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La nuova frontiera delle gite scolastiche e i 340 chilometri in bici

L'istituto ha sperimentato una gita scolastica innovativa, un approccio non-formale. Claudio Bassetti: "L'organizzazione totalmente in capo ai ragazzi. Una crescita e un coinvolgimento sorprendente"

Di Luca Andreazza - 06 ottobre 2016 - 17:14

TRENTO. Un viaggio scolastico “Dai monti al mare”, 340 chilometri dal 23 al 28 maggio. Nulla di strano. Se non fosse che questa distanza è stata percorsa in bicicletta dagli studenti della terza media dell'Istituto Comprensivo Pedrolli di Gardolo. Ciò che si scrive oggi sulla lavagna, domani è cancellato e quindi i docenti Claudio Bassetti, Lina Broch e Claudio Tonazzolli hanno sperimentato una gita scolastica innovativa in collaborazione con Kaleidoscopio.

 

Tutto questo è stato spiegato nella cornice di It.a.cà nelle sale del Centro per formazione della solidarietà internazionale all'Inchiostro.

 

La gita scolastica. Una sorta di tana libera tutti. Un'esperienza borderline, dove l'esuberanza dei giovani tocca e comprende solo marginalmente gli aspetti educativi del cosiddetto turismo scolastico.

 

Il viaggio viene vissuto come un momento di stacco dall'ambiente scolastico e dalle lezioni in aula, manca nei ragazzi la percezione educativa dell'apprendimento non-formale. La gita scolastica, fra i rituali più amati degli studenti, rappresenta quindi un'evasione più che un approfondimento di quanto studiato nel corso dell'anno fra i banchi della scuola.

 

Esce quindi dagli schemi di questo contesto l'esperienza della scuola media Pedrolli di Gardolo, un progetto triennale iniziato dalla conoscenza del proprio territorio per poi pedalare “Dai monti al mare”.

 

Gli studenti come parte attiva nelle riflessioni e nella progettazione del viaggio per avere un metodo di indagine da utilizzare nel loro futuro di giovani uomini.

 

Chiediamo a Claudio Bassetti i perchè di questa esperienza.

“Volevamo proporre qualcosa in più rispetto alla semplice gita scolastica, un programma innovativo e articolato, coinvolgendo direttamente gli studenti nella realizzazione del progetto. Si tratta di un percorso e una preparazione durata tre anni. Siamo partiti dalla nostra realtà per allargare lo sguardo. Il fiume Noce è stato il filo conduttore di questa esperienza. Il requisito necessario è diventare cittadini del territorio per essere cittadini del mondo”.

 

Come nasce il viaggio scolastico?

“La scaletta di lavoro ha sviluppato fondamentalmente tre passi. Alla base di tutto ci deve essere la disponibilità nell'accogliere gli stimoli degli studenti e le loro aspettative. L'organizzazione è tutta in capo ai ragazzi. Prima si raccolgono le informazioni e si ricercano i dati. Successivamente abbiamo dato il via alla fase attiva dell'esplorazione e abbiamo concluso il ciclo con il “rilascio” delle emozioni e il dibattito sull'esperienza. Nulla viene ovviamente lasciato al caso. Io stesso ho fatto tutti i sopralluoghi del caso per valutare 'pericoli' e difficoltà e rendermi conto in prima persona di eventuali disagi. E' inoltre un'attività multidisciplinare, quindi si collabora con i colleghi alla preparazione del viaggio in tutti gli aspetti.

 

Come si realizza questo progetto concretamente?

“Piccoli passi: complessità crescente e valutazione delle conoscenze acquisite; sono state previste delle tappe di avvicinamento. Prima di tutto per fornire un modus operandi e quindi per preparare l'esperienza mentalmente e fisicamente. Muoversi nel proprio territorio per muoversi nel mondo.

E' necessario conoscere non solo i servizi del nostro territorio, ma anche l'aspetto storico, culturale, ambientale ed economico”.

 

Una didattica informale, le distanze fra studente e insegnate si accorciano. Come si mantiene il rispetto reciproco?

“Ci si mette in gioco. Il rispetto significa competenza, regole e autorevolezza. Se sei un riferimento saranno gli studenti a cercarti per chiedere aiuto e prendere le decisioni nel momento che conta.

Inoltre questa esperienza ha regalato moltissime sorprese: un'integrazione sorprendente fra ragazzi trentini e musulmani, ragazzi che non sono mai andati in montagna arrivare a 3.000 metri oppure ragazze che non sono mai andate in bicicletta pedalare 340 chilometri in gran parte su pista ciclabile o arginali. Questo discorso vale anche per le loro famiglie, che hanno dimostrato un'enorme disponibilità lasciando i figli liberi di partecipare a tutte le attività proposte. Uno spirito di gruppo unico e una maturazione costante e rapida. Questi risultati sono frutto di un rapporto costante e una continua restituzione dei risultati. Valori decisivi”.

 

Le voci degli studenti.

 

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