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Coronavirus, dalla stanchezza ai disturbi del sonno. 3 pazienti su 4 continuano a presentare sintomi anche dopo la guarigione

Uno studio cinese condotto su 1700 pazienti a Wuhan ha dimostrato che 3 pazienti Covid su 4, bisognosi di cure in ospedale, una volta guariti hanno continuato a presentare almeno un sintomo. Stanchezza e debolezza muscolare i più comuni, ma anche disturbi del sonno, ansia e depressione

Di Davide Leveghi - 13 gennaio 2021 - 16:15

TRENTO. Un tampone negativo non significa necessariamente guarigione. E questo non tanto per l'affidabilità dei test, quanto per i sintomi che persistono fino anche a sei mesi dall'esordio della malattia. A dirlo sono due studi, entrambi pubblicati su prestigiose riviste scientifiche e condotti in Cina e in Italia. Le ricerche in questione sono giunte infatti a risultati molto simili, tracciando un quadro che vede i malati di Covid ormai negativizzati presentare per lungo tempo i “lasciti” del passaggio del virus.

 

Quanto illustrato in questi due studi, condotti dai ricercatori del China-Japan Friendship Hospital di Pechino e da quelli del Policlinico Gemelli di Roma e rispettivamente pubblicati su The Lancet e Journal of the American medical Association, non è certo una novità, quanto un'ennesima conferma di ciò che è stato già reso noto negli scorsi mesi. Nondimeno, i risultati rafforzano la tesi che il Coronavirus possa avere conseguenze che vanno ben al di là della fase acuta.

 

Non a caso, per l'occasione è stato coniato il termine Long-Covid. Con il passare dei mesi e l'aumentare dei pazienti, si sta infatti confermando la presenza di sintomi che appaiono come una “coda” della polmonite interstiziale, principale segno della presenza del virus. Tutt'altro che una rarità, tali sintomi si presenterebbero in 3 pazienti su 4 che sono stati costretti al ricovero, e che quindi hanno vissuto in maniera piuttosto pesante l'infezione da Sars-CoV-2.

 

Nello studio cinese, condotto su 1700 persone a Wuhan, città simbolo della prima fase e dell'esplosione dell'epidemia, il 76% dei pazienti, infettati tra gennaio e maggio, ancora in estate non si sarebbe del tutto ristabilito. Almeno un sintomo, infatti, continuava a essere presente e persistente nel tempo, fosse questo un senso di stanchezza, la debolezza muscolare, i disturbi del sonno, l'ansia o la depressione.

 

Stanchezza e debolezza muscolare, d'altronde, sono sintomi documentati con maggiore frequenza, in almeno 6 pazienti su 10. Seguono disturbi del sonno, ansia e depressione, presenti invece in media in 1 paziente su 4. Tanto più è stata severa la polmonite, invece, tanto più evidente è la riduzione della capacità respiratoria, che ancora dopo la guarigione continua a farsi sentire, segno probabilmente di un'aumentata cicatrizzazione del tessuto polmonare.

 

Oltre ai polmoni, però, l'infezione potrebbe avere delle conseguenze anche sugli altri organi. Nelle prove effettuate dai ricercatori cinese, infatti, oltre alle maggiori difficoltà dei polmoni a sostenere l'attività del corpo, gli ex pazienti Covid facevano registrare un calo della funzionalità renale.

 

Anche al Policlinico Gemelli i risultati della ricerca hanno confermato la persistenza di sintomi su quasi l'80% dei pazienti. Danni permanenti a polmoni, occhi, cuore e fegato, non vanno del tutto esclusi, così come il disturbo post-traumatico da stress.

 

Ma quanto durano gli anticorpi che permettono di non infettarsi di nuovo? Sempre secondo lo studio condotto in Cina, dai test sierologici è emerso come gli anticorpi neutralizzanti si riducano progressivamente con il tempo, arrivando a sparire in un arco temporale che va dai 6 ai 12 mesi.

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