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Le politiche 'anti-gender' di Ugo Rossi sotto la lente d'ingrandimento. Convegno all'università

E i Genitori democratici annunciano l'impugnazione della delibera che permette ai genitori di tenere a casa i figli da scuola (senza giustificazione) quando si affronta il tema della parità e dell'identità di genere. L'iniziativa, coordinata dal Centro di studi interdisciplinari, mercoledì 23 maggio a Sociologia

Di db - 22 maggio 2018 - 19:48

TRENTO. Un convegno con illustri studiosi per passare in controluce le decisioni della Giunta Rossi sui temi legati alle politiche di genere, nello specifico gli interventi che hanno condizionato la scuola pubblica. E i riferimenti sono alla delibera che ha 'concesso' ai genitori di poter tenere a casa i figli quando si insegna l'educazione di genere e alle pressioni sullo spettacolo Fa'afafine che trattava di identità di genere nei bambini.

 

Si terrà infatti domani, mercoledì 23 maggio (dalle ore 14.30 alle ore 18.30 al Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, Aula Kessler), un workshop con relatori di livello nazionali dal titolo Diritti e doveri nelle scuole della Repubblica.

 

Si tratta del primo evento della rassegna ‘Festival dei diritti – Identità, diritti, doveri’ coordinato dal Centro di studi interdisciplinari di genere dell'Università di Trento. L’evento di domani è promosso dalla CGIL del Trentino, FLC del Trentino, UIL Scuola del Trentino, Coordinamento genitori democratici e intende considerare da un punto di vista giuridico le pretese di quei genitori che rivendicano un monopolio su ciò che può essere insegnato ai propri figli nella scuola pubblica, oltre che privata (movimento cosiddetto no-gender).

 

In particolare, durante il convegno saranno illustrati i dati inediti in merito allo spettacolo teatrale Fa’afafine della primavera scorsa. Sarà presente il registra Giuliano Scarpinato, il quale racconterà di come i movimenti anti-gender abbiamo ostacolato il tour di uno spettacolo pluripremiato.

 

"Dirigenti e docenti hanno ceduto rispetto alla tesi per cui occorre il consenso dei genitori per attività curriculari che si svolgono negli orari della scuola dell’obbligo", scrive il Coordinamento genitori democratici. "La circolare di Rossi del 7 febbraio 2017 era di fatto rivolta allo spettacolo Fa’afafine, affermando che la stessa era attività integrativa. Lo spettacolo si svolgeva la mattina nell’orario della scuola dell’obbligo".

 

"L’ultimo paragrafo della lettera lascia intendere la perentorietà del pensiero del presidente della Giunta - affermano - e ciò ha fatto sì che metà delle scuole che avevano aderito allo spettacolo Fa’afafine si tirassero indietro all’ultimo. La percentuale esatta di chi si è chiamato fuori all’ultimo è pari a -51%, ovvero rispetto a 182 posti prenotati, solo 90 fra alunni e accompagnatori si sono presentati". 

 

"Ci domandiamo come sia possibile che il presidente Rossi abbia leso la credibilità di un ente funzionale della stessa Provincia, quale è il Centro culturale Santa Chiara, 'mettendo in guardia' le scuole che per questo (e non altri) spettacoli fosse necessario il consenso espresso. Ciò ha anche determinato un danno economico alle finanze dello stesso ente per l’inusitato passo indietro delle scuole trentine".

 

Sotto la lente di ingrandimento anche le linee guida del marzo 2017 "che hanno fatto propria la mozione anti-gender del consigliere Borga e di altri". Nel corso del convegno il professore e avvocato Mario Perini dell’Università di Siena porrà al vaglio la legittimità di linee guida che – caso unico in Italia – consentono ai genitori di obiettare ai contenuti impartiti durante l’orario curricolare e di non far frequentare ai propri figli la scuola dell’obbligo, senza addurre alcuna motivazione per l’assenza".

 

"Ma allora - si chiede il coordinamento - che scuola dell’obbligo è? Tale manifesta violazione del dettato costituzionale, che tutela il valore della scuola pubblica senza che i genitori possano scegliere à la carte cosa piace e cosa non piace, sarà oggetto della relazione del professor Perini".

 

Le iniziative contro le scelte di Rossi su questo tema non si limitano alla discussione accademica: "Come Coordinamento genitori democratici intendiamo quindi quanto prima impugnare davanti ad un giudice le linee guida di Rossi perché ne sia dichiarata la palese illegittimità".

 

"Domandiamo al presidente Rossi se tutelare i pregiudizi di genere è la strategia della Giunta per contrastare i gravi episodi di femminicidio, dramma non solo italiano, ma anche trentino. Le scuole della Provincia devono essere supportate e non ostacolate nel difendere la parità di genere".

 

"Per questo ricorreremo contro le linee guida - spiega il Coordinamento genitori democratici -  per evitare che il Trentino sia additato nel resto d’Italia come il sistema scolastico che mina alla base la nostra Costituzione repubblicana e sia una terra contraria all’emancipazione delle donne e di tutti i cittadini".

 

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