Failoni e gli enti locali. Una polemica che ruota attorno alla modifica di legge sugli impianti a fune. Il Consiglio delle autonomie locali, seppur condividendo alcuni aspetti, ha bocciato il disegno di legge e chiede una riforma della norma. Un "No" unanime che non è stato digerito dall'esponente leghista.
Il timore dei Comuni è di perdere potere rispetto agli impiantisti nel caso venisse approvato il disegno di legge "Disciplina degli impianti a fune e delle piste da sci e modificazioni di disposizione connesse, nonché modificazioni della legge provinciale 15 marzo 1993 numero 8".
Una questione tecnica ma le amministrazioni locali sostengono che il passaggio da un sistema che si basa sulle concessioni alle autorizzazioni. Una normativa che armonizza le leggi nazionali a quelle trentine in materia piste da sci ma che allarga il raggio d'azione alla qualificazione giuridica. Una proposta di piazza Dante che trova la contrarietà del Consiglio delle Autonomie locali. Gli enti restano aperti alla discussione ma intanto c'è il semaforo rosso. Le motivazioni della bocciatura sono contenuti in un documento arrivato in assessorato.
La richiesta degli enti locali è di una riforma che li renda centrali perché il rischio, sostiene il Cal, è quello di "perdere il controllo" rispetto alle iniziative private sul territorio. Il parere contrario viene, però, a sua volta bocciato dall'assessore. "E' un ddl tecnico che ci permette di aggiornare l'attuale legge del 1987", dice Failoni. "Il 'No' dei Comuni stupisce e preoccupa. Se non viene approvata questa nuova legge saremo obbligati all'attuazione del Decreto legislativo sulla sicurezza delle piste".
Il rischio? "Le conseguenze potrebbero essere gravi: cambia la classificazione delle piste da sci trentine, molte delle nostre piste blu diventeranno rosse. Inoltre ai rifugisti sarà vietato utilizzare le motoslitte per l’approvvigionamento dei rifugi, durante e fuori orario. Salterebbe inoltre l’articolo a favore della pratica dello scialpinismo".
Ma sono le motivazioni del parere contrario del Cal "che ci lasciano più perplessi, tant’è che certe dichiarazioni hanno perfino profili di incostituzionalità. Tutto ruota sul passaggio dalla concessione di servizio pubblico al sistema dell’autorizzazione. Voglio essere chiaro: oggi è già così".
Il riferimento va alla sentenza della Corte costituzionale 103/2020. "Siamo obbligati all'attuazione di quella norma: gli impianti funiviari a uso turistico-sportivo non rientrano nella categoria delle concessioni di servizio pubblico".
Regolamentata l’attività attraverso la normativa, questi impianti sono soggetti alla sola autorizzazione per lo svolgimento di attività economica privata alla pari di qualsiasi altro esercizio commerciale. Le uniche due eccezioni di servizio pubblico? "Gli impianti a fune che sono sostitutivi di mezzi di trasporto, in Trentino si parla solo di Sardagna e Mezzocorona".
E la centralità del Comuni? "C’è già, si trova a monte sul piano di pianificazione urbanistica e poi attraverso il permesso di costruire. Non solo. Nel ddl abbiamo previsto la possibilità per i Comuni di istituire servizi di interesse economico generale a carico dei gestori di impianti a fune stabilendo gli obblighi di servizio pubblico. E' come viene fatto con i multiservizi nel commercio. Ecco che in definitiva non comprendiamo la posizione del Cal. Non approvare questa legge rischierebbe di creare danni enormi per l’economia turistica e il movimento sportivo del Trentino: non possiamo permettercelo", conclude Failoni.












