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La nuova giunta, c'è chi piange e c'è chi ride

La scelta del sindaco ha provocato reazioni, anche emotive. Andreatta: "Io e Marika Ferrari abbiamo pianto insieme"

Di Donatello Baldo - 28 settembre 2016 - 17:25

TRENTO. C'è chi ride, c'è chi piange. La decisione del sindaco ha provocato ovviamente delle reazioni. Anche emotive. Ieri Marika Ferrari era in lacrime, già si sentiva apparecchiata sull'altare del sacrificio: infatti è fuori, l'unica della giunta a dover fare le valige. Nemmeno può tornare a fare la consigliera e sfogare in aula la sua ripicca contro il sindaco che l'ha cacciata e il suo partito (il Patt) che l'ha ignorata. Il suo sfogo non potrà che riempire altri kleenex nella solitudine. Dovrebbero tutti chiederle scusa.

 

Lorenzo Dellai ride. Ride adesso, perché ha passato un brutto momento, rischiava di perdere la partita a braccio di ferro con chi voleva escludere Chiara Maule, con la vecchia guardia di quella vecchia Margherita che ha prodotto anche tanti rancori e bulimici appetiti. Dellai l'aveva detto: Chiara Maule non si tocca. E Chiara Maule rimane. Dellai può ridere, con meritato autocompiacimento, perché ancora una volta dimostra di essere una spanna sopra gli altri. Tiziano Mellarini non tiene il passo, la sua idea di azzerare tutto non è stata considerata.

 

Ride anche Roberto Stanchina. Piange Alberto Pattini. Stanchina non lo voleva proprio il suo compagno di partito alla presidenza del Consiglio, contro Pattini ha messo in atto nelle ultime ore una dura battaglia senza esclusione di telefonate: ha chiamato tutti fin dalle prime luci dell'alba di ieri per bloccare questa possibilità. Chissà perché.

 

E dunque piange Pattini. Il riottoso, l'insoddisfatto di questa giunta, quello che ha criticato il sindaco, che ha detto ad alta voce che “Noi del Patt dobbiamo essere considerati”. Era sicuro di prendere il posto di Lucia Coppola e diventare presidente del Consiglio comunale di Trento, si vedeva già su quello scranno che tanto gli era stato comodo anni fa. “Presidente, presidente!”, lo chiamavano per strada. Se gli va bene adesso lo chiameranno “Sior capogruppo”, sembra che guiderà il il Patt in consiglio. Lui risponderà mesto, racconterà che l'hanno fatto fuori quelli del suo partito. Umanamente dispiace.

 

Piange anche Lucia Coppola, sedotta e abbandonata, dall'acquolina in bocca alla bocca asciutta. Sembrava entrasse in giunta per garantire la “quota rosa”, avallando però l'esclusione di altre due donne, Chiara Maule e Marika Ferrari. La soluzione del sindaco è cambiata e la speranza di aggiudicarsi l'assessorato all'Ambiente che tanto i Verdi hanno agognato è sfumata nel giro di una notte. Dicono che Marco Boato sia imbestialito. Lei non si sa, ma un po' male c'è rimasta.

 

Ride Chiara Maule. Per settimane ha sentito il vuoto attorno a sé, l'altare del sacrificio sembrava lì per lei. Si è mossa bene, avrà acceso qualche cero. Qualche santo in Paradiso ce l'ha anche lei. E la Smart City Week le ha portato sicuramente bene.

 

Ride Tiziano Uez, il congiurato che impallinò il sindaco nel voto segreto per poi bullarsene pubblicamente è stato perdonato. È in giunta, sarà assessore. “Ego te absolvo Brute fili mi”.

 

Paolo Biasioli non sa che fare, se ridere o se piangere. È intontito come un pugile suonato che non ha capito se ha vinto oppure ha perso. Rimane vicesindaco ma il sindaco gli ha tolto il Prg. È salvo, ma ridimensionato. Di molto.

 

Ma quello che piange più di tutti è Salvatore Panetta, l'uomo che tenne in scacco il sindaco. Quello che ha messo la giunta della città sull'orlo del precipizio, il politico di lungo corso che mal sopportava di fare il consigliere semplice. Voleva fare l'assessore Panetta, a tutti i costi. Il sindaco gli ha proposto una delega consigliare, gli ha detto “Sceglila tu, quella che vuoi”, ma lui ha detto no, no e poi no: è rimasto con un pugno di mosche in mano. Sembra che siano pochi a solidarizzare: non di certo il sindaco che ha cercato in tutti i modi di non portarselo a palazzo Geremia. Ma nemmeno il suo partito, sembrerebbe. E' rimasto solo, come solitaria e personale è stata la sua battaglia per entrare in giunta.

 

Ne esce soddisfatto il Patt. Al netto della delusione di Pattini, porta in giunta un suo uomo forte, Tiziano Uez. Rinuncia ad una donna su cui mai avevano investito. Vince anche il Pd, è rimasto alla finestra, ha detto al sindaco “Decidi tu” ma le pressioni le hanno fatte: è grazie ai democratici se il sindaco si è preso il Prg togliendolo a Biasioli.

 

Poi c'è il sindaco Alessandro Andreatta. Piange anche lui, lacrime vere. In conferenza stampa lo ha confidato con la voce rotta: “Quando ho parlato con Marika Ferrari abbiamo pianto insieme”.

Lo sa bene che questa non è una vittoria, non certo della politica, sicuramente non della città. Questa che ha vissuto, che l'ha provato fin nel profondo, è una brutta pagina del suo percorso, un rigurgito del vecchio modo di amministrare che avrebbe voluto ricacciare nella gola della vecchia politica che l'ha prodotto.

“Ho fatto il meglio che ho potuto”, ha detto sconsolato. Ha tenuto fuori Panetta, ha salvato gli equilibri, ma i problemi si presenteranno nuovamente. Lui lo sa.

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