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Coronavirus, Draghi attacca un ''celebrato istituto di ricerca che aveva previsto a luglio 1.700 morti al giorno''. Fbk: ''Erano semplici analisi di scenario''

Il presidente del Consiglio nel corso dell'incontro con la stampa prima della pausa estiva è sembrato tirare una bordata a Fondazione Bruno Kessler. L'epidemiologo Stefano Merler: "Mi sembrava che avesse citato quei numeri a supporto della straordinaria efficacia della campagna vaccinale. Quello studio non poteva comunque essere una previsione"

Di Luca Andreazza - 06 agosto 2021 - 19:30

ROMA. "Voglio ricordare che un celebrato istituto di ricerca aveva previsto per la metà di luglio tipo 1.700 morti al giorno e ci sono stati 7-8 decessi". Questo il commento del premier Mario Draghi. "E' una situazione fluida, dobbiamo essere sicuri di aver fatto il possibile con i dati a nostra disposizione".

 

Il presidente del Consiglio nel corso dell'incontro con la stampa prima della pausa estiva è sembrato tirare una bordata a Fondazione Bruno Kessler; il premier ha tirato in ballo il modello statistico elaborato da Stefano Merler sul Covid.

 

 

"Non posso interpretare il pensiero del presidente del consiglio - commenta a Il Dolomiti Stefano Merlerepidemiologo direttore del Centro per le emergenze sanitarie della Fondazione Bruno Kessler - mi sembrava però che avesse citato quei numeri a supporto della straordinaria efficacia della compagna vaccinale. E' comunque vero che è stata fatta molta disinformazione attorno a quei numeri e, non mi riferisco al premier, quei dati sono stati spacciati per previsioni quando erano delle meno ambiziose analisi di scenario".

 

E se, effettivamente, Draghi non ha detto platealmente ''Fbk'', sembra difficile pensare a qualche altro istituto tanto che anche quotidiani nazionali come il Tempo non hanno avuto dubbi spiegando che ''Mario Draghi ha letteralmente disintegrato la Fondazione Bruno Kessler e il modello statistico elaborato da Stefano Merler sul Covid''. In realtà già alla fine di aprile aveva fatto discutere la notizia trapelata da ambienti vicini al Comitato tecnico scientifico dell’esistenza di uno "studio segreto" che metteva in guardia sul possibile aumento dei contagi in seguito alle riaperture delle attività. 

 

Come è già stato spiegato più volte (anche in un comunicato ufficiale di Fbk): "Lo studio si limita a fornire una stima del possibile impatto in termini di numero di casi e decessi attesi nel breve-medio periodo sulla base di diversi scenari ipotetici associati al livello di trasmissibilità (Rt) che si raggiungerà a seguito delle riaperture”.

 

Da febbraio 2020 la Fondazione Bruno Kessler lavora per l’Istituto superiore di sanità e il ministero della Salute per le analisi dei dati epidemiologici. "Sul tavolo - aveva spiegato Merler - ci sono delle ipotesi. Se l’Rt ricresce a 1, cosa più che probabile a seguito delle riaperture, di qui al 15 luglio dovremmo continuare a fare i conti con 200/300 morti circa al giorno. Se sale a 1,1 il rischio è di un aumento costante dei decessi fino ad arrivare a metà luglio a 600 al giorno (300 al 24 giugno). A 1,25 il disastro: fino a 1.200/1.300 vittime al giorno. Ovviamente tutto ciò vale senza misure di restrizioni aggiuntive. Per semplificare in uno scenario di liberi tutti".

 

Un Rt che è restato praticamente sotto 1 e intanto la campagna vaccinale è stata avviata e ci sono state le progressioni nelle somministrazioni, più o meno veloci, per mettere in sicurezza in particolare le categorie più fragili. Insomma, quella dei 1.200/1.300 morti quotidiani era un'analisi sul peggior scenario possibile e non una previsione (Qui approfondimento). 

 

"Nello specifico, nell’analisi presentata al Cts il 16 aprile scorso - precisa Merler - non sono state presentate previsioni su quale sarebbe potuto essere il valore di Rt (la trasmissibilità) a seguito delle riaperture. Fossero state fatte previsioni di questo tipo, si sarebbe potuto prevedere il numero di morti conseguenti e si sarebbe trattato di una vera previsione", precisa Merler che conclude: "Ma ciò non è avvenuto, anche perché eravamo pienamente consapevoli che non era possibile farlo. Al contrario, l’analisi condotta si è limitata a mostrare cosa sarebbe potuto succedere".

 

 

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