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Coronavirus, nella "guerra dei numeri" interviene il Ministero. Merler (Fbk): "Rt il migliore e unico strumento per capire come andrà l'epidemia. Ecco perché"

Di fronte ai dubbi sollevati sull'affidabilità dei parametri scelti per valutare le singole realtà regionali, nella conferenza stampa del Ministero della Salute il ricercatore di Fbk Stefano Merler ha ribadito le centralità dell'indice Rt. "E' il migliore strumento che abbiamo a disposizione, l'unico in grado di farci capire come andrà l'epidemia". Ma qual è la situazione in Trentino, se i dati comunicati non riflettono la situazione reale dei contagi?

Di Davide Leveghi - 18 novembre 2020 - 12:52

TRENTO. Nel quotidiano marasma di numeri “dati in pasto” ad una cittadinanza sempre più (comprensibilmente) confusa, da giorni si sente discutere dell’efficacia dei 21 parametri utilizzati dal Ministero della Salute e dal governo per calibrare le misure da adottare nei singoli territori, secondo le tre fasce di colore introdotte dall’ultimo Dpcm. Come noto, il Trentino continua ad essere inserito nella fascia di minor rischio, quella “gialla”, sebbene le criticità sia nell’entità di certi dati (vedi i decessi o le ospedalizzazioni) sia nelle modalità di comunicazione dei nuovi casi positivi lascino intravedere più di qualche perplessità.

 

“La conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha proposto al governo di aggiornare e razionalizzare i parametri utilizzati per definire il rischio di contagio e dunque decidere se un territorio debba entrare nella zona rossa, arancione o gialla – ha dichiarato il presidente della Provincia Maurizio Fugatti – abbiamo chiesto al governo di utilizzare solo 5 parametri, invece dei 21 che vengono utilizzati attualmente, in particolare: la percentuale di tamponi positivi, l’indice Rt, il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e quello dei posti letto totali e la possibilità di garantire adeguate risorse per il contact-tracing”.

 

Tirata in ballo l’affidabilità dei calcoli epidemiologici utilizzati, il Ministero della Salute ha non a caso deciso di intervenire con una conferenza stampa, ribadendo la validità dei parametri e affidando il compito di delucidarne alcuni aspetti al ricercatore e responsabile dell’Unità di Ricerca “Dynamical processes in complex societies” (Dpcs) della Fondazione Bruno Kessler Stefano Merler.

 

Il concetto essenziale su cui Merler ha insistito riguarda l’importanza del calcolo Rt. “E’ l’unico dei 21 indicatori in grado di farci capire come andrà l’epidemia – ha detto il ricercatore di Fbk – spesso ci mettiamo a discutere sui numeri, ma dimentichiamo qual è il loro vero significato che, nel nostro caso, è poter dire cosa accadrà di qui alle prossime due settimane. Si tratta chiaramente di un sistema che porta con sé delle incertezze, ma è il migliore che abbiamo a disposizione, solidamente costruito negli anni e ampiamente riconosciuto dalla comunità scientifica”.

 

Per rafforzare il concetto, Merler ha utilizzato un grafico contenente le stime fatte dall’Istituto superiore di sanità e dalla sua stessa unità di ricerca su un periodo che va dal 13 ottobre ai primi di novembre. In rosso sono riportate le proiezioni (con tanto di “banda di incertezza”), mentre i pallini mostrano come sia avanzata l’occupazione dei letti in terapia intensiva. Come si può vedere nel grafico, l’andamento delle due variabili per lo più coincide, evidenziando pertanto la validità di Rt rispetto alla pressione sul sistema sanitario.

 

 

Per chi non lo sapesse, è bene ricordare che per Rt si intende l’indice di trasmissibilità del virus. R0 rappresenta infatti il numero di riproduzione di una malattia infettiva, cioè quante volte da un soggetto infetto si riproduce il virus all’inizio dell’epidemia, quando manca ogni tipo di controllo o ogni sorta di specifico intervento. Tale potenziale di trasmissione non è altro, come specificato dall’Iss, che una “funzione della probabilità che una persona infetta trasmetta il virus con un contatto, del numero dei contatti della persona infetta e della durata dell’infettività”. Rt è pertanto “la definizione del numero di riproduzione netto”, equivalente a quella di R0 ma con la differenza che viene calcolato nel tempo. Qual è la sua finalità? A rispondere è sempre l’Iss: permettere di monitorare l’efficacia degli interventi nel corso di un’epidemia.

 

Sull’affidabilità del dato, però, non tutto il mondo scientifico si è dimostrato altrettanto concorde. Cosa accade infatti se, vedi il Trentino, la comunicazione data dai territori al Ministero sconta un’interpretazione incorretta delle direttive di Roma, imprecisioni nei calcoli o vere e proprie falsificazioni dei dati? Svolge l’Iss un’attività di controllo sull’affidabilità dei dati inviati dalle regioni o dalle province autonome? E infine, la diminuzione di questo indice può essere influenzata dall’incapacità del sistema di sorveglianza di tracciare gli asintomatici?

 

A quest’ultima domanda ha risposto lo stesso Merler, mostrando in conferenza un altro grafico che questa volta rispecchia dati spalmati su un periodo più ampio, da giugno a novembre, e con cui si dimostra una sostanziale coincidenza tra il trend di Rt degli ospedalizzati (linea blu) e quello dei sintomatici (linea rossa), con un certo discostamento dovuto principalmente alla maggiore presenza di giovani tra i contagiati sintomatici.

 

 

A rafforzare il concetto, è intervenuto l’Iss, che in un documento intitolato “Iss, il sistema di valutazione del rischio, ecco come funziona e perché”, pubblicato proprio a margine della conferenza stampa (QUI l'articolo), afferma come il “metodo statistico di calcolo di Rt è robusto se viene calcolato su un numero di infezioni individuate secondo criteri sufficientemente stabili nel tempo”. “Regione per regione – continua – i criteri con cui vengono individuati i casi sintomatici o i criteri con cui vengono ospedalizzati i casi più gravi sono costanti, e il numero di questo tipo di pazienti è quindi strettamente legato alla trasmissibilità del virus”.

 

Per quanto riguarda l’individuazione degli asintomatici, invece, molto dipende dalla capacità dei territori di effettuare un’efficace attività di contact-tracing, attività che sconta necessariamente il prezzo richiesto dalle diverse fasi epidemiche, con un sovraccarico dei positivi che può portare a far saltare il tracciamento. Aspetto, quest’ultimo, che ha interessato ad esempio il Trentino.

 

A criticare l’affidabilità dell’indice Rt (e della sua discesa) in base alle falle del sistema di tracciamento era stato il fisico Giorgio Parisi, presidente dell’Accademia nazionale dei Lincei, secondo cui “la discesa dell’Rt stimato è completamente irrilevante, anzi, è sintomo preoccupante delle crepe che si stanno aprendo sul sistema di monitoraggio”.

 

Di diverso avviso è invece la critica mossa dall’ex rettore dell’Università di Trento Davide Bassi, che in un intervento sul suo blog, ripreso anche dal nostro giornale, analizzava l’inaffidabilità dell’indice Rt sulla base delle modalità di comunicazione dei dati scelte da Trento. Se infatti è vero che dal punto di vista internazionale la conferma di un’infezione da Sars-CoV-2 possa avvenire solo tramite test molecolare, com’è possibile che i dati trasmessi da Trento a Roma ignorino completamente i nuovi positivi emersi con i test antigenici?

 

Il Trentino, come ribadito da tempo dal nostro giornale, presenta un quadro dei contagi non rispondente al reale, decidendo di omettere i positivi all’antigene e utilizzando i tamponi molecolari solo per confermare le negativizzazioni. Ciò porta ad una situazione in cui i contagi reali sul territorio sono sostanzialmente tre volte di più di quanti non ne vengano comunicati, ai trentini come a Roma. Come fa l’indice Rt a non uscirne condizionato? “I numeri effettivi dei contagi sono un mistero ben conservato – aveva concluso Bassi, non senza una nota di ironia – ma evidentemente il sistema funziona, considerato che nonostante i molti ricoveri e decessi siamo ancora saldamente in zona gialla”.

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