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Covid, con misure blande e senza vaccini in Italia fino a 298mila morti: “Le restrizioni? Necessarie anche durante la campagna vaccinale”

Secondo lo studio di Unitn le restrizioni riducono i contagi più dei vaccini. La ricercatrice: “Per non far ripartire il contagio sarà fondamentale continuare a seguire le norme di prudenza e monitorare la situazione con test e tracciamento, in modo da arginare tempestivamente i focolai che rischiano di esplodere anche dopo aver concluso la campagna di vaccinazione”

Di Tiziano Grottolo - 21 aprile 2021 - 20:22

TRENTO. “Il Governo ha preso un rischio ragionato, fondato sui dati che sono in miglioramento”, così il presidente del Consiglio Mario Draghi aveva annunciato la riapertura (che in Trentino è stata persino anticipata) di molte attività economiche e il ritorno in presenza delle lezioni, facendo intuire che dal 26 aprile partirà un progressivo allentamento delle misure restrittive adottate per contrastare il diffondersi dei contagi di Covid-19.

 

Fra i motivi che hanno indotto il Governo ad agire in tal senso anche l’accelerazione riscontrata nella campagna vaccinale. Va detto però che con il ritmo attuale, per mantenere la promessa di raggiungere l’immunità di gregge tra agosto e settembre, l’Italia dovrebbe aumentare di circa 100mila le dosi giornaliere somministrate, attualmente ferme a una media di circa 315.500 somministrazioni ogni 24 ore. Inoltre, molti esperti e virologi hanno manifestato le loro perplessità a proposito della scelta di allentare le restrizioni proprio durante una fase cruciale della campagna vaccinale.

 

Per provare a rispondere a questa domanda, cioè se di fronte alla situazione attuale, caratterizzata dall’incedere della campagna vaccinale ma al tempo stesso gravata dalla presenza delle varianti del Sars-CoV-2, le restrizioni servano ancora, la ricercatrice dell’Università di Trento Giulia Giordano ha coordinato uno studio che mette a confronto diversi scenari legati all’evoluzione dell’epidemia in Italia. Un lavoro minuzioso che si è guadagnato anche la pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Medicine.

 

“Quando abbiamo preparato la prima stesura del lavoro – avvenuta in febbraio, spiega Giordano – si vedeva chiaramente come restrizioni più stringenti salvassero centinaia di migliaia di vite, mentre ben minore era l’impatto della campagna vaccinale, anche se veloce”. In altre parole, non solo le misure di contenimento sono cruciali per arrestare la diffusione del virus ma restrizioni più severe incidono con maggior efficacia rispetto a un’accelerazione nelle vaccinazioni. Lo studio mette in dubbio anche l’efficacia della politica delle “chiusure alternate”. Alternando periodi di chiusura e apertura (a parità di durata), iniziare con un periodo di chiusura contribuisce a ridurre notevolmente ricoveri e decessi, peraltro senza aggravarne i costi socioeconomici, che dipendono solo dalla durata dei periodi di chiusura.

 

Per snocciolare qualche dato numerico il modello elaborato prevede che, nel periodo aprile 2021 a gennaio 2022, in uno scenario dove vengono adottate restrizioni blande e senza vaccini potrebbero verificarsi fino a 298.000 decessi associati a Covid-19. Se di fronte a una rapida campagna vaccinale la mortalità potrebbe ridursi fino a 51.000 decessi, l’introduzione di misure più restrittive ridurrebbe le morti per Covid-19 a 30.000, anche senza vaccinare la popolazione. Ovviamente la combinazione di una rapida campagna vaccinale e ferree restrizioni ridurrebbe ulteriormente la mortalità a 18.000 casi. Inoltre, anticipare la fase di chiusura, all’interno di una strategia di aperture-chiusure intermittenti, potrebbe ridurre i decessi da 47.000 a 27.000, anche di fronte a una campagna vaccinale che procede a rilento.

 

“Negli scorsi mesi – osserva Giordano – molte persone sono state immunizzate e l’inasprimento delle restrizioni ha ridotto la circolazione del virus, perciò ora la forbice tra caso peggiore e caso migliore si è ridotta”. Alla luce delle attuali evidenze scientifiche però, sia l’immunità conferita dal vaccino che quella naturalmente sviluppata da chi guarisce dalla mattia sembrano non durare più di un anno.Per non far ripartire il contagio sarà fondamentale continuare a seguire le norme di prudenza e igiene e utilizzare i dispositivi di protezione, così come monitorare la situazione epidemica con test e tracciamento dei contatti, in modo da arginare tempestivamente i focolai che rischiano di esplodere anche dopo aver concluso la campagna di vaccinazione”.

 

In buona sostanza i risultati dello studio evidenziano la necessità di mantenere restrizioni sufficientemente stringenti anche durante la campagna vaccinale, perlomeno fino alla completa immunizzazione della popolazione più vulnerabile. Inoltre, l’effetto della vaccinazione sull’evoluzione dell’epidemia risulta sempre minore rispetto all’effetto delle misure restrittive, che possono contenere l’epidemia anche senza vaccinazione e che, anche nella prima fase della campagna vaccinale, sono fondamentali per ridurre costi sanitari e decessi.

 

Per la realizzazione dello studio dell’Università di Trento hanno collaborato il Policlinico San Matteo e l’Università di Pavia, l’Università di Udine e il Politecnico di Milano. La prima firma in qualità di corresponding author è di Giulia Giordano (Dipartimento di Ingegneria Industriale, Università di Trento) che è stata affiancata da Marta Colaneri (Fondazione Irccs Policlinico San Matteo, Pavia), Alessandro Di Filippo (Fondazione Irccs Policlinico San Matteo, Pavia), Franco Blanchini (Università di Udine), Paolo Bolzern (Politecnico di Milano), Giuseppe De Nicolao (Università di Pavia), Paolo Sacchi (Fondazione Irccs Policlinico San Matteo, Pavia), Patrizio Colaneri (Politecnico di Milano) e Raffaele Bruno (Fondazione Irccs Policlinico San Matteo e Università di Pavia).

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