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Archiviata dal giudice la denuncia di Roberto De Laurentis a Franco Ianeselli. Gli aveva detto 'quaquaraquà', ma è "diritto di critica"

Il segretario della Cgil si è difeso dicendo che "l'utilizzo della parola 'quaquaraquà' descrive una persona che non mantiene le promesse". E si riferiva al ritiro della firma del presidente degli Artigiani dal contratto dei metalmeccanici. Il Gip: "Legittima manifestazione del pensiero" 

Di Donatello Baldo - 23 May 2017 - 08:34

TRENTO. Roberto De Laurentis, che nell'ottobre scorso era ancora alla guida dell'Associazione Artigiani, l'aveva detto chiaro e tondo: "Ti denuncio". E così è stato: a Franco Ianeselli, segretario della Cgil del Trentino, è arrivata una querela per diffamazione. 

 

Ianeselli, dopo che De Laurentis aveva unilateralmente ritirato la firma da un accordo sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici trentini, aveva scritto su Facebook queste inequivocabili parole: "Gli artigiani trentini sono normalmente persone serie ma il loro presidente è un quaquaraquà". Parole pesanti, che hanno fatto infuriare l'ex presidente dell'Associazione Artigiani.

 

Franco Ianeselli, assistito dall'avvocato Giovanni Guarini dello studio Canestrini, si è difeso dicendo che "l'utilizzo della parola 'quaquaraquà' è chiaramente significativo di una propensione di una parola non seguita dai fatti". E nella memoria difensiva si riporta la definizione del termine come da vocabolario, "di persona scarsamente affidabile".

 

Come dire: De Laurentis mette la firma, tutti ci si dà la mano e si brinda pure per essere riusciti a rinnovare il contratto dei metalmeccanici ma poi ritira la firma e rende carta straccia tutto il lavoro fatto. Un comportamento, per il sindacalista, di chi non ha saputo mantenere la parola data.

 

Ma la difesa si soprattutto spinta a dimostrare che non c'è alcuna diffamazione perché questa considerazione dev'essere letta nel contesto della critica sindacale. "Il diritto di critica sindacale è garantito dall'articolo 51 del Codice penale, dall'articolo 21 della Costituzione e dall'articolo 10 della CEDU.

 

Il Pubblico ministero, visti i fatti, si era deciso per l'archiviazione. Non gli sembrava che ci fossero gli estremi per procedere con un processo, ma questo non ha soddisfatto De Laurentis che ha voluto opporsi a questa decisione. La parola è quindi passata al Gip Claudia Miori che ha dovuto mettere l'ultima parola sulla vicenda.

 

Gip che nei giorni scorsi, in camera di consiglio, dopo aver ascoltato le ragioni degli avvocati delle parti in causa, ha confermato la decisione del Pubblico ministero: "Archiviare", non ci sono i presupposti per andare a processo, quella parola non è diffamatoria.

 

"Considerato che le espressioni censurate si innestano nell'ambito dell'attività di critica sindacale, e che tale critica (...) è riferita all'avvenuta disdetta unilaterale del rinnovo del contratto, si è in concreto espressa anche nell'attribuzione al presidente che rappresentava gli artigiani trentini del ruolo proprio di un soggetto che nulla fa di concreto, limitandosi alle sole parole e basta", e ritenuto che gli elementi "non sono idonei a sostenere l'azione in giudizio", anche la Gip decide per l'archiviazione. 

 

Niente processo, quindi, e nessun risarcimento. Nemmeno "per essere stato descritto come imbroglione". De Laurenntis non aveva digerito neanche il proseguo delle affermazioni di Ianeselli, quando scriveva sullo stesso post che "d'altronde stanno provando a barare molto pericolosamente anche sulla gestione del fondo sanitario integrativo", un riferimento alla gestione di Sanifonds. 

 

Anche in questo caso, per le stesse argomentazioni sulla legittimità della critica sindacale, la Gip propone l'archiviazione: "Le espressioni utilizzate devono ritenersi riconducibili all'esercizio del diritto di manifestazione del pensiero ed in particolare di quello di critica". 

 

 

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