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I conti della Lega azzerati anche a Trento. Maurizio Fugatti: "Peggio che in Russia. Fatto grave dopo solo la prima sentenza"

La sentenza del tribunale di Genova del 24 luglio è diventata operativa: oltre che a condannare Umberto Bossi e Francesco Belsito per truffa ai danni dello Stato per 56 milioni di euro, il giudice aveva disposto anche la confisca di 48 milioni di euro dai fondi del partito. Il segretario della Lega del Trentino: "Nessuno ci ha avvisato, l'abbiamo scoperto alla mattina"

Di Luca Andreazza - 15 settembre 2017 - 06:51

TRENTO. "Peggio che in Russia", questo il primo commento di Maurizio Fugatti, segretario della Lega Nord del Trentino. I conti correnti di diverse sezioni del carroccio sono stati azzerati, anche a Trento. "Le sezioni in Emilia Romagna e Liguria - aggiunge - sono nella stessa nostra situazione, ma in questi giorni i blocchi dei conti andranno avanti. Ci sono state sequestrate le poche risorse a nostra disposizione senza alcuna comunicazione oppure preavviso. L'abbiamo scoperto ieri mattina". 


Un'azione che prende le mosse il 24 luglio scorso, quando il tribunale di Genova ha riconosciuto colpevoli Umberto Bossi e Francesco Belsito per una truffa da 56 milioni di euro ai danni dello Stato. Segretario e tesoriere sono stati condannati rispettivamente a due anni e mezzo e quattro anni e dieci mesi. Il giudice ligure ha però anche disposto la confisca di 48 milioni di euro dai fondi del partito. Questa sentenza è diventata operativa e i conti della Lega sono stati quindi azzerati e bloccati.

 

"Le cifre - prosegue il segretario trentino - sono diverse e si parla di circa 400 mila euro, presunti, utilizzati da Bossi e i suoi figli e Belsito. Intanto però mettono in difficoltà le sezioni territoriali. Un fatto grave perché si colpisce un partito e si agisce dopo una sentenza di primo grado. I partiti devono comunque sostenere delle spese, come utenze, affitti e manifesti, senza dimenticare che il prossimo anno ci sono le elezioni politiche e provinciali".

 

Quali azioni? "Tutto - spiega Fugatti - sarà gestito dall'organo centrale e oggi Salvini incontra i tecnici per capire come procedere per tutelare la Lega Nord e la sua attività. Quanto successo è un brutto precedente".

 

Affermazioni che riprendono quanto dichiarato da Matteo Salvini: "Per la prima volta nella storia della Repubblica - dice - i giudici stanno bloccando l’attività di un partito politico. I pm vogliono bloccare i fondi della Lega Nord. Oggi succede una cosa mai successa in Italia, per mano di una parte della magistratura che prova a mettere fuori legge un partito che rappresenta milioni di cittadini. In Italia si vuole mettere il bavaglio al dissenso". 

 

Il periodo nel mirino è quello compreso tra il 2008 e il 2012. In quegli anni, secondo l’accusa, la Lega Nord avrebbe presentato rendiconti irregolari al Parlamento, il tutto per ottenere indebitamente fondi pubblici.

 

Queste risorse sarebbero però state utilizzate per spese personali della famiglia Bossi. L’inchiesta era quindi partita nel 2012 e aveva portato alle dimissioni di Bossi, Belsito, oltre che i tre ex revisori contabili della Lega, Diego SanavioAntonio Turci e Stefano Aldovisi, e gli imprenditori Paolo Scala e Stefano Bonet

 

Una vicenda che si snoda lungo due binari, prima quello milanese e quindi quello ligure. Detto di Genova, già a Milano, nel processo all'ombra della Madonnina, i giudici avevano condannato in primo grado Umberto Bossi (due anni e tre mesi), il figlio Renzo Bossi (un anno e sei mesi) e Belsito (due anni e sei mesi). Matteo Salvini, che aveva deciso di ritirare dal processo la posizione della Lega come parte civile per i danni d'immagine si era detto "Dispiaciuto dal punto di vista umano. Fa parte però di un'altra era politica. La Lega ha rinnovato uomini e progetti".

 

A conti bloccati, il leader della Lega è invece un fiume in piena. "C'è una scheggia della magistratura che fa politica e vuole mettere fuori legge la Lega - attacca Salvini - vogliono farci fuori, metterci nelle condizioni di non esistere. Sono stati bloccati i conti correnti di Imperia, Bologna, Bergamo, Sanremo e Trento. E' a rischio la vita della Lega stessa. Non c’è nulla che possa ricondurre quelle spese ai vertici attuali del partito. Nessuna truffa è ascrivibile a chi guida la Lega".

 

Se il blocco dei fondi dovesse concretizzarsi, la Lega rischia di affrontare i prossimi appuntamenti, come l'annuale raduno di Pontida, i referendum sulle autonomie fiscali in Lombardia e Veneto, ma anche la campagna elettorale, senza la possibilità di poter ricorrere ai fondi in cassa.

 

"Ci organizzeremo - conclude Fugatti - ma ribadisco che questo è un atto grave e un brutto segnale".

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