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| 16 febbraio | 13:22

"La Pedemontana Veneta è il bancomat dei concessionari: 54 milioni di euro sborsati dalla regione per coprire il flop dei pedaggi. E' questa l'autonomia?"

"Non si può spacciare per ‘modello Veneto’ un sistema che ci lega a un canone di disponibilità che nel 2025 toccherà i 165 milioni di euro e che peserà sulle prossime generazioni per i prossimi 33 anni, sino al 2059. L’idea della holding autostradale appare sempre più come un tentativo di creare una 'scatola magica', per diluire queste perdite, usando i pedaggi delle altre autostrade per nascondere il peso di una scommessa persa" tuona il capogruppo del Pd Giovanni Manildo

VENEZIA. La Superstrada Pedemontana Veneta è una holding autostradale o una "scatola dei debiti"?

 

Sono parole durissime quelle utilizzate da Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale Veneto, che chiede di vedere i "numeri", preannuncia un accesso agli atti e chiede che venga convocata una seduta straordinaria per discutere di un argomento "caldissimo" e di un'opera che pesa tantissimo sulle tasche dei veneti.

 

"I numeri della Pedemontana non mentono - tuona l'ex candidato presidente del centro sinistra -: 54 milioni di euro pubblici bruciati per coprire il flop dei pedaggi, mentre i privati incassano interessi milionari. È un sistema che ci indebita fino al 2059 e su cui vogliamo vederci chiaro, oltre la propaganda. Per questo ho depositato un formale accesso agli atti: esigiamo di conoscere ogni clausola che ha trasformato la Regione nel bancomat dei concessionari. Non bastano i proclami, serve trasparenza immediata davanti ai cittadini, motivo per cui condivido con forza la richiesta di un Consiglio straordinario dove Presidente e Assessori rispondano di questa situazione inaccettabile. Autonomia non è pagare canoni per trent'anni, ma garantire che le risorse collettive non finiscano in un pozzo senza fondo che ipoteca il futuro dei servizi dei veneti e delle prossime generazioni".

 

Ecco, poi, l'analisi entrando nei dettagli: era previsto il transito di 27mila veicoli al giorno, ma al momento il passaggio è di poco superiore ai 17mila mezzi quotidiani.

 

"Mentre la Giunta regionale continua a sventolare il vessillo dell'autonomia come la panacea di tutti i mali - scrive il capogruppo del Pd a Palazzo Ferri Fini -, i cittadini veneto scoprono l'unica, certissima sovranità rimasta loro: quella di pagare i debiti altrui sino al 2059. I numeri sono ostinati e, nel nostro caso, decisamente amari. Il bilancio regionale deve farsi carico di un esborso di 54 milioni di euro per coprire i mancati ricavi da pedaggi: 45 milioni prelevati direttamente dalle casse regionali e 9 milioni dagli utili di CAV. È un paradosso squisitamente veneto, utilizziamo le risorse pubbliche per tappare i buchi di un progetto che, a fronte di una previsione di 27mila veicoli al giorno, ne vede scorrere poco più di 17 mila. Si sta avverando, riga dopo riga, quanto la Corte dei conti aveva già profilato anni fa, mettendo in guardia sulla sostenibilità di un'opera il cui rischio è stato interamente scaricato sul pubblico".

 

Ecco, allora, che il centro sinistra accusa: "ma quale autonomia, questo è un vero e proprio mutuo sulle spalle dei veneti a beneficio dei concessionari, i cui guadagni risultato considerevoli". E nel 2025 il canone di disponibilità toccherà i 165 milioni di euro.

 

"E' palese, lo sbilanciamento tra il sacrificio collettivo e i profitti dei soci. È quasi ammirevole la capacità di questo contratto di proteggere il privato - prosegue l'esponente Dem -. La società concessionaria mostra un margine operativo lordo Ebitda, di 113,5 milioni di euro, pari a oltre il 75% dei ricavi. Eppure, il bilancio chiude in perdita a causa degli oneri finanziari: interessi che remunerano i soci finanziatori con un tasso del 9% annuo, per un valore di 21 milioni di euro nel solo 2024. In breve: mentre la Regione stenta, il business finanziario dei privati resta blindato. Non si può spacciare per ‘modello Veneto’ un sistema che ci lega a un canone di disponibilità che nel 2025 toccherà i 165 milioni di euro e che peserà sulle prossime generazioni per i prossimi 33 anni. L’idea della holding autostradale - con Manildo che punta il dito sulla gestione futura e sulla tanto citata autonomia - appare sempre più come un tentativo di creare una 'scatola magica', per diluire queste perdite, usando i pedaggi delle altre autostrade per nascondere il peso di una scommessa persa. Se questa è l'autonomia che ci aspetta, ovvero la libertà di pagare i canoni a un concessionario privato fino al 2059, allora c’è poco da festeggiare. Questa non è autonomia, è un mutuo trentennale a tasso variabile sulle spalle dei veneti. Per fare piena luce su queste proiezioni, e sulle clausole che rendono la Regione un 'bancomat' per i concessionari, il gruppo del Partito Democratico presenterà un formale accesso agli atti. La propaganda ha le gambe corte, specialmente quando corre su un’autostrada che costa milioni anche quando è vuota".

 

E la volontà di creare un polo autostradale del Nord Est come paventato dal neo presidente Alberto Stefani e dal ministro delle infrastrutture e trasporti Matteo Salvini?

 

“Il piano per la creazione di un polo autostradale integrato nella macroregione, caldeggiato dal Matteo Salvini e Alberto Stefani - conclude Manildo -, sembra un tentativo di mascherare un’emergenza finanziaria senza precedenti. L'operazione non punta all'efficienza, ma a reperire risorse per colmare il disavanzo strutturale della Superstrada Pedemontana Veneta (SPV), che rischia di trasformarsi in un'ipoteca perenne sulle casse regionali. È necessario un intervento strutturale che vada oltre il semplice rimpasto societario: è indispensabile una revisione radicale degli accordi contrattuali. Il percorso verso il gestore unico è inoltre minato da complessità legali e resistenze industriali. I colossi privati come il gruppo spagnolo Abertis, che controllano segmenti strategici dell'A4, non appaiono intenzionati a cedere le proprie concessioni senza indennizzi miliardari. A ciò si aggiungono le incongruenze tecniche legate alla natura della Pedemontana, che essendo classificata come superstrada e non come autostrada, presenta ostacoli normativi per un'integrazione immediata nello statuto di CAV. Siamo di fronte a un drenaggio di fondi pubblici travestito da riforma. La priorità resta fermare un sistema che ha visto il canone di disponibilità salire a 165 milioni di euro nel 2025, imponendo un sacrificio economico insostenibile alle prossime generazioni".

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