"Lo stadio deve restare in via Sanseverino. E si pensi agli interventi sui campi "minori". Il Comune? Deve tornare ad essere protagonista e non farsi imporre ogni scelta"
Da sempre il consigliere provinciale di Campobase Roberto Stanchina, ex vice sindaco del capoluogo, sostiene che lo stadio non vada spostato. "Ad oggi possiamo dire che non avremo né uno stadio né un centro d'allenamento consono alle minime regole per una squadra professionistica. Rischiamo, ragionando su di un'unica area, di avere "di tutto un po'", ma nulla di funzionale e adeguato". E sul ruolo del Comune? "Trento deve tornare ad essere la città capoluogo, un riferimento per il territorio e non può, continuamente, vedersi imposte le decisioni dalla Provincia praticamente in tutte le zone di competenza"

TRENTO. Quello che sorgerà a San Vincenzo non sarà un vero e proprio stadio.
Alla luce della presentazione del progetto, è più opportuno parlare di "centro sportivo di alto livello", visto che a Trento Sud sorgeranno quattro campi regolamentari (uno dei quali sarà dedicato al rugby) e uno di questi sarà dotato di una tribuna da 1.500 posti, a cui potranno - successivamente - essere "aggiunte" altre due tribune da 2mila posti cadauna, per una capienza totale (potenziale) di 5.500 spettatori.
Chi si è sempre battuto e continua a sostenere che lo stadio "Briamasco" andrebbe lasciato lì dove si trova da oltre un secolo e che bisognerebbe abbatterlo e ricostruirlo nel medesimo punto, così da creare un "polo sportivo" ai margini del centro - considerato che in Destra Adige sorgerà il nuovo meraviglioso palazzetto dello sport da 50 - 60 milioni di euro con capienza 6mila posti -, provocando un sicuro indotto sulla città e dando anche la possibilità di riqualificare via Sanseverino, è il consigliere provinciale di Campobase Roberto Stanchina, ex vice sindaco del capoluogo, totalmente contrario allo spostamento dello stadio nell'area San Vincenzo.
"Da quello che si può capire dal rendering - commenta Stanchina -, che è tale e va sempre con le "pinze", da quello che è stato descritto, ad oggi possiamo dire che non avremo né uno stadio né un centro d'allenamento consono alle minime regole per una squadra professionistica. Rischiamo, ragionando su di un'unica area, di avere "di tutto un po'", ma nulla di funzionale e adeguato. Allora, perché non ragionare sulle priorità? Ad oggi per il Trento Calcio è vitale avere un centro di allenamento che non può essere dimensionato come quello presentato, ma deve avere almeno altri due campi regolamentari e uno di dimensioni "minori". I numeri delle società professionistiche parlano chiaro e poi la struttura sarebbe fruibile, sempre per gli allenamenti serali, dunque senza sovrapposizioni, anche da tante altre realtà dilettantistiche della città. In questa chiarezza meglio lavorare sul centro d'allenamento a San Vincenzo e ragionare sul futuro del "Briamasco" che, con i recenti lavori, è adeguato a quanto richiesto e ha ritrovato una propria dignità".
Dunque, Stanchina non ha cambiato minimamente idea riguardo lo stadio.
"San Siro verrà abbattuto e ricostruito nello stesso posto - spiega -, la Juventus ha costruito il proprio stadio in città, il Barcellona - in attesa della ristrutturazione - si è spostato. Il Barcellona, sottolineo. Perché, dunque, non pensare al rifacimento totale del "Briamasco" lasciandolo lì dove è, costruendo uno stadio nuovo di zecca, moderno, un "gioiello" sullo stile del "Druso" a Bolzano. In Alto Adige hanno fatto la scelta perfetta, perché non ispirarsi a quanto hanno saputo fare a cinquanta chilometri di distanza. L'impianto è bellissimo, sempre pieno, assolutamente funzionale: perché non prendere spunto?".
L'assenza del presidente del Trento Calcio Mauro Giacca alla presentazione delle opere (Trentino Volley era rappresentata dal presidente Bruno Da Re e per Aquila Basket c'era l'amministratore delegato Andrea Nardelli) è stata notata da tutti. Un silenzio che, per certi versi, può essere definito "assordante".
Da anni il massimo dirigente gialloblù, che nei lavori di riqualificazione del "Briamasco" ha investito anche risorse societarie oltre agli interventi operati negli anni di Provincia e Comune -, spingeva affinché il nuovo stadio sorgesse nell'area San Vincenzo.
La sua idea è sempre stata quella di un impianto moderno, da almeno 10mila posti, con all'interno anche attività commerciali e d'intrattenimento oltre, ovviamente, agli uffici del club. E, in passato, si era anche parlato della realizzazione di una foresteria.
Ebbene, nulla di questo accadrà: il Trento continuerà a giocare in via Sanseverino e, in futuro, si vedrà. E, intanto, ci sono società dilettantistiche che lamentano problemi ai rispettivi impianti. La domanda che si pone Stanchina è: ci saranno le risorse per apportare le migliorie richieste oppure queste saranno convogliate interamente sulle grandi opere?
"Io non comprendo - prosegue il consigliere provinciale di Campobase - come sia possibile che, riguardo ad un'opera di tale importanza, lo stadio, non vengano studiati un piano "A", un piano "B" e un piano "C" e poi si decida quale sia il migliore. Qui, invece, si è sempre andati in una sola e unica direzione. E, allo stesso tempo, trovo incredibile come si pensi esclusivamente alle opere d'eccellenza, le cosiddette "grandi opere", senza prima sistemare i lavori che riguardano gli impianti "minori", utilizzati dalle società dilettantistiche. Gli interventi da effettuare sarebbero tantissimi, dalla muffa negli spogliatoi, alla necessità d'intaso per i campi in erba sintetica, a società di altre discipline, non sto parlando di calcio, costrette ad allenarsi in "capannoni" privati per la mancanza di spazi. Anche per migliorare l'attività di queste realtà, che rappresentano la vera e propria "base", servirebbero investimenti importanti. La risposta è sempre la medesima: non ci sono soldi. Ma per realizzare le grandi opere sì".
C'è poi anche il riferimento politico a quanto accaduto durante la conferenza stampa, cioè il "siparietto" che ha visto protagonista l'assessora provinciale Francesca Gerosa (a cui il Governatore ha tolto la delega allo sport pochi mesi fa), presentata dal presidente Fugatti "come l'assessora di riferimento sulla città", a cui lei ha risposto con ironia (ma non troppa) "sappiamo che il presidente fa sorprese con le deleghe, ma in realtà mi ha presentata così perché sono l'unica della giunta che vive in città" e il sindaco che ha sorriso (anche in questo caso, non con troppa ironia), commentando: "Nuova delega? Non lo sapevo"?
"Ritengo sia stato uno scambio di "battutine" - conclude Stanchina - decisamente fuori luogo, considerate la serietà del contesto e l'importanza degli argomenti trattati. E poi, visti i rapporti tra l'amministrazione provinciale e quella comunale, mi viene da dire che non sia stato fatto un gran lavoro. E, a tal proposito, basta dire che, siccome la Provincia è guidata dal centro destra e il Comune dal centro sinistra, è normale che le interazioni siano "complicate": non accade mica solamente in Trentino, ma è solamente qui che non ci si parla e le cose vengano imposte dall'alto. Trento deve tornare ad essere la città capoluogo, un riferimento per il territorio e non può, continuamente, vedersi imposte le decisioni dalla Provincia praticamente in tutte le zone di competenza. Il ragionamento è, ovviamente, alla luce dei recenti accadimenti".












