Ianeselli: "Non è un mandato forte per la bassa affluenza?". Nei voti diretti tiene con oltre 2 mila preferenze dirette e fa meglio di Andreatta
L'affluenza è stata piuttosto bassa, innegabile. Ma il dato viene piegato per mettere in dubbio la forza della vittoria. La replica del rieletto sindaco Franco Ianeselli: " La questione riguarda tutti. Se invece si preferisce svalutare il responso dei seggi elettorali, allora si finisce per svilire il voto stesso, che è il cuore della vita democratica"

TRENTO. L'affluenza (anche) alle ultime elezioni comunali è stata tutt'altro che indimenticabile e questo resta motivo di riflessione per tutte le forze politiche (così come per gli elettori) sulla partecipazione alla vita democratica. Un dato che viene utilizzato per mettere in dubbio la "legittimità" di un risultato, per abbassare in un certo senso l'affermazione del candidato uscito vincitore da una chiamata elettorale. In questo caso Franco Ianeselli, rieletto alla guida della città.
E da qui l'intervento del primo cittadino, ora alle prese con la composizione della sua nuova Giunta comunale. "Dopo il voto di domenica c’è qualche consigliere comunale d’opposizione che va ripetendo a destra e a manca un ragionamento un po’ capzioso", dice Ianeselli. "Mentre si esulta, del tutto legittimamente, per le performance di questo o quel candidato che andrà a sedersi nei banchi della minoranza, si sostiene che il sindaco, a causa della bassa affluenza, non avrebbe un mandato forte da parte dei cittadini. Il fatto che abbia più che doppiato i voti della principale avversaria pare poco importante: il che mi pare una grave mancanza di rispetto per la scelta di 27.202 elettori, il 54,65% dei votanti".
Un altro dato è che il gradimento del sindaco appare comunque piuttosto consolidato. La coalizione di centrosinistra ha nettamente vinto le elezioni, con distacco molto ampio e primo turno. Inoltre Ianeselli da solo ha raccolto più di 2 mila voti, 2.169 per la precisione le preferenze dirette.
Un dato che si avvicina alla prima vittoria, 2.719 di cinque anni fa e più alto rispetto al 2015 quando Alessandro Andreatta vinse le elezioni con 26.446 voti (53,7%) e 1.356 preferenze dirette.
C’è anche un altro aspetto "degno di nota, forse ancora più avvilente e pericoloso", aggiunge Ianeselli. "Premesso che l’astensionismo è una ferita per tutti, destra, centro e sinistra, ribadito che la data vacanziera scelta per il voto era la meno opportuna, credo che questi argomenti siano un po’ auto consolatori e soprattutto delegittimanti, non tanto nei confronti del sindaco di turno, ma delle istituzioni democratiche. Non mi sarei mai sognato di contestare la presidente del Consiglio Meloni, da cui sono lontano anni luce, che ha ottenuto il 44% dei consensi in una tornata elettorale in cui l’affluenza è stata del 63% (il che significa che l’hanno votata circa il 28% degli italiani). Allo stesso modo penso che il presidente Fugatti abbia avuto un’investitura piena anche se, considerando i voti e l’affluenza, è stato scelto da meno del 30% dei trentini".
Riportare i cittadini alle urne "è tra gli obiettivi di questa consiliatura. Spero che lo condividano anche i candidati dell’opposizione, perché la questione riguarda tutti. Se invece si preferisce svalutare il responso dei seggi elettorali, allora si finisce per svilire il voto stesso, che è il cuore della vita democratica. Con conseguenze che potrebbero essere irreparabili", conclude Ianeselli.












