A Trento 26 candidati con zero voti (il record per due liste con 6 fermi al palo). Ecco chi sono quelli che non hanno ''convinto'' nemmeno sé stessi
Qualcuno in lista ci sarà finito, certamente, su richiesta dell'amico o conoscente a "caccia" di nomi per rendere un po' più corposo l'organico, pur non avendo la minima intenzione di candidarsi, qualcun altro ci ha provato "così per gioco", ma poi si è reso conto di non aver alcuna voglia di fare campagna elettorale, eccezion fatta per "l'inoltro" a pioggia di messaggi su whatsapp a qualsivoglia contatto in rubrica, pure a persone che vivono all'estero (è successo anche questo) ormai da anni e a cui viene rinnovato l'invito di recarsi al seggio, magari mentre si godono un meraviglioso tramonto australiano o stanno sfidando il traffico di una città mittel europea

TRENTO. "Ma perché ti candidi: non prenderai nemmeno un voto". E giù risate. Quante volte i candidati alle elezioni comunali, durante la campagna, magari mentre stavano consegnando il proprio "santino" (ancora gettonatissimo nell'era della comunicazione digitale, dei tik tok, del reels su Instagram, eccetera), si sono sentiti ripetere questa frase da parenti, amici e, magari, pure avversari politici?
Tante, tantissima, la maggior parte delle volte - quasi sicuramente - come una battuta "gettata lì" tanto per stemperare la tensione (ma quale?) prima del "fatidico" voto.
E, immaginiamo, nella stragrande maggioranza dei casi, per non risultare troppo "cattivi", subito dopo sarà arrivato il classico e rassicurante: "Dai, dai, che scherzo. Ma sì che ti voto". Aggiungendo, pure, con viva (e simulata, roba che il Var esploderebbe) partecipazione: "E glielo dico anche a Tizio, Caio, Sempronio e a due - tre parenti. Alla fine andrà bene, vedrai".
Pensando, probabilmente, nel mentre: "Eh vabbè, cosa vuoi che sia. Una bugia a fin di bene vale più di 500 verità (citazione da Aldo, Giovanni e Giacomo, tanto siamo sul comico, ndr). Tanto, poi, non se ne accorgerà mica".
E, invece, a Trento, c'è chi inevitabilmente se n'è accorto. Per forza di cose, per "cause di forza maggiore" e mettendoci anche del proprio visto che 26 dei 580 candidati che ambivano ad un posto in consiglio comunale (o forse no e sono stati messi lì per "fare numero") hanno desolatamente chiuso a quota "zero". Insomma o non si sono nemmeno "auto votati" nel segreto dell'urna o non sono andati proprio a votare.
Qualcuno in lista ci sarà finito, certamente, su richiesta dell'amico o conoscente a "caccia" di nomi per rendere un po' più corposo l'organico, pur non avendo la minima intenzione di candidarsi, qualcun altro ci ha provato "così per gioco" (anche se non dovrebbe essere: la politica è una cosa seria), ma poi si è reso conto di non aver alcuna voglia di fare campagna elettorale, eccezion fatta per "l'inoltro" a pioggia di messaggi su whatsapp a qualsivoglia contatto in rubrica, pure a persone che vivono all'estero (è successo anche questo) ormai da anni e a cui viene rinnovato l'invito di recarsi al seggio, magari mentre si godono un meraviglioso tramonto australiano o stanno sfidando il traffico di una città mittel europea.
Poi ci sono pure quelli che si sono candidati convintamente (sarebbe bello fosse per tutti così...) e, nonostante gli sforzi profusi, non sono riusciti a convincere nemmeno sé stessi. Per la serie "l'importante è partecipare" anche se, quando si parla di politica, alla fine i numeri parlano chiaro. E, ai fini dell'elezione, contano solo quelli.
Ma, dunque, chi sono le candidate e i candidati da "zero preferenze"?
Si va dai 6 di Democrazia Sovrana Popolare, Ivo Fiorenza, Francesco Antonelli, Romano Diotti, Andrea Marchesini, Elisa Papurello e Paolo Ruffato e Intesa per Ianeselli Sindaco, Kelly Ferrari, Danila Frizzi, Melody Berloffa, Paolo Libera, Patrizia Marchelli e Cornelio Tarter, ai 5 del Movimento 5 Stelle, Hernan Marcelo Vago, Alessandro Puglisi, Salvatore Parisi, Marcello Magagnato e Angelo De Fina, dai 3 di Forza Italia, Monica Marchesan, Marco Murgia e Michela Cotelli ai 2 di Rifondazione Comunista, Giuseppina Di Marco e Andrea Rigotti e di Prima Trento, Flavia Vinante e Maria Celeste Morelli, a Clelia Palazzi della Lega ed Henrik Vuksani di Sì Trento.
E, se alle battute (che allora tali non erano, ma "avvertimenti") degli amici, prima del giorno fatidico, l'aspirante consigliere di turno ha replicato: "Beh, il mio lo prendo di sicuro", allora - a quel punto - al danno si aggiunge pure la beffa. Autoinflitta e che darà origine, inevitabilmente, quanto meno a qualche presa in giro.
La domanda è: meglio auto votarsi e rischiare di prendere un voto o, a quel punto, fare la "signora" o il "signore" e chiudere a zero?












