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Trento
22 dicembre | 15:53

Dal semaforo 'mangiasoldi' alla demagogia, la lettera di Demattè a Babbo Natale: "Il sindaco non ascolta, non rimane che rivolgerci a lui"

La lettera a Babbo Natale di Daniele Demattè, consigliere comunale di Fratelli d'Italia: "Non è uno scherzo, è un atto politico. Nei primi giorni dell’anno nuovo depositerò nuove iniziative formali e chiederò ancora risposte scritte sui tanti problemi che interessano la nostra città"

TRENTO. Un governo debole con i forti e forte con i deboli, il giudizio di Daniele Demattè, consigliere comunale di Fratelli d'Italia, nei confronti di Franco Ianeselli. Un sindaco, definito sindacalista di sinistra, interessato alle opere faraoniche e ai rapporti privilegiati. Arriva la lettera a Babbo Natale. Tra le richieste anche un indicatore di tempo dei semafori 'mangiasoldi' di via Brennero".

 

Una lettera "non per infantilismo, ma perché chi governa Trento sembra sentire solo ciò che conviene alla propria agenda". Nel mirino il "il disinteresse per le fragilità familiari, nella tassazione indiretta diffusa, nei parcheggi, nei balzelli 'tecnici' e nelle scelte giustificate con parole come green, sostenibilità, modernità. Parole, spesso demagogia. Costi scaricati sui cittadini, senza reale possibilità di confronto".

 

E allora arriva la lettera perché "il sindaco non ascolta e allora non rimane che rivolgerci a Babbo Natale". C'è anche una puntualizzazione

 

"Non è uno scherzo, è un atto politico", aggiunge Demattè. "Nei primi giorni dell’anno nuovo depositerò nuove iniziative formali e chiederò ancora risposte scritte sui tanti problemi che interessano la nostra città".

 

LA LETTERA DI DANIELE DEMATTE' - CONSIGLIERE COMUNALE DI FRATELLI D'ITALIA

Premessa politica

Viviamo in una democrazia regolata. Regolata talmente tanto che spesso i veri desideri dei cittadini non trovano più spazio nei canali ordinari del confronto istituzionale.

C’è però un momento particolare dell’anno, ovvero quando si è approvato il bilancio e si sono definiti i progetti futuri e le “visioni” di chi amministra il Comune.

E' una finestra politica, una finestra in cui si potrebbe ascoltare. Ma quando l’ascolto dei cittadini non arriva, resta l’ironia.

E allora oggi mi sento di scrivere una lettera a Babbo Natale.

Non per infantilismo, ma perché chi governa Trento sembra sentire solo ciò che conviene alla propria agenda.

 

Il contesto: Trento oggi

Il sindaco Franco Ianeselli, sindacalista della sinistra, in questi mesi è apparso più appassionato alle opere faraoniche e ai rapporti privilegiati con alcune imprese piuttosto che alle piccole cose quotidiane che pesano davvero sulla vita dei cittadini.

E' un modo di governare che conosciamo bene: debole con i forti, forte con i deboli.

Lo vediamo nel disinteresse per le fragilità familiari, nella tassazione indiretta diffusa, nei parcheggi, nei balzelli “tecnici” e nelle scelte giustificate con parole come green, sostenibilità, modernità. Parole, spesso demagogia. Costi scaricati sui cittadini, senza reale possibilità di confronto.

 

E allora ecco la mia lettera a Babbo Natale (sindaco permettendo)

Perché se il sindaco non ascolta, non ci rimane che rivolgerci a Babbo Natale.

Con due richieste semplici, due richieste di civiltà, due richieste di giustizia.

 

Caro Babbo Natale,

la mia prima richiesta riguarda i bambini e la famiglia.

Ti chiedo che i bambini del bosco e tutti i bambini vittime di un business che ruota attorno agli allontanamenti, possano tornare a casa.

Ti chiedo che la famiglia torni a essere ciò che è sempre stata, ovvero un presidio culturale, un luogo educativo imprescindibile e il primo spazio di crescita e tutela.

Ti chiedo che lo Stato faccia un passo indietro, riducendo un’intromissione nella vita familiare che oggi è diventata invasiva, burocratica e spesso disumana.

E pensa che questa è una cosa che è rimasta clamorosamente assente persino negli auguri istituzionali del sindaco. È una dimenticanza che non posso accettare.

 

La mia seconda richiesta, riguarda i semafori “mangiasoldi” di via Brennero.

Caro Babbo Natale, ti chiedo di portare al Comune di Trento una cosa molto semplice, gli indicatori di tempo residuo nei semafori di via Brennero.

Perché devi sapere che quei semafori non nascono come progetto di sicurezza, nascono come progetto per fare cassa.

Oggi, il verde diventa rosso in 2–3 secondi, è spesso impossibile fermarsi in sicurezza e il cittadino viene multato senza reale possibilità di difesa.

Un indicatore di tempo aiuta l’automobilista, rende trasparente la dinamica e consente anche a chi valuta le immagini di capire se il passaggio era realmente con il rosso.

Senza indicatori non è sicurezza stradale, è fiscalità mascherata.

 

Chiusura – L’impegno per l’inizio dell’anno

Questa lettera a Babbo Natale non è uno scherzo, è un atto politico.

Nei primi giorni dell’anno nuovo depositerò nuove iniziative formali e chiederò ancora risposte scritte sui tanti problemi che interessano la nostra città.

Perché le piccole cose contano.

Perché la famiglia conta.

Perché la giustizia quotidiana vale più di mille opere faraoniche.

 

E se il sindaco non ascolta…

magari Babbo Natale sì.

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