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Al Sanbapolìs arriva il "Teatro della Meraviglia" e la scienza si trasforma in arte

Presentata la rassegna teatrale promossa dall'Università e dalla compagnia teatro Portland che mette a confronto scienza e spettacolo. Quattro le opere che andranno in scena dal 13 al 22 gennaio e poi ci saranno altre quattro "augmented lectures", un modo nuovo per fare divulgazione per tutti

Di Carmine Ragozzino - 16 dicembre 2016 - 17:09

TRENTO. Ci vuole un fisico bestiale. Un motto, una canzone. Tormentone di un passato nemmeno poi tanto remoto. Ma se giocassimo con l’italiano? E con il femminile? Se il fisico diventasse fisica, nel senso della scienza? Cambierebbe molto, praticamente tutto. Ma il bestiale, quello resterebbe. Ed è, infatti, una volontà bestiale, nel senso della sana passione e nel senso di una ancora più sana caparbietà, quella che da anni muove un “ricercattore” quale è Andrea Brunello. Lui - l’anima del Teatro Portland di via Papiria a Piediscatello e al contempo motore creativo della compagnia Arditodesio – si gode un mondo a volgarizzare la scienza. E va in deliquio nel celebrare il matrimonio ricco di emozione, suggestione e sorpresa, tra scienza ed arte. Non una sola arte: tante arti.

 

Va detto che volgarizzare è – nel caso di Brunello - un’accezione più che positiva se è vero che nel “suo” teatro la scienza “parla semplice” senza perdere la sua sostanza di regole e di serietà. Nella fattispecie, scienza ed arte a teatro. Fanno performance. E fanno comunicazione. Cosicché le formule abbandonano l’astratto. Si schiariscono chiedendo aiuto alla parola, al gesto, al corpo e quant’altro fa l’abc dello spettacolo che deve misurarsi con un pubblico poco avezzo al calcolo.

Brunello, d’altronde, mastica scienza - la fisica in particolare - grazie ad un curriculum universitario piuttosto invidiabile, ricamato con prestigiosi studi statunitensi.

 

Ma la laurea in complessità – la fisica non è bazzecola ma volendo può non essere una tragedia - l’ha messa da tempo al servizio della prosa. Insomma, Brunello fa l’attore, (e promotore di stagioni, stage, corsi eccetera) con dedizione dichiarata al teatro civile. E cosa c’è di più civile, di più utile, del divulgare la scienza con tutti i suoi messaggi che se ascoltati, se non manipolati o strumentalizzati, possono migliorare noi stessi ed il mondo? Partendo da questo assunto, (ocio al forbito), Brunello s’è inventato un inedito festival del teatro scientifico. Si farà a Trento in gennaio. Sarà ospitato a Sanbapolis, cittadella universitaria con annesso teatro, ma non vuole essere un’offerta ad esclusivo uso degli universitari.

 

“E’ il frutto di una consolidata collaborazione mia e del Portland – dice Andrea Brunello – con il dipartimento di fisica dell’Università di Trento, (professor Oss). L’opera universitaria ha accolto la proposta con entusiasmo. Sarà un’occasione rivolta a tutti, ogni età ed ogni cultura, per diventare esploratori dello stupore, per liberare la curiosità. Imparando molto”. Si chiama, non casualmente, “Il teatro della meraviglia” l’iniziativa presentata ieri mattina. La filosofia? Un simil-slogan centrato: “L’arte ci dà una ragione per vivere. La scienza scopre come continuare a vivere”. Brunello, e con lui i docenti universitari ed i ricercatori di professione che si sono fatti coinvolgere nell’impresa – è convinto che tra arte e scienza il confine sia labile. Un confine “leggero” che lascia spazio ai reciproci attraversamenti, allo scambio, alla contaminazione. Per farla breve: il teatro offre alla scienza l’opportunità di farsi capire meglio o, semplicemente, capire.

 

Ma la scienza offre al teatro argomenti di peso e di urgenza per impedire un harakiri all’umanità. Eccolo dunque il festival. Un festival in più puntate, più appuntamenti, che alterneranno spettacoli e incontri a carattere scientifico. “Ma bisogna uscire dal rituale – dice Brunello – perché anche gli incontri con gli scienziati a loro modo saranno spettacolo”. Si chiamano “Augmented lectures” gli a tu per tu con i ricercatori programmati nel festival. Trattasi però di esperimenti di comunicazione dall’impianto che sulla carta non lesina certo curiosità. L’attore, gli attori, saranno accanto agli scienziati in un curioso connubio nel quale i primi avranno il compito di “aggiungere una dimensione emozionale al contenuto scientifico” Della scienza – in definitiva – il festival “Il teatro della meraviglia” cercherà più di tutto il lato umano.

 

Nella presentazione si è insistito a ragione sugli aggettivi: appassionato, responsabile, accattivante, divertente. Applicati alla scienza sono aggettivi che – nelle intenzioni di chi ha promosso il festival – la rendono più vicina, più comprensibile. Forse, e finalmente, anche amica. E amica anche di una speranza. La speranza che scienza ed arte – fondendosi senza confondersi – diventino una medicina che fa stare un minimo meglio. Per prenderla, questa medicina, non occorre un “fisico bestiale”. Basta aver voglia di farsi intrigare da tematiche e linguaggi inconsueti. Basta convincersi – e come diceva il maestro Manzi non è mai troppo tardi – che alla base della scienza c’è, (o dovrebbe esserci) l’uomo. Il festival – promette Andrea Brunello – farà capire quanto l’uomo abbia bisogno di non tenere la scienza fuori dalla porta di casa. Ma anche il contrario: di quanto cioè la scienza abbia bisogno dell’uomo.

 

Ecco il programma

 

Si comincia con "Luce dalle stelle" il 13 gennaio, della compagnia Spettacolo della Fisica (di Marina Carpineti, Marco Giliberti, Nicola Ludwig e Stefano Sandrelli) in cui tre scienziati, in una conferenza fra dimostrazioni spettacolari e avanzate teorie cosmologiche, trattano di luce proveniente da lontanissime stelle, ma con continui riferimenti alla vita quotidiana. Con un finale a sorpresa.

 

Si prosegue con "Starlight settemillimetridiuniverso" il 15 gennaio, spettacolo (di e con Filippo Tognazzo) della compagnia teatrale professionale Zelda, in collaborazione con l'Istituto Nazionale di AstroFisica (Inaf) scelto dal Festival della Scienza di Genova 2016 che tratta della nascita dell'astrofisica in Italia attraverso il racconto della vita e delle ricerche di alcuni fra i più importanti scienziati del XIX Secolo. 

 

Il 20 gennaio sarà la volta de "Il codice del volo" della Compagnia del Sole, in cui Flavio Albanese racconta la vita, le peripezie, i miracoli e i segreti di Leonardo da Vinci: la sua particolarissima personalità, ma soprattutto la sua voglia di conoscere e insegnare.

 

A chiudere la rassegna il 22 gennaio è lo spettacolo "Torno indietro e uccido il nonno" della Compagnia Arditodesìo/Jet Propulsion Theatre (regia Leonardo Capuano, con Roberto Abbiati e Andrea Brunello), che ha debuttato nell'ottobre 2014 al Festival della Scienza di Genova e che affronta una delle domande più profonde di tutti i tempi: "Dove va il Tempo che passa?" Una domanda che si poneva Albert Einstein ragionando sul concetto di spazio-tempo. Tutti gli spettacoli saranno alle 21 nel Teatro Sanbàpolis di Trento.

 

Le "augmented lectures", che si avvicenderanno agli spettacoli in cartellone, sono invece un esperimento di comunicazione che, per questa edizione, vede coinvolti professori e ricercatori dell'Università di Trento e dell'Università Statale di Milano. A dialogare con loro nel racconto della scienza, alcuni artisti che avranno il compito di aggiungere una dimensione emozionale al contenuto scientifico.

La prima "Vedere l'invisibile: la fisica per l'arte" (di e con Nicola Ludwig del Dipartimento di Fisica dell'Università degli Studi di Milano e con la pittrice Nadejda "Nadia" Simeonova) sarà il 14 gennaio alle 18. Nella lezione-spettacolo si parlerà dei segreti di un dipinto di un grande artista del passato. Una performance artistica illustrerà dal vivo le bizzarre proprietà dei pigmenti pittorici realizzando col pubblico un autentico falso d'autore.

 

Sempre il 14 gennaio, ma alle 21 andrà in scena "Non ci sono cose dentro le cose. Paradossi di una teoria dei quanti troppo ingenua" di e con Marco Giliberti del Dipartimento di Fisica Università degli Studi di Milano e con l'attore Giacomo Anderle. Verranno presentati e discussi numerosi esperimenti che mettono in luce le peculiarità della meccanica quantistica e le difficoltà concettuali che propongono ai discendenti di raccoglitori di frutta e di cacciatori di animali quali siamo noi.

 

Il giorno dopo, 15 gennaio alle 18 sarà la volta di una lezione con degustazione dedicata alla Fisica e alla cucina al ristorante "La scienza vien mangiando: fisica all'happy hour" di e con Marina Carpineti del Dipartimento di Fisica Università degli Studi di Milano e gli allievi dell'Alta Formazione Professionale della Cucina e della Ristorazione dell'Istituto ENAIP di Tione di Trento

 

A chiudere le augmented lectures l'appuntamento del 21 gennaio alle 21 con "Il cinguettio di Einstein. Ondulazioni di un miliardo di anni fa" di e con Stefano Oss del Dipartimento di Fisica Università degli Studi di Trento e con il musicista Enrico Merlin (supervisione registica di Andrea Brunello). Non si doveva poterlo osservare, una apocalisse cosmica, una oscillazione inenarrabile, una ondulazione nello spazio-tempo di 1.3 miliardi di anni fa. Eppure questo cinguettio previsto da Einstein è arrivato fino a noi il 14 settembre 2015. Gli esperimenti LIGO a Hanford, Washington e a Livingston nella Louisiana (USA) hanno misurato l'ineffabile sconquasso dello spazio-tempo che ha fatto tremolare (seppur in maniera quasi impercettibile) righelli e orologi. L'evento GW150914 rimarrà per sempre nella storia della scienza. Stefano Oss accompagnato dal musicista Enrico Merlin racconterà questa incredibile avventura.

 

Alla presentazione della rassegna c'erano oltre ad Andrea Brunello, anche Lorenzo Pavesi, direttore del dipartimento di fisica dell'Università di Trento, Alberto Molinari presidente dell'Opera Universitaria e Stefano Oss, responsabile del Laboratorio di comunicazione delle scienze fisiche che ha aggiungo: "Riuscire a veicolare l'emozione e la passione per la ricerca scientifica, utilizzando il linguaggio non formale e la drammatizzazione di vicende anche umane è un traguardo importante per arricchire la disciplina dura dei fisici di una valenza espressiva che la arricchisce e la rende più comprensibile. Tutto ciò permette anche ai fisici di ripensare una didattica che è anche comunicazione andando oltre la tecnologia e il formalismo tradizionale. Per questo abbiamo investito nella collaborazione con teatro Portland per dar vita al "Jet Propulsion Theatre", un'intesa fra i mondi della scienza e del teatro che vede coinvolti in prima persona protagonisti sia della fisica che dell'arte".

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