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Trento
09 febbraio | 12:04

Tunnel di lava nel sottosuolo di Venere (FOTO), la scoperta dell'Università di Trento: "Un contributo sull'evoluzione del pianeta gemello della Terra"

L’Università di Trento ha dimostrato per la prima volta l’esistenza di un tubo di lava svuotato nel sottosuolo del pianeta. Il risultato, pubblicato su Nature Communications, è stato raggiunto nell'ambito di un progetto finanziato dall’Agenzia spaziale italiana. Le prossime missioni potrebbero confermare la presenza di altre cavità sotterranee grazie a radar di nuova generazione

RSLab, Università di Trento
di Redazione

TRENTO. L’Università di Trento ha dimostrato per la prima volta l’esistenza di un tubo di lava svuotato nel sottosuolo di Venere. L’attività vulcanica non è un’esclusiva della Terra. Già individuati su Marte e sulla Luna, l'Ateneo trentino comunica di aver identificato una struttura simile su un altro pianeta.

 

Il risultato, pubblicato su Nature Communications (Qui articolo “Radar-Based Observation of a Lava Tube on Venus” a firma A firmare Lorenzo Bruzzone con Leonardo Carrer e Elena Diana), è stato raggiunto nell'ambito di un progetto finanziato dall’Agenzia spaziale italiana. Le prossime missioni potrebbero confermare la presenza di altre cavità sotterranee con l'uso di radar di nuova generazione.

 

C'è quindi un tubo di lava svuotato anche nelle profondità di Venere, un pianeta la cui superficie e la cui geologia sono state in gran parte plasmate da intensi processi vulcanici.


(Un lucernario su Venere nella regione di Nyx Mons rivela la presenza di  una grotta sotterranea che si ipotizzata sia un tubo di lava svuotato. La struttura è stata identificata grazie all’analisi di immagini radar acquisite dallo strumento SAR a bordo della missione Magellan della Nasa. Crediti: RSLab, Università di Trento)

"Le nostre conoscenze su Venere sono ancora limitate e, fino a oggi, non abbiamo mai avuto l’opportunità di osservare direttamente i processi che avvengono sotto la superficie del 'pianeta gemello' della Terra", spiega Lorenzo Bruzzone, coordinatore della ricerca e professore ordinario di Telecomunicazioni e responsabile del Remote Sensing Laboratory al Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento. "L’identificazione e la prova dell’esistenza di una cavità di origine vulcanica assumono quindi una particolare importanza e permettono di verificare le teorie che per molti anni ne hanno soltanto ipotizzato l’esistenza. Questa scoperta contribuisce a una comprensione più profonda dei processi che hanno plasmato l’evoluzione di Venere e apre nuove prospettive per lo studio del pianeta".

L’identificazione di tubi di lava al di fuori della Terra non è semplice. Poiché si formano sottoterra, queste grotte rimangono di solito nascoste e possono essere individuate solo quando parte del loro tetto crolla, creando un pozzo visibile sulla superficie del pianeta. Questi crolli possono rivelare sia la presenza di un tubo di lava sia un possibile accesso al suo interno. Nel caso venusiano la cosa è resa più complessa dal fatto che la fitta coltre di nubi che caratterizza l’atmosfera del pianeta impedisce di osservare direttamente la superficie con normali fotocamere, costringendo gli scienziati a fare affidamento sulle immagini radar.


(Vista laterale in sezione che illustra la grotta individuata sotto la superficie di Venere. Crediti: RSLab, Università di Trento)

Tra il 1990 e il 1992, un radar ad apertura sintetica (Synthetic Aperture Radar), strumento a bordo della sonda spaziale Magellan della Nasa, ha mappato la superficie venusiana. "Abbiamo analizzato le immagini radar di Magellan nelle aree dove sono presenti segni di crolli localizzati della superficie, utilizzando una tecnica di imaging che abbiamo sviluppato per rilevare e caratterizzare condotti sotterranei vicino ai lucernari", aggiunge Bruzzone. "Le nostre analisi hanno rivelato l'esistenza di un grande condotto sotterraneo nella regione di Nyx Mons, il rilievo geologico che prende il nome dalla dea greca della Notte. Interpretiamo la struttura come un possibile tubo di lava (pirodotto), con un diametro stimato di circa un chilometro, uno spessore del tetto di almeno 150 metri e che si estende nel sottosuolo per una profondità di almeno 375 metri".

I parametri fisici e atmosferici di Venere potrebbero favorire la formazione di tubi di lava.


(Immagine radar di Venere ottenuta dalla missione Magellan che mostra diversi pozzi sulla superficie. Il lucernario indicato con la lettera A nasconde una grotta sotterranea potenzialmente in grado di fornire accesso al sottosuolo. La freccia bianca indica la direzione di illuminazione radar. Crediti: Immagine estratta dall’articolo L. Carrer, E. Diana, L. Bruzzone, “Evidence of a Very Large and Accessible Lava Tube on the Venus Subsurface,” Nature Communications, 2026)

Infatti, questo pianeta ha una gravità leggermente più bassa e un'atmosfera più densa rispetto alla Terra, condizioni che favorirebbero la rapida creazione di una spessa crosta isolante subito dopo che il magma fuoriesce dal suo condotto.

 

Il tubo di lava individuato sembra essere più largo e più alto rispetto a quelli osservati sulla Terra o previsti per Marte. Si colloca al limite superiore di quanto gli scienziati hanno ipotizzato (e in un caso addirittura osservato) sulla Luna. Non è sorprendente, considerando che Venere presenta canali di lava più grandi e più lunghi rispetto a quelli osservati sugli altri pianeti.

 

"I dati a nostra disposizione permettono di confermare e misurare solo la parte della cavità vicina al lucernario. Tuttavia, l’analisi della morfologia e dell’altimetria del territorio circostante, insieme alla presenza di altre aperture del terreno allineate a quella studiata, portano a formulare l’ipotesi che il tunnel nel sottosuolo venusiano potrebbe estendersi per almeno 45 chilometri. Per confermare questa ipotesi e identificare altri possibili tubi di lava servono però nuove immagini a più alta risoluzione e dati acquisiti da sistemi radar capaci di penetrare la superficie".

 

Sono previste delle missioni per approfondire questa scoperta. "I risultati di questo studio sono quindi molto promettenti in vista delle prossime missioni su Venere, come Envision (missione dell’Agenzia Spaziale Europea) e Veritas (missione della Nasa). Entrambe le navicelle saranno dotate di sistemi di imaging radar in grado di migliorare l’identificazione e lo studio dei lucernari. Inoltre, Envision trasporterà un radar orbitale a penetrazione del suolo (Subsurface Radar Sounder) capace di sondare il sottosuolo venusiano per alcune centinaia di metri e potenzialmente di rivelare la presenza dei tunnel anche in assenza di aperture superficiali. La nostra scoperta sui tubi di lava di Venere rappresenta quindi solo l’inizio di una lunga e affascinante attività di ricerca", conclude Bruzzone.

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