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| 13 ott 2025 | 18:32

Tre morti in tre domeniche, Brambilla: ''La caccia è anacronistica, crudele e pericolosa. L'età media dei cacciatori è più di 60 anni. Servono più controlli, a tutela di tutti''

In quattro domeniche di via alla caccia si segnalano già tre morti (nelle ultime tre) e Brambilla aggiunge che ''anche questo fine settimana finisce nel lutto: ucciso nel bosco di Faedis, in provincia di Udine, un cacciatore 70enne, colpito da un compagno''

di Redazione

ROMA. ''Che la caccia fosse anacronistica, crudele e pericolosa si sapeva, ma forse è arrivato il momento di intensificare i controlli su chi la pratica e rivalutare i rischi per tutti, a maggior ragione, per chi frequenta pacificamente boschi e campagne o ha sfortuna di trovarsi in un’area “occupata” dalle doppiette''. Così la parlamentare del centrodestra Michela Vittoria Brambilla, già ministra per il turismo del quarto governo Berlusconi e da sempre impegnata in prima linea nella tutela dell'ambiente e degli animali, interviene dopo che anche in questo fine settimana si è registrato un decesso a causa della caccia. In quattro domeniche di via alla caccia si segnalano già tre morti (nelle ultime tre) e Brambilla aggiunge che ''anche questo fine settimana finisce nel lutto: ucciso nel bosco di Faedis, in provincia di Udine, un cacciatore 70enne, colpito da un compagno''.

 

Il primo incidente della stagione si è verificato domenica 21 settembre tra i boschi sopra Cuneo nella zona di Carrù. A perdere la vita un 46enne impegnato in una battuta di caccia al cinghiale colpito dal rimbalzo di un proiettile esploso da un compagno. Poi domenica 5 ottobre è venuto a mancare un 82enne a Locana in provincia di Torino anche questi ucciso dal fuoco amico di un compagno di caccia. Infine l'incidente di ieri a Faedis, in provincia di Udine, dove un cacciatore 70enne è morto colpito da un colpo partito dall'arma di un compagno. A questi, poi, andrebbero aggiunte le decine di persone ferite in un modo o nell'altro durante l'attività venatoria tra incidenti con i fucili e cadute di vario tipo. 

 

''Oltre ai danni per la biodiversità e dell’ambiente - dichiara Brambilla - che a mio avviso basterebbero per fermare la caccia, c’è anche da chiedersi, e dovrebbero chiederselo innanzitutto le autorità di pubblica sicurezza, se chi pretende di maneggiare le potenti armi per uso civile oggi sul mercato sia davvero in grado di farlo, abbia le conoscenze necessarie e i riflessi a posto. Interrogativo quanto mai pertinente se si considera che buona parte dei circa 500mila cacciatori superstiti, dopo “l’età d’oro” degli anni Ottanta, ha ben più di sessant’anni. In uno Stato giustamente attento ad evitare la circolazione di massa delle armi, stile Usa, il lassismo verso i cacciatori è sorprendente. O forse si spiega con la solita resilienza di una lobby sempre meno rappresentativa, sempre più ostinata e troppo protetta''.

 

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