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''Bisesti e Segnana fanno propaganda in nome delle istituzioni. Pronti a opporci a un convegno solo con esperti della fantomatica 'Teoria del Gender'''

La Provincia, con i due assessorati all'istruzione e alle politiche sociali, promuove un evento che lei stessa definisce ''un'occasione assai preziosa per effettuare quei chiarimenti e approfondimenti ai quali la competenza dei relatori invitati costituisce garanzia'' ma i relatori saranno solo figure vicine al Family Day e ai Pro Vita. Futura interroga il consiglio. Preoccupata Arcigay. Ferrari: ''Non hanno ancora chiaro che chi ha incarichi di governo ha una responsabilità trasversale non 'di parte', non ideologica, non 'di partito'''

Di Luca Pianesi - 11 marzo 2019 - 19:33

TRENTO. Propaganda; un tentativo di cercare conferme ai propri pregiudizi; incontro che nulla ha a che vedere con il confronto e che proprio per questo mostra la fragilità di tali posizioni. E' unanime la presa di distanze dall'incredibile serata promossa, per il 22 marzo, dai due assessori provinciali Bisesti e Segnana per parlare di educazione di genere con tre esperti tutti convinti sostenitori della fantomatica ''Teoria del Gender''. Dal Pd a Futura passando per Arcigay del Trentino, la preoccupazione è grande.

 

''Quel giorno ci vorrà una proposta alternativa - spiega Paolo Ghezzi - non so in che forma, se con una conferenza dove si riesca a dare voce anche a chi non avrà la possibilità di parlare nell'incontro pubblico organizzato dalla Provincia, o con un presidio all'esterno. Intanto abbiamo depositato un'interrogazione in consiglio provinciale per chiedere se un evento su un tema attuale quale l’educazione di genere, aperto al pubblico e organizzato da due assessorati, debba fornire ai cittadini non un’informazione univoca e trasmessa senza contraddittorio, bensì un'informazione imparziale affinché ogni persona possa formarsi un’opinione indipendente. Qui siamo al limite della propaganda di posizioni antiscientifiche da parte delle istituzioni. I due assessori presenteranno una caricatura e la spacceranno per realtà''.

 

''Ciò che colpisce dell’incontro pubblico (...) organizzato dall’assessora Segnana e dall’assessore Bisesti - aggiunge l'ex assessora alle politiche sociali Sara Ferrari - non è tanto il fatto che i relatori invitati siano noti solo per essere tra i più strenui oppositori di una fantomatica “teoria gender” che loro stessi hanno inventato per potersene dichiarare contrari, e nemmeno soltanto il fatto che la giunta abbia deciso di sospendere un progetto che aveva la supervisione scientifica dell’Università di Trento e dell’Iprase per affidarsi ai pareri dei “Giuristi per la vita” e degli organizzatori del Family Day. Ciò che di più colpisce è il tentativo che gli assessori leghisti fanno di raccontare un simile comizio come momento utile per “preziosi” approfondimenti e chiarimenti, “garanzia” di confronto e discussione “sui corsi di educazione di genere temporaneamente sospesi dalla Giunta provinciale”''.

 

E il riferimento della consigliera del Pd è proprio al manifesto ufficiale realizzato dalla Pat per promuovere l'evento dove si specifica che ''la grande attualità di tali tematiche, accresciutasi a seguito delle recenti discussioni sui corsi di educazione di genere temporaneamente sospesi dalla Giunta provinciale è tale da rendere l'evento un'occasione assai preziosa per effettuare quei chiarimenti e approfondimenti ai quali la competenza dei relatori invitati costituisce garanzia'' (sulle competenze dei relatori abbiamo scritto qui).

 

''È del tutto evidente - prosegue Ferrari - che un confronto si fa semmai ascoltando due opinioni, non cercando riparo in un unico coro. Senza dubbio i nuovi assessori non hanno ancora chiaro che chi ha incarichi di governo ha una responsabilità trasversale non 'di parte', non ideologica, non 'di partito', essendo chiamato al confronto vero nel rispetto di tutti i cittadini. Se avessero voluto davvero sviluppare una riflessione, e non solo cercare conferme ai propri pregiudizi, avrebbero potuto invitare esperti con competenze scientifiche vere, accademici di vario pensiero, e magari decidersi ad incontrare tutte quelle scuole che hanno chiesto spiegazioni al taglio dei percorsi di pari opportunità, senza mai ricevere alcun appuntamento''.

 

''Senz'altro - conclude l'ex assessora provinciale - avrebbero potuto invitarne qualcuna a raccontare pubblicamente in cosa consisteva veramente l'esperienza educativa dei percorsi scolastici, fuori dalle strumentalizzazioni politiche. Ma non lo fanno, perché apparirebbe evidente che il far passare quei progetti come "pericolosi per i bambini" è stata una montatura, una fake news''.

 

Grande preoccupazione arriva anche dall'Arcigay del Trentino con il presidente Lorenzo De Preto anche perché, come spiegano nell'interrogazione depositata in Provincia, Ghezzi e Coppola ''i sostenitori dell’esistenza di una teoria “gender” sono spesso associati a posizioni omofobe e maschiliste''. ''Da un lato si sospendono i corsi sull'educazione di genere nelle scuole perché, spiegava Segnana, bisognava fare 'approfondimenti', e non si interpellano nemmeno le educatrici che di questi percorsi si occupavano - dichiara De Preto -. Dall'altro si invitano questi personaggi di dubbia obbiettività, li si spaccia per esperti di educazione di genere e non li si pone nemmeno di fronte a un contraddittorio''.

 

''Ciò - conclude De Preto - dimostra la fragilità delle loro pseudo teorie ma non ci dicano che sarà un'occasione per imparare qualcosa. Se la Provincia avesse voluto apprendere e ampliare le proprie conoscenze sul tema, avrebbe potuto semplicemente aprire un confronto diretto con le educatrici lasciate a casa da un giorno all'altro. Ma, si sa, ci vuole umiltà a riconoscere di non essere nella posizione per impartire lezioni e di essere, al contrario, nella posizione di ascoltare e apprendere da chi è più esperto tra noi''.

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