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"La vostra autonomia non ha più senso". Enrico Mentana: "Dirlo a Trento è come bestemmiare in chiesa ma io la penso così"

Il popolare giornalista ospite applauditissimo al Festival delle Resistenze contemporanee di Trento: "E' un privilegio, infatti che differenza c'è tra un trentino e un veneto?"

Di Donatello Baldo - 24 settembre 2017 - 12:40

TRENTO. “Parlarne a Trento mi sembra quasi di dire le parolacce in chiesa, ma io la penso così: l'autonomia è un privilegio e non ha più senso di esistere”. Enrico Mentana ha 'bestemmiato' in piazza Cesare Battisti, dentro un tendone rigonfio di gente, dal palco del Festival delle Resistenze contemporanee, senza dare scandalo.

 

Questo è il primo punto su cui concentrare l'attenzione: le sue parole contro la 'specialità' trentina e sudtirolese sono state applaudite. In piazza ad ascoltarlo tanti studenti universitari, tanti da fuori ma anche tanti giovani che nella Provincia Autonoma ci sono nati e cresciuti. A difendere le ragioni dello Statuto speciale solo un paio di anziani, 'balstati' dalle battute del giornalista.

 

Nemmeno il vicedirettore del Trentino Paolo Mantovan, che lo intervistava, è riuscito a contenere 'mitraglietta' Mentana nella sua requisitoria contro “i privilegi che alcune Regioni hanno rispetto alle altre”. Anzi, Mantovan si è dovuto sottoporre all'ars maieutica che Mentana ha utilizzato per portarlo dalla sua.

 

“Dimmi – ha incalzato Mentana – che differenza c'è tra te che sei di Rovereto e un abitante del primo paese veneto che incontri a nemmeno 40 km di distanza?”. Domanda alla quale non poteva essere data che una risposta: “Nessuna differenza”.

 

Argomenti in difesa delle ragioni dell'Autonomia nemmeno uno. In prima fila qualcuno ha contestato ma la stessa domanda: “Tutti hanno diritto all'autonomia, oppure lei mi spiega perché un trentino ne ha diritto e un veronese no. Me lo spiega?” .

 

La risposta è un invito a estendere l'autonomia a tutte le Regioni. Ma non va bene, troppo comodo per il giornalista de La7: “Da settant'anni c'è questa cosa e ora purché non la tolgano a voi la volete dare anche agli altri”.

 

“Voi sembrate come Alberto Sordi nel film La Grande Guerra quando in cima alla fila per il rancio dice 'Come stamo stamo bbene', intanto sto bene io poi se mangiano anche gli altri sono contento”. E insiste: “Ma l'autonomia è una cosa giusta nel momento che non ce l'hanno tutti? O è un privilegio? A un giovane di vent'anni – chiede ancora - come la spiegate la vostra autonomia? È un concetto che non esiste, che non si spiega”.

 

Mentana guarda i giovani che lo ascoltano, sembra voler dialogare con loro, tagliando fuori tutti gli altri. “Nell'Europa del crogiolo di popoli e delle lingue non si può giustificare l'autonomia col dire 'Altrimenti quelli se ne vanno', perché non esiste una nazione sudtirolese, alcuni parlano la stessa lingua che c'è aldilà del confine ma questo non porta a diritti superiori”.

 

E Mentana ride quando parla della fine che ha fatto la prima proposta di legge elettorale della primavera scorsa, pregusta già la sua battuta che alla fine arriva: “La legge elettorale si è arenata per colpa dell'Svp – ha detto, e ha commentato: - e chissenefrega!. Sarebbe come a dire che l'Italia non partecipa ai mondiali di calcio perché il Benevento non è d'accordo”.

 

Se i trentini hanno l'Autonomia c'è da ringraziare solo una persona: “Qui la vostra fortuna è stata Degasperi che guarda caso, sorte vuole, l'uomo giusto al posto giusto... La storia è questa”, altre ragioni per il giornalista non ce n'è. “Io da quando ho l'età della ragione questa cosa dello Statuto speciale non la capisco”.

 

Le sue parole hanno trovato, come si diceva sopra, un consenso largo tra tutto il pubblico presente. Forse qualcuno era perplesso ma le argomentazioni stavano in piedi, la retorica dell'Autonomia dei padri non riusciva a competere con il pragmatismo del popolare giornalista.

 

Su quel palco avrebbe perso anche Panizza e Rossi e tutti i retori e i guardiani dell'Autonomia. Sara Ferrari, l'assessora presente al dibattito, l'unica tra i politici ad essere presente, si è nascosta a margine della platea, sprofondata nella sedia per cercare l'invisibilità.

 

Ieri è successo qualcosa di speciale. Decine e decine di ragazzi e di ragazze hanno tenuto in tasca lo smartphone e hanno ascoltato un dibattito sotto un tendone. Partecipando, facendo domande, aspettando l'ospite fin dopo la chiusura e accerchiandolo per ascoltarlo ancora. Per discutere e per capire meglio. Non hanno 'sposato' in modo acritico un'idea ma sono stati coinvolti nella discussione.

 

Qualche giorno fa, invece, al seminario sull'Autonomia promosso dalla Consulta per la Riforma dello statuto, pensato e voluto per i giovani, c'erano soltanto dodici persone.  

 

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