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Innovazione, Trento perde la sfida europea sull'agrifood e resta al palo per quella sulla manifattura

Gli Eit hanno scelto una cordata non italiana per creare il polo europeo sul cibo (un progetto che a regime vale fino a 400 milioni di euro). Storia di una grande vittoria e di una serie di "sconfitte", una delle quali che sfiora anche il caso Trento Rise - Deloitte. Ferrari: "Per il Kic sul Food ho notizia che il Governo italiano si stia già attivando nelle sedi competenti"

Alessandro Olivi, Ugo Rossi e Sara Ferrari
Pubblicato il - 21 novembre 2016 - 07:11

TRENTO. Sono i canali di sviluppo sui quali la Provincia ha deciso di puntare in questi ultimi anni in tema di innovazione: Food (meglio Agrifood) e Manufacturing (si pensi a tutto il progetto Manifattura di Rovereto). Addirittura i 4 milioni di euro destinati ad aiutare i giovani imprenditori, messi a bilancio in questi giorni dalla Provincia, danno priorità proprio a chi deciderà di "fare innovazione in questi quattro settori": qualità della vita, energia e ambiente, agrifood e meccatronica.

 

Ebbene mentre la sfida per diventare sede della Kic (Knowledge Innovation Community che, tradotto, è una partnership tematica che mette a sistema i maggiori esponenti a livello europeo su uno specifico argomento per creare nuovi modelli di innovazione sviluppandoli in maniera coordinata) dell'energia e del cambiamento climatico era già sfuggita a Trento poco tempo fa, negli scorsi giorni l'Istituto europeo per l'Innovazione e la Tecnologia (Eit) ha annunciato il team vincitore del Kic AgriFood e il Trentino non c'era.

 

A vincere (e la vittoria "vale fino a 400 milioni di euro - si legge sul sito degli Eit - se verranno raggiunti i risultati attesi", quindi bei soldini) un consorzio di 50 partner di 13 paesi, con anche PepsiCo Inc., Fraunhofer, University of Cambridge,  Polish Academy of Science, Robert Bosch GmbH, Autonomous University of Madrid and Sodexo SA e soprattutto l'Università di Monaco. Nomi altisonanti, certo. Ma non ci si deve lasciar impressionare. Intanto perché che il Kic sul cibo sfugga all'Italia per finire a Monaco è una notizia inaspettata per tutto il panorama internazionale.  E poi perché quando il 20 settembre 2011 gli Eit annunciavano che Trento diventava il nodo italiano degli Ict Labs, la concorrenza battuta dal nostro capoluogo rispondeva ai nomi di Londra e Budapest. Trento, in quel periodo, riusciva ad agganciarsi a un treno importantissimo e velocissimo inserendosi in una ristrettissima cerchia composta da Berlino, Eindhoven, Helsinki, Stoccolma e Parigi. Un treno che, quando un anno fa veniva tracciato un bilancio dei primi 3 anni di attività degli Eit Digital, emergeva che era stato in grado di spendere 44 milioni di euro in innovazione grazie alle risorse di partner e del fondo istituzionale dalla comunità europea. Bei soldini anche questi, insomma.

 

Ma non è tutto: giovedì sera è stato anche annunciato che per quanto riguarda la corsa al polo legato alla manifattura (Knowledge and Innovation Community in the area of Added-value Manufacturing), questa è stata interrotta. Cancellata, al momento. "Dopo una procedura di valutazione approfondita - si legge sul sito degli Eit - e le audizioni con il comitato direttivo dell'Eit, è stato deciso all'unanimità che la Kic di questo settore non poteva essere designata". Perché? Semplice. Perché è una gara e al via Trento si era presentata con una cordata mega galattica che, per essere sicura di vincere, si era presentata da sola. Non c'erano avversari. Erano stati tutti ricompresi in questo mega team che, in questo modo, sperava di centrare l'obiettivo finanziamenti europei. Ma l'Europa ha detto "no grazie". Salta la gara. Al momento salta la Kic Manufacturing. Un terzo colpo al cuore dell'innovazione trentina che va ad aggiungersi, in realtà, ad un quarto tonfo, forse il più doloroso e rumoroso e per questo tenuto un po' nascosto dalle istituzioni: quello datato 2014 quando era saltato il Kic "salute e invecchiamento".

 

Una corsa, questa, che in qualche modo è stata sfiorata anche dalle inchieste sul caso Trento Rise - Deloitte. Infatti a spingere per appoggiare la cordata perdente  (quella con la sanità lombarda e l’Università di Edimburgo) era stato Fausto Giunchiglia, oggi indagato in quasi tutti i filoni (sono sei ad oggi) aperti dalla magistratura sulla questione. In netto contrasto a Giunchiglia si era posto Fernando Guarino, ex gran commis della Provincia, poi segretario generale di Trento Rise, tra i protagonisti della creazione del nodo trentino degli Eit sugli Ict ed uno di quelli che avevano tentato di opporsi (da lui sono partite le indagini della magistratura) al progetto di scalata al "sistema Trentino" di Deloitte.

 

Guarino spingeva per appoggiare la cordata con Oxford e CambridgeStoccolma, Delf e l’Università di Monaco (il team che poi avrebbe vinto). E, recentemente, era stato proprio lui a spiegare che nonostante le varie richieste di incontro con l'allora rettrice dell'Università di Trento Daria De Pretis, per spiegarle la situazione, questa si fosse sempre rifiutata di incontrarlo lasciando, di fatto, mano libera a Giunchiglia. E così anche in quel caso Trento finì per perdere il "treno" vincente.

 

Strategia e visione. Sono questi i segreti per centrare sfide importanti come queste. Da un po' di tempo il Trentino sembra vivere più sull'inerzia di quanto fatto in passato che su progetti e iniziative presenti e future. Pochi giorni fa scrivevamo in esclusiva che Trento è la provincia più innovativa d'Italia per startup e piccole medie imprese ma sempre ricordiamo anche che pur essendo Trento un punto di riferimento nel campo degli Ict e della ricerca di base il Regional Innovation Report 2016  dell'Unione europea ha ribadito che "la sua aspirazione di essere riconosciuta a livello internazionale come un pioniere della 'nuova rivoluzione industriale' richiede uno sforzo costante"

 

Su quanto accaduto in questi giorni abbiamo provato a chiedere un commento all'assessora alla ricerca Sara Ferrari. Riportiamo integralmente la sua risposta:

 

"Per quanto riguarda la Kic Agrifood il nostro consorzio era guidato, per l'Italia, dall'Università di Bologna e Federalimentari, ed aveva il supporto del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero Agricoltura, e del Ministero Ricerca. Tra i partner italiani coinvolti c’erano Barilla, Ferrero, Bauli, Orogel, Caviro, Coop Italia, Granarolo, Amadori, Illy, il Cnr l’Enea... in alleanza con i più rilevanti centri di ricerca e industrie dell'agroalimentare francese, olandese, belghe e spagnole. Ha vinto una cordata guidata da Nestlé e Pepsi, realtà che rappresentano tutto quello in cui noi non crediamo a livello di produzione alimentare. Dunque, anche se il Trentino, com’è evidente, non era l’ago della bilancia in questa partita, il nostro disappunto è che venga premiato quel tipo di modello. E al disappunto si unisce lo stupore per il fatto che l'Istituto Europeo di Tecnologia (Eit), che è lo strumento europeo per l’innovazione, premi una cordata guidata da svizzeri e inglesi, e che Francia e Italia siano escluse da una simile partita. In questo senso, ho notizia che il Governo italiano si stia già attivando nelle sedi competenti. 

Per quanto riguarda la Kic Manufacturing, ci siamo presentati con una cordata molto forte in cui era presente l'eccellenza europea del settore a livello scientifico e industriale (es. Bosch, Siemens, Sap, Fiat, Renault, Whirpool, Comau Airbus, Aerospace Valley, Bayer, Peugeot, Philips, Thales). L'Istituto Europeo, vista la presenza di una sola cordata, ha ritenuto di rinviare il bando ai prossimi mesi perché - per statuto e per la natura stessa dell'innovazione - è necessario che vi siano diverse cordate concorrenti. 

E’ già successo in passato che venissero sconfitte cordate nelle quali eravamo coinvolti (es. Kic energia e cambiamento climatico). In questo senso Trento resta comunque l'unica realtà in Italia a gestire due Kic, quella in ambito informatico e quella sulle materie prime, particolarmente rilevanti in un ambito come quello dell'innovazione in cui l'Italia ha un ruolo fortemente marginale"

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