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Da Eurac arriva un nuovo farmaco biologico contro malattie cardiovascolari: "Con il nostro modello si evita la sperimentazione sugli animali"

Guardando alla cura delle malattie cardiovascolari, un team di ricerca composto da Eurac Research, Icgeb di Trieste, Università medica di Innsbruck e Università di scienze applicate della Carinzia ha preso parte al progetto "INCardio", che apre nuove prospettive

Foto della Fondazione Centro Cardiologia e Cardiochirurgia A. De Gasperis
Di S.D.P. - 01 dicembre 2022 - 14:29

BOLZANO. Le malattie ischemiche, che si manifestano quando il sangue fatica ad arrivare al cuore o non arriva proprio, sono le patologie del cuore più diffuse in assoluto. In Italia, circa nove decessi su cento sono dovuti a queste e in Alto Adige i dati sono in linea con il resto del Paese. Guardando alla cura di queste malattie, un team di ricerca composto da Eurac Research, Icgeb di Trieste, Università medica di Innsbruck e Università di scienze applicate della Carinzia ha preso parte al progetto "INCardio", che apre nuove prospettive.

 

Lo studio è partito da cellule del sangue di persone che soffrono di malattie cardiache, prese dagli studiosi, che le hanno riprogrammate per renderle staminali pluripotenti indotte, cioè in grado essere convertite in qualsiasi tipo cellulare che costituisce un individuo adulto, e, successivamente, riprogrammate di nuovo per diventare cardiomiociti, cioè cellule del cuore (utilizzati infine per creare dei modelli di malattia).

 

"L’uso di questi modelli basati su cellule staminali presenta due grandi vantaggi - ha precisato Alessandra Rossini, biologa di Eurac Research -. In primo luogo evita la sperimentazione animale e poi l’uso di cellule umane permette di riprodurre un modello di malattia che mima il più possibile quello che succede nell’individuo".

 

Parallelamente, i cardiomiociti ottenuti sono stati utilizzati per valutare la cardiotossicità di circa 300 composti di potenziale interesse per l’industria farmaceutica. Grazie al software sviluppato dall’Università di scienze applicate della Carinzia i risultati di quanto analizzato saranno presto disponibili, permettendo di compiere ulteriori passi nella direzione dello sviluppo di nuovi farmaci.

 

Grazie alla collaborazione tra Icgeb e l'Università medica di Innsbruck, che ha identificato molecole in grado di favorire la sopravvivenza dei cardiomiociti dopo un infarto, è stato possibile mettere a punto un nuovo 'metodo' di cura: "Si tratta di uno dei primi farmaci biologici proposti per le malattie cardiovascolari", ha spiegato Serena Zacchigna, medico di Icgeb e coordinatrice del progetto INCardio. 

 

"I farmaci biologici sono ottenuti da cellule viventi, e quindi riescono a riprodurre elementi che normalmente esistono nei nostri tessuti e a interferire con processi biologici complessi, che stanno alla base della maggior parte delle malattie cardiovascolari", ha concluso. 

 

Il progetto INCardio è stato finanziato dal fondo europeo di sviluppo regionale, programma Interreg V-a Italia-Austria 2014-2020. Hanno partecipato, in qualità di partner associati, anche gli ospedali di Bolzano e Merano e il Dipartimento universitario clinico di scienze mediche, chirurgiche e della salute dell’Università di Trieste.

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