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Ecco la galassia della sinistra trentina. Un arcipelago di piccole isole che diviso non andrà da nessuna parte, sicuramente non a Roma

C'è Sinistra Italiana, Articolo 1, il Partito della Rifondazione Comunista, L'Altra Trento a sinistra, Possibile, i Verdi. L'ultima volta che si sono uniti è stato per il No al referendum istituzionale. Per contare qualcosa servirebbe l'unità ma sembra una chimera: ognuno la vorrebbe ma ognuno va per sé

Di Donatello Baldo - 05 giugno 2017 - 11:47

TRENTO. Nella galassia della sinistra trentina l'ultima proposta in ordine di tempo è quella lanciata dallo storico Vincenzo Calì: “Uniamoci tutti sotto la bandiera di Giuliano Pisapia, perché le elezioni politiche sono alle porte e se andiamo 'ognun per sé' la parola sinistra sarà cancellata anche dal dizionario italiano”.

 

Lui chiede a tutti quelli che stanno alla sinistra del Partito Democratico di confluire nel Campo Progressista dell'ex sindaco di Milano, una formazione che ancora non sa bene cosa fare, se fare guerra a Matteo Renzi o inseguirlo nella speranza di spostare l'asse delle future coalizioni.

 

Ma quella di Calì è una chimera, una voce nel deserto. Questa idea di unire la sinistra non è una novità, ce l'hanno tutti i partiti dell'arcipelago che la compone. Un arcipelago fatto di tantissime isolette separate dal mare della diffidenza, dei distinguo, delle questioni di metodo e di merito, delle vecchie ruggini e delle frizioni di oggi, tutti motivi validi per non gettare nessun ponte e rimanere per sempre isole.

 

A sinistra oltre all'ultima creatura di Giuliano Pisapia c'è Sinistra Italiana (ex Sel), il partito fondato da Nichi Vendola che vede al suo vertice Nicola Fratoianni, poi c'è la nuova formazione uscita dal Pd, Articolo 1, con D'Alema, con Bersani. Poi c'è Possibile di Pippo Civati, in Parlamento sta con Sinistra Italiana ma la sua denominazione è presente e indipendente.

 

Poi ci sono i Verdi, ci sono quelli dell'Italia dei Valori, i Dema di Demagistris che però sembrano più che altro un'esperienza estemporanea nata soltanto per sostenere l'ex magistrato nelle elezioni partenopee.

 

E c'è ancora Rifondazione Comuinista, quelli che sono rimasti dopo l' uscita dei Comunisti italiani di Cossutta, dopo l'uscita di molti che hanno fondato Sel. Quelli di Paolo Ferrero che nell'ultimo congresso hanno eletto Maurizio Acerbo.

 

Ma tra quelli che ancora oggi portano stampata sul vessillo la falce e il martello c'è il Partito Comunista di Marco Rizzo, il Partito Comunista Italiano, il Partito di Alternativa Comunista. E il Partito Comunista dei Lavoratori, che si distingue dagli altri per la sua vocazione trotskista, guidato da Marco Ferrando.

 

Sopravvive anche il Partito Comunista Italiano Marxista che, con qualche sfumatura interpretativa sui fondamentali della lettera marxiana, si distingue dal Partito Marxista-Leninista Italiano. Formazioni ormai marginali che difficilmente accettano di entrare a far parte di coalizioni più o meno ampie e che comunque risultano perlopiù ininfluenti ai fini dei giochi elettorali.

 

Non che le altre, per come sono messe a livello di percentuali e per la loro incorreggibile vocazione minoritaria possano sperare di raggiungere chissà quali vette. A meno che Calì non convinca tutti all'unità.

 

Ma lo storico, e storico esponente della sinistra locale, avrà il suo bel da fare a convincere i partiti della sua stessa area che anche in Trentino sono riusciti a dividersi e spaccarsi in mille pezzi. Anche qui c'è confusione. E qui, nei nostri collegi elettorali, forse non lo sanno, il proporzionale che permette di portare a casa qualche voto (sempre se si supera lo sbarramento del 5%) non c'è come nel resto del Paese. Qui ci sono – se non cambia tutto – i collegi uninominali: il primo vince tutto, serve coalizzarsi per poter sperare di portare a casa un seggio.

 

Ma facciamo un po' la conta, vediamo di ricostruire la situazione che c'è qui da noi nella galassia della sinistra trentina.

 

C'è Sinistra Italiana, fresca di congresso. La segretaria è Renata Attolini, suo fido collaboratore Jacopo Zannini, consigliere circoscrizionale, da sempre impegnato in politica, anche con un occhio ai movimenti.

 

Ma nella nuova formazione si sono avvicinati anche Lorenza Erlicher che arriva dal mondo pacifista e Andrea Cemin degli Ingegneri senza Frontiere. A Rovereto c'è il professor Michele de Candia, nel Basso Sarca l'ala lavorista con il sindacalista della Cgil Mirko Carotta.

 

Ma nel passaggio da Sel a Sinistra Italiana qualcuno si è perso. La componente che segue Emilio Arisi ha deciso di condividere la sorte di D'Alema e di Bersani. Hanno deciso di dare vita ad Articolo 1, il gruppo che dopo la forzatura di Renzi per la segreteria è uscito dal PD. Con loro sembra ci sia anche Fabiano Lorandi, ex segretario del Pd roveretano. Ma sembra ci sia stato di passaggio anche Elio Bonfanti lasciato però a se stesso dopo le sue ultime disavventure giudiziarie. O per altre ragioni, non si sa.

 

Fedele a se stesso c'è il Partito della Rifondazione Comunista anche in Trentino. Anche questo ha da poco celebrato il suo congresso: eletto segretario Giuliano Pantano. Nuclei attivi a Trento e Rovereto con Valeria Allocati nel capoluogo e Grazia Francescatti nella Città della Quercia. Ma tra loro c'è anche l'ex consigliere provinciale Guido Gasperotti che ha sempre presidiato la Vallagarina.

 

Senza tessere di alcun partito nazionale, iscritta solo alla Sinistra Europea,  c'è la consigliera Antonia Romano, eletta in Consiglio comunale a Trento da una lista che comprendeva Rofondazione e Sel (ora S.I.). Questa, in quel periodo, era l'idea de L'Altra Europa con Tsipras, declinata in mille modi e anche in L'Altra Trento a sinistra. Ora di quell'esperienza, su Trento, rimane soltanto una mailing list e l'isolato attivismo della consigliera a palazzo Thun.

 

Ma c'è anche Possibile, il movimento di Pippo Civati che anche tra le nostre valli ha fatto proseliti. Esponente di punta Andrea Pradi, portavolce Massimo Toscanelli e Virginia Picchetti. Se n'è andato, non per divisioni politiche ma perche la vita l'ha portato altrove Antonio Sicilia, combattivo militante molto attivo sui social.

 

Ci sono i Verdi, quelli trentini, diversi da quelli nazionali, diversi da quelli altoatesini. Di osservanza 'boatiana'. Esponenti dello storico partito (il simbolo più 'antico' nel panorama politico) sono Lucia Coppola, presidente del Consiglio comunale di Trento, l'assessore Mauro Previdi e il consigliere comunale Ruggero Pozzer in quel di Rovereto.

 

Anomalie di governo sono quelle del Basso Sarca, dove una lista di Verdi, Sel e comunisti hanno dato vita a Riva Bene Comune e Arco Bene Comune, con consiglieri e anche un'assessora che sostengono i sindaci del Partito Democratico.

 

Tutti questi l'ultima volta che si sono uniti tutti assieme è stato per il referendum contro Renzi dell'ottobre scorso. Dopo la vittoria del No si sono detti ciao. Per stare assieme serve un nemico vero ma sembra che oggi sia difficile da individuare, non si sa per la miopia politica o per altre patologie, compresa - per alcuni - quella di cui parlava Lenin: "L'estemismo malattia infantile del comunismo".

 

 

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