Cittadinanza a Mussolini, il sindaco: "Via il prima possibile. Nulla di onorevole nel fascismo". Demarchi (Patt): "A sinistra antifascismo quando conviene"
"Siamo tutti d'accordo che la cittadinanza a Mussolini vada revocata - replica il sindaco - ma per quanto riguarda le "lezioni" da parte del consigliere Demarchi, beh no grazie. L'antifascismo si fa tutti i giorni e lo scorso 25 aprile, alle celebrazioni ufficiali per la Festa della Liberazione, non rammento la presenza di altri candidati sindaco in piazza. Ricordo altresì a Demarchi che fa parte di un partito che, a livello provinciale, è alleato con forze che, al proprio interno, hanno qualche "nostalgico" del Ventennio"

TRENTO. "Di onorevole e onorario nel fascismo non c'è nulla. Stiamo parlando della dittatura che ha portato l'Italia nell'abisso, nel punto più basso della propria storia. La cittadinanza che gli venne concessa nel 1924, nel periodo in cui Mussolini cercava legittimazione in tutto il Paese anche in questo modo, come hanno ben ricostruito i consiglieri Serra e Filosi, verrà revocata nel più breve tempo possibile. E il discorso verrà esteso, ovviamente, anche agli altri gerarchi o appartenenti al partito fascista che sono stati insigniti di un riconoscimento così importante da parte della nostra città".
Il sindaco Franco Ianeselli si è già mosso. La revoca della cittadinanza a Benito Mussolini, che acquisì tale onorificenza nel 1924, come ha raccontato nei giorni scorsi Il Dolomiti (Qui articolo), verrà rimossa nel più breve tempo possibile.
"Non so ancora dire se, tecnicamente, avverrà dopo la presentazione della mozione dei due consiglieri che la stavano preparando - prosegue il primo cittadino del capoluogo - o in altro modo, ma ovviamente procederemo in tal senso. E così sarà anche per chi è riconducibile al Partito Fascista: prendiamo atto delle decisioni che sono state assunte in passato, ma tali titoli non sono compatibili con lo spirito antifascista di Trento, che manifestiamo ogni giorno, difendendo la democrazia con scelte ben precise".
Insomma vicenda finita? No, perché il consigliere comunale Andrea Demarchi, che a maggio si presentò alle elezioni comunali come candidato sindaco del Patt (ed è stato l'unico eletto delle Stelle Alpine, che conseguirono un risultato estremamente deludente), sulla vicenda, e più in generale sull'antifascismo, attacca quella che definisce "la sinistra".
Ha presentato subito una domanda d'attualità per chiedere se verrà revocata entro la fine del 2026 (avverrà certamente prima) e si chiede come mai la sinistra sia al governo a Trento da trent'anni "ma non abbia mai affrontato l'oscuro passato del Ventennio".
"Un tema che sembrava sepolto negli archivi della storia locale è tornato al centro del dibattito pubblico: la cittadinanza onoraria concessa dalla città di Trento a Benito Mussolini e mai formalmente revocata - scrive Demarchi in una nota ufficiale -. Recentemente un quotidiano online locale (un appunto consigliere Demarchi: Il Dolomiti, che lei non ha citato, ha visibilità e un pubblico nazionale, ndr) ha riportato l'attenzione sull'argomento, innescando una reazione immediata soprattutto da parte della sinistra cittadina e provinciale, da sempre in prima linea nelle manifestazioni antifasciste. A tal proposito ho presentato subito una domanda d'attualità dove chiedo se la giunta comunale abbia l'intenzione di revocarla entro l'anno perché incompatibile con i valori democratici e antifascisti sanciti dalla Costituzione e a mio parere un atto dovuto in memoria di tutte le vittime innocenti della nostra Heimat e non solo".
Poi Demarchi affonda il colpo, parlando di "antifascismo a fasi alterne, che si risveglia solo quanto il tema diventa mediaticamente spendibile". Tirando in ballo anche la vice sindaca e assessora Bozzarelli riguardo la rimozione delle simbologie fasciste (nella fattispecie si parla di quadri e lampadari, per i quali è necessario anche un "passaggio" con la Sovrintendenza) e affermando che la stessa "aveva espresso parecchi dubbi quasi non volesse affrontare il tema".
"Alla luce delle recenti dichiarazioni della sinistra - prosegue Demarchi - mi chiedo dov'era in questi ultimi trent'anni? Visto che essa stessa governava e governa la città. Perché il tema non è stato affrontato? Già nel mese di dicembre, ben prima che il caso tornasse alle cronache e diventasse oggetto di dibattito mediatico, ho depositato in Consiglio comunale due ordini del giorno che andavano esattamente in questa direzione. In essi proponevo la rimozione delle simbologie riconducibili al cosiddetto "ventennio" ancora presenti in città e all'interno di Palazzo Thun, luogo di espressione democratica. Anche in questo caso per decenni nessuno ha affrontato il tema, addirittura l'assessora Bozzarelli durante un colloquio informale riguardante gli ordini del giorno aveva espresso parecchi dubbi quasi non volesse affrontare il tema, a differenza del sindaco, devo ammettere, il quale mi aveva mostrato apertura e dialogo. Il rischio, percepito da una parte della cittadinanza, è che l'antifascismo venga evocato, soprattutto dalla sinistra, più come parola d'ordine che come pratica coerente e continuativa. Un antifascismo "a fasi alterne", che si risveglia solo quando il tema diventa mediaticamente spendibile. Ricordo poi che a Trento e in tutto il territorio trentino - tirolese vi è una ferita aperta, cioè le gravi ingiustizie subite dalla popolazione locale nel periodo successivo alla Prima guerra mondiale e durante il regime fascista. L'italianizzazione forzata fu un vero e proprio tentativo di cancellazione culturale della nostra Heimat. Nomi di luoghi cambiati, lingua tedesca estromessa dalla vita pubblica, la parola Tirol bandita assieme ad altre, tradizioni e legami storico con il mondo germanico ed nordeuropeo repressi in nome di un'identità imposta dall'alto. Un passato che meriterebbe di essere ricordato e discusso con la stessa intensità con cui oggi si chiede, giustamente, di prendere le distanze dal fascismo".
Insomma, l'ex candidato sindaco del Patt attacca la vice sindaca e, più in generale, la sinistra, buttandola in politica (anche se poi, di fondo, tutti sono favorevoli a cancellare prima possibile la cittadinanza onoraria di Mussolini).
A stretto giro di posta arriva la replica del primo cittadino che non accetta "lezioni di antifascismo da chi fa parte di una partito che, in Provincia, è alleato con una forza che al proprio interno ha qualche nostalgico".
"Ecco, siamo tutti d'accordo che la cittadinanza a Mussolini vada revocata - conclude Ianeselli - ma per quanto riguarda le "lezioni" da parte del consigliere Demarchi, beh no grazie. L'antifascismo si fa tutti i giorni e lo scorso 25 aprile, alle celebrazioni ufficiali per la Festa della Liberazione, non rammento la presenza di altri candidati sindaco in piazza. Ricordo altresì a Demarchi che fa parte di un partito che, a livello provinciale, è alleato con forze che, al proprio interno, hanno qualche "nostalgico" del Ventennio. La stessa energia che utilizza per criticare quella che lui definisce genericamente "la sinistra", parlando di "antifascismo a fasi alterne", con riferimento alla maggioranza di Palazzo Thun, la cui natura "antifascista" credo non possa essere messa minimamente in discussione da nessuno, potrebbe utilizzarla per commentare, ad esempio, le uscite del generale Vannacci, esponente della Lega, altra forza di governo della Provincia, che più volte nei suoi interventi ha evocato la X Mas".












