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Progetto Trentino: "Serve un governo di Unità Provinciale". E dopo 5 anni all'opposizione pronti a dialogare anche con il Pd

Il partito nato per volontà di Silvano Grisenti, che la scorsa legislatura si è presentato in una coalizione alternativa al centrosinistra autonomista, ora è disposto a saltare anche dall'altra parte. "Disposti a parlare con tutti"

Di Donatello Baldo - 28 July 2017 - 01:52

TRENTO. C'è l'Upt che vuole cambiare nome per affrontare al meglio le prossime elezioni provinciali, i Civici di Valduga e Oss Emer che muovono i primi passi nell'agone della politica con la speranza di essere cercati da qualcuno che vorrà poi portarseli sul carro (e tutti sperano sia quello vittorioso).

 

Ma c'è anche Progetto trentino che a poco più di un anno esatto dalla fine della legislatura si rimette in gioco, per non perdere il passo nel vortice della politica che trasforma tutto e tutti per quel pugno di voti che tanti partiti devono spartirsi. 

 

La loro trasformazione (a differenza dell'Upt) è vera, nel loro Dna qualcosa sembra sia mutato. E a differenza di Oss Emer e del sindaco di Rovereto, la loro collocazione sembra sia più chiara, sembrano meno ondivaghi nel definire le aspirazioni, molto più espliciti, meno fumosi.

 

Quindi cosa cambia? Cambia che la pregiudiziale nei confronti del Pd viene a cadere. Il partito nato per volontà di Silvano Grisenti, che la scorsa legislatura si è presentato in una coalizione alternativa al centrosinistra autonomista, ora è disposto a saltare anche dall'altra parte. 

 

Cambia che sono disponibili a ridiscutere la loro posizione, pronti a condividere con tutti una futura coalizione. "Ci dichiariamo pronti ed aperti alla discussione ed alla rivisitazione di un nuovo progetto, capace di catalizzare le forze popolari, autonomiste, liberali, riformiste e civiche".

 

I catalizzatori, però, non saranno loro. Non hanno il radicamento, la struttura, la storia e la natura di un partito, di un movimento che può determinare chissà cosa. Sono stati, in questi cinque anni, soprattutto un gruppo consiliare di opposizione alla coalizione di Ugo Rossi.

 

Un'opposizione un po' meno aggressiva di altre minoranze, ma sempre opposizione. Quello che possono fare, ora, è saltare dall'altra parte, in blocco: Marino Simoni e Gianfranco Zanon (che arrivano dall'Upt) e Walter Viola che invece è arrivato alla politica da CL che a suo tempo aveva qualche azione in Forza Italia. 

 

"Siamo in uno stato di emergenza e di fronte all'emergenza si deve reagire in emergenza", scrivono nel progetto di rilancio. "Proponiamo dunque un 'governo di solidarietà provinciale' che con le forze e le intelligenze disponibili affronti i problemi gravi che creano tensione nell'opinione pubblica".

 

Proprio così: "Un governo di solidarietà provinciale". Che a qualche anziano che l'ha vissuto (e subito) direttamente, o a qualcuno che ha bazzicato qualche testo di storia della politica italiana, ricorderà il "governo di solidarietà nazionale".

 

Correva l'anno 1976, fu incaricato di formare l'esecutivo Giulio Andreotti, per la sua terza volta. Fu il primo ad avere al proprio interno una donna, Tina Anselmi al Lavoro. Ma quell'esecutivo passò alla storia per un altro motivo: fu definito "di solidarietà nazionale", nato in emergenza per dover affrontare uno degli anni più duri del terrorismo.

 

Fu anche detto della "Non Sfiducia" perché il il Pci di Enrico Berlinguer fece una non-opposizione. E gli storici definiscono questa esperienza come l'embrione del successivo tentativo di Compromesso storico tra le due formazioni popolari che si scontrarono per tutto il Dopoguerra. 

 

Ora, mutatis mutandi (anche per le forze e le intelligenze disponibili oggi), il paragone è un po' azzardato, quello dell'unità nazionale - o provinciale - è un po' eccessivo. Sia per la situazione che allora la determinò (il terrorismo oggi lo fanno i politici, spesso), sia per l'architettura politica a cui metteva le basi, quel compromesso storico che mai vide la luce. 

 

Il compromesso, in sedicesimo, che si verificherebbe ora, sarebbe molto meno nobile, se così possiamo dire. Si tratterebbe, per Progetto trentino, di unirsi in coalizione anche con il centrosinistra autonomista a cui fino ad oggi ha fatto opposizione in Consiglio provinciale.

 

Si tratterebbe, per non sparire dopo l'esperienza di questa legislatura, di farsi candidare anche alle prossime elezioni, inglobati nell'attuale maggioranza, perché se si vuol avere un posto nella prossima legislatura qualcosa bisogna fare.

 

L'esperienza di cinque anni fa, quando Diego Mosna mise assieme una coalizione variegata che coraggiosamente sfidò Ugo Rossi, è ormai dimenticata. Quello che emerge, nel centrodestra, è un'alleanza Lega - Forza Italia - Agire. Il rischio è che l'ondata populista di questi ultimi tempi rischi di schiacciarle Pt, annullandolo nel panorama dell'opposizione e dell'alternativa a Rossi.

 

Ma trasferirsi armi e bagagli in casa d'altri, chiedendo permesso e un posto per sedere, per un politico non è una bella cosa. Ecco l'escamotage: il governo di solidarietà provinciale. Non sarebbero loro a entrare in maggioranza ma la maggioranza che si allarga a loro. 

 

"Disponibili a ragionare con tutti". Tutti, perché siamo in emergenza. (Anche se l'emergenza più grande, per qualcuno, sembra quella di evitare di rimanere fuori dal prossimo Consiglio provinciale).

 

 

 

 

 

 

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