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La Comunità è partecipare, primo convegno nazionale per approfondire i nuovi metodi di community work

Il Centro studi Erickson propone due giornate, il 26 e 27 maggio, per valorizzare dal basso e in ambito sociale il concetto di comunità. Tanti relatori e ospiti di rilievo nazionale. Fabio Folgheraiter: "E' una sorta di 'guida leggera' per intervenire nei momenti cruciali e con metodo per organizzare, sostenere e orientare le relazioni tra gli interessati affinché perseguano le soluzioni auspicate"

Di Luca Andreazza - 22 maggio 2017 - 16:18

TRENTO. La parola 'Comunità', che si sente pronunciare sempre più spesso e in molti contesti, è una risorsa che sarà al centro del convegno organizzato dal Centro studi Erickson che il 26 e 27 maggio porterà a Trento, da tutta Italia, oltre 200 persone tra assistenti sociali, educatori, pedagogisti e psicologi.

 

L’obiettivo delle due giornate è quello di mettere insieme esperienze positive nell’ambito del lavoro di comunità che riesce a valorizzare, in ambito sociale, la partecipazione dal basso di chiunque si trovi ad affrontare una difficoltà o un problema comune.

 

Non a caso il titolo scelto per il convegno è 'Comunità è partecipazione', "l’elemento imprescindibile - spiega Fabio Folgheraiter, co-fondatore del Centro studi Erickson e docente all’Università Cattolica di Milano - per un vero lavoro di comunità è il coinvolgimento reale delle persone, senza imposizioni dall’alto, lasciando spazio a un processo aperto, negozialeparitario".


(Fabio Folgheraiter)

In questa fase di grande cambiamento nel mondo dei servizi sociali, dove spesso le risorse sono in diminuzione, "un lavoro di comunità - prosegue il co-fondatore - realmente partecipativo può portare al raggiungimento di risultati soddisfacenti e sorprendenti. Non è possibile, infatti, pensare di risolvere i problemi collettivi di una comunità intera se non facendo leva sulle capacità della stessa comunità di fronteggiare le proprie criticità".

 

Se si vuole fare davvero community work, il ruolo dell’operatore è fondamentale e non può essere dato per scontato. "E' una sorta di 'guida leggera' - aggiunge il Centro studi Erickson - che sappia intervenire nei momenti cruciali e con metodo abbia le capacità per organizzare, sostenere e orientare le relazioni tra gli interessati affinché perseguano le soluzioni auspicate".

 

Nell’arco delle due giornate saranno presentate esperienze positive che sono state messe in atto in diverse regioni: dal gruppo dei familiari di vittime dell’attentato di Piazza della Loggia che valorizza la memoria, al progetto avviato in un quartiere di Reggio Emilia per riqualificare il tessuto sociale.

 

A portare un contributo scientifico di alto livello ci saranno inoltre la sociologa Marianella Sclavi del Politecnico di Milano, legata a Trento anche per essersi laureata alla facoltà di Sociologia nel 1968, Pierpaolo Donati, docente dell’Università di Bologna, teorico della sociologia relazionale, e Michele Andreaus dell’Università di Trento.

 

"È importante - conclude Folgheraiter - essere consapevoli del fatto che il community work è una sfida complessa, che può dare grandi soddisfazioni a tutti i protagonisti. Le due giornate di convegno si concentreranno sui più frequenti nodi metodologici e sulle maggiori soddisfazioni che gli operatori possono incontrare nel lavoro di comunità, fornendo riflessioni teoriche, strumenti ed esperienze concrete che suggeriscano come impostare progetti efficaci perché realmente partecipativi".

 

Il Centro studi Erickson è stato fondato nel 1984 sull'esperienza di un Centro studi sui problemi della riabilitazione e dell'inserimento sociale delle persone con disabilità mentale, promosso fin dal 1979 da due specialisti di questa materia, gli psicologi Dario Ianes e Fabio Folgheraiter. Il Centro Studi si occupava di ricerca, consulenza, formazione di operatori e amministratori di servizi sociali e scolastici.

 

Il momento di avvio di questa attività è stato di poco successivo alla promulgazione delle leggi nazionali che prescrivevano l'inserimento dei ragazzi disabili nelle scuole dell'obbligo e, per quanto possibile, nel mondo del lavoro.

 

L'attività di recupero e integrazione, che già impegnava un notevole numero di operatori (pedagogisti, psicologi, educatori professionali, insegnanti di sostegno, volontari), mancavano però una cultura specifica e strumenti operativi adeguati, in questo senso il Centro Erickson ha svolto un'opera pionieristica di documentazione di esperienze e metodologie del mondo anglosassone, quali Gran Bretagna e Stati Uniti, occupandosi principalmente di fornire consulenza tecnica e formazione di operatori, acquisendo una posizione di rilievo nel panorama nazionale.

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