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Trento
02 settembre | 06:00

Dall'Alpe Cimbra alla val Rendena, fusioni possibili? Le Autonomie locali nicchiano: "Ci sono altre potenzialità. L'obiettivo è avere Comuni forti"

Fusioni sì o no? Il presidente del Consiglio delle autonomie locali e sindaco di Pinzolo, Michele Cereghini:  "C'è un ragionamento per sviluppare modelli organizzativi integrati in grado di migliorare le collaborazione e le sinergie, tanto come Cal quanto come Comunità di valle per dare forza e più centralità all'impianto pubblico"

TRENTO. "Eventualmente il processo deve partire dal basso". A dirlo Michele Cereghini, presidente del Consiglio delle Autonomie e sindaco di Pinzolo. "Necessaria la volontà delle amministrazioni ma è fondamentale soprattutto quella dei residenti".

 

A inizio anno è saltato il percorso di un'unione tra Massimeno e Giustino in val Rendena. Ma per rimanere nelle immediate vicinanze, "distinguere" tra i due paesi appena nominati, Pinzolo e Carisolo potrebbe essere complicato se non fosse per i cartelli di inizio e fine centro abitato. Non è decollato il discorso di un Comune dell'Alpe Cimbra, ipotesi lanciata ormai l'anno scorso dal sindaco di Folgaria mentre Luserna (280 abitanti circa) è ancora commissariata.

 

Trascorsa la stagione delle fusioni tra Comuni, restano realtà amministrative (molto) piccole e ancora possibili aggregazioni da esplorare. Certo, non sempre è possibile per localizzazione o per motivi vari ma il tema ritorna ciclicamente sul tavolo.

 

"Non c'è una chiusura ma le scelte non devono essere imposte dall'alto", aggiunge Cereghini. "Il coinvolgimento della popolazione è più che necessaria, la convinzione dei residenti è strategica, altrimenti l'organizzazione non regge. Attualmente non percepisco l'avvio di percorsi, di dialoghi e di confronti a livello del Trentino per arrivare a nuove fusioni".

 

In alcuni casi i vantaggi possono essere un maggiore peso specifico - politico e amministrativo - all'interno del territorio, anche a livello provinciale, così come la riduzione dei costi di gestione e di imposte, la possibilità di aver più facilità nel raggiungere incentivi e contributi, un'ottimizzazione dei servizi. 

 

Nel caso dell'Alpe Cimbra (Folgaria, Lavarone e Luserna) molte funzioni verrebbero ulteriormente centralizzate perché i confini del Comune andrebbe a coincidere con quella della Comunità di valle, quest'ultimo ente sarebbe quindi superato e cancellato. "Una stima molto semplice - aveva spiegato Rech - è quella per esempio del risparmio sulle indennità politiche che, con un Comune unico sull’Altipiano, sarebbero ridotte di 1 milione di euro per ogni mandato amministrativo di cinque anni".

 

Risorse e Comuni più grandi, quindi più strutturati che potrebbero proporre posti di lavoro più attrattivi e fronteggiare - in parte - la carenza di personale. "Ma non è l'unica soluzione o possibilità", dice Cereghini. "C'è un ragionamento per sviluppare modelli organizzativi integrati in grado di migliorare le collaborazione e le sinergie, tanto come Cal quanto come Comunità di valle per dare forza e più centralità all'impianto pubblico".

 

Anche se le fusioni funzionano, difficile in alcuni casi far digerire questa prospettiva, complesse le gestioni associati e le Unioni. L'idea del Consiglio delle Autonomie locali è orientato a servizi trasversali. Le iniziative avviate negli ultimi anni sembrano essersi rivelate efficaci. Più di 80 Comuni hanno aderito al servizio degli appalti. Circa 120 quelli che si rivolgono al Cal per il servizio cedolini paghe e 160 per quello privacy.

 

"Ci sono anche possibilità e potenzialità per garantire la competitività delle amministrazioni, anche sul fronte di una migliore gestione del carico e del peso delle responsabilità. L'obiettivo di questi 5 anni è rafforzare i modelli organizzativi, mettere i Comuni nelle migliori condizioni e renderli più forti", conclude Cereghini.

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