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Fbk e Università verso il futuro, firmato l'accordo quadro per lavorare in sinergia e sfidare l'Europa. Profumo: "Tradurre la conoscenza in innovazione per le imprese e per il territorio"

Se l'Italia fatica a cavalcare e sgomitare nella 'rivoluzione digitale', il Trentino cerca di andare in controtendenza, rafforzando quell'integrazione tra due eccellenze a livello europeo per diventare un interlocutore sul mercato e non un normale spettatore. Collini: "La convenzione toccherà anche l’alta formazione avanzata, tramite la collaborazione nei dottorati di ricerca e l’attivazione di master universitari"

Da sinistra Francesco Profumo (presidente di Fbk) e Paolo Collini (rettore dell'Università di Trento) - foto G. Cavulli
Di Luca Andreazza - 26 maggio 2017 - 06:27

TRENTO. "Un accordo che si ispira a quel solco tracciato da Bruno Kessler nell'ottica di crescere investendo in formazione, ricerca e internazionalizzazione. Tradurre la conoscenza in innovazione per le imprese e per il territorio", queste le prime parole di Francesco Profumo, presidente della Fondazione Bruno Kessler alla firma della convenzione quadro con l'Università di Trento.

 

L'ateneo e la Fondazione Bruno Kessler hanno così deciso di unire ancora di più le forze, forti delle posizioni di leadership nei rispettivi campi come spesso certificato dai dati nazionali, tra i quali quelli dell'Anvur e del Sole24Ore: "I risultati - aggiunge il rettore Paolo Collini - in termini di qualità daranno al Trentino un maggior vantaggio nella competizione sempre più aggressiva tra territori. Il nostro ruolo è quello di unirci, valorizzando le nostre diversità e sommando le nostre similitudini. Un accordo strategico che sviluppa ulteriormente le collaborazioni già esistenti".

 

E se l'Italia fatica a cavalcare e sgomitare nella 'rivoluzione digitale', il Trentino cerca di andare in controtendenza, rafforzando quell'integrazione tra due eccellenze a livello europeo per diventare un interlocutore sul mercato e non un normale spettatore.

 

"Questa convenzione - spiega Profumo - sviluppa un'idea iniziale di Bruno Kessler, quando nel 1962 disse che il Trentino non poteva crescere solo con le mele, ma investendo in educazione, ricerca e internazionalizzazione, oggi è più che mai attuale. Il territorio rappresenta quasi l'1% della popolazione italiana e il Trentino deve essere un laboratorio e un luogo di sperimentazione: l'Autonomia ha anche questo significato".

 

Questo accordo mette nero su bianco sforzi e obiettivi congiunti, promuovendo la crescita e la collaborazione verso altri ambiti disciplinari sul versante della ricerca e l'attivazione di nuove convenzioni per definire e sviluppare progetti di ricerca e laboratorio: "L'intenzione - dice Collini - è quella di lavorare in sinergia per ottimizzare gli investimenti, acquisire i finanziamenti e integrare hardware, software e infrastrutture".

 

Un salto nel futuro, un processo di consolidamento delle attività tra Ateneo e Fondazione per implementare progetti e laboratori di ricerca condivisi, ma anche programmi di dottorato e master professionalizzanti. Le prime collaborazioni riguardano le attività di ricerca biomedicale (oncologia, neurodegenerazione, malattie ereditarie), quindi si passa dall’analisi della politica internazionale alla scienza computazionale, dalla matematica fino alla sfida della competizione europea nel settore emergente delle tecnologie quantistiche.

 

Il Laboratorio si propone, in particolare, di offrire alla comunità degli accademici italiani che lavorano sui temi di politica internazionale un punto di riferimento comune – oggi di fatto ancora non chiaramente individuabile nel panorama nazionale – per l’ideazione, lo sviluppo e la conduzione di progetti di ricerca su tematiche di stretta attualità (risoluzione dei conflitti, studi per la Pace, diplomazia, cooperazione internazionale).

 

L’obiettivo del Laboratorio è dunque duplice: mantenere la rete estesa e consolidata di rapporti stabilita dal progetto esplorativo in Politica internazionale e risoluzione dei conflitti lanciato nel 2012 da Fbk, valorizzando l’investimento compiuto e continuando a far convergere in modo sistematico su Trento le attività degli studiosi italiani di Relazioni Internazionali, mentre dall’altro, si trova l’ambizione di proiettare all’estero - con la comune e sempre più riconoscibile etichetta trentina - il lavoro di tale gruppo di specialisti italiani nell’ambito della politica internazionale.

 

Non solo ricerca però: "La convenzione - prosegue Collini - toccherà anche l’alta formazione avanzata, tramite la collaborazione nei dottorati di ricerca e l’attivazione di master universitari".

 

"Un segnale di qualità - conclude Profumo - per affrontare la competizione europea e andare oltre i campanilismi".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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