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Renzo Piano a Trento per inaugurare anno accademico e nuova biblioteca alle Albere: "Andatela a visitare, parla di convivenza"

L'archistar parla della nuovo progetto: "Andate a vederla la nuova biblioteca universitaria, è luminosa, aerea, parla di convivenza, dello stare assieme”. 

Pubblicato il - 18 novembre 2016 - 19:35

TRENTO. Si è celebrata oggi l'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Trento. L'auditorium del dipartimento di Lettere e Filosofia era stipato di docenti, studenti, ospiti delle istituzioni e degli ordini professionali. Ingresso trionfale del rettore Paolo Collini e del corteo accademico in toga e tocco sulle note del tradizionale Gaudemus igitur.

 

L'introduzione è stata affidata al presidente della Corte costituzionale Paolo Grossi e la prolusione del senatore e archistar Renzo Piano, che domani inaugurerà la nuova biblioteca universitaria centrale nel quartiere delle Albere da lui progettata, come il tutto il quartiere.

 

È bello costruire luoghi per la gente – afferma il senatore incontrando la stampa poco prima di affrontare la platea per la prolusione – soprattutto per i giovani, parlerò di questo nel mio intervento. Io non sono un educatore, non ho molta pratica di insegnamento universitario, io conosco l'insegnamento pratico – spiega – il lavoro di bottega”.

 

Parla anche di periferie Renzo Piano, “di come metterle la centro”. “La grande scommessa di oggi non può che essere trasformare le periferie in città – afferma – e questo si fa anche attraverso la collocazione di un museo, la costruzione di una biblioteca, altrimenti rimarranno luoghi negletti luoghi negletti e disprezzati”. L'architetto genovese ricorda come il destino di ogni città sia la periferia: “Il 90% degli abitanti delle grandi città vive in periferia, e sono luoghi meravigliosi che non mancano certo di bellezza. C'è di sicuro una bellezza umana – dice Renzo Piano – bisogna portare la bellezza urbana, quella fisica”.

 

Quando viene a Trento, l'architetto passa sempre davanti alle “sue” Albere: “Passo sempre davanti al Muse e mi fermo a guardare. Ora immaginate che ci sarà una bella biblioteca, non grandissima ma di sicuro sarà frequentatissima – spiega il senatore – e domani taglierò il nastro con gioia e con un po' di mestizia”. Perché l'autore di un opera un po' si innamora della sua creatura: “In realtà quando si finisce un progetto è come consegnare un bebè ad altri, si finisce un lavoro e questo lavoro lo si dà ad in mano ad altri.Ma è giusto così, la creatura non ti appartiene più e diventa della comunità: sia ben chiaro che questo sentimento di mestizia dura l'arco di mezza giornata – conclude - poi prevale sempre la letizia”.

 

La domanda sulle criticità abitative del quartiere delle Albere, che una giornalista gli pone, un po' lo infastidisce: “Oggi siamo qui a festeggiare l'apertura della biblioteca, non vedo perché funestarla con altri argomenti. Una città si sviluppa e si compone con lentezza, con processi lenti, con una metabolizzazione non sempre lineare – afferma riferendosi anche al quartiere nato sull'area della ex Michelin – ma possiamo dire che tutto va nella direzione giusta, un museo, una biblioteca, un grande parco, e l'integrazione con la città: oggi ho visto i lavori del sottopassaggio di via Taramelli ad esempio, una via che unisce l'area alla città”.

 

Renzo Piano spiega che l'architettura è una sfida continua, e questo sfida lo ha coinvolto anche nella progettazione del quartiere delle Albere: “Non era prevista la biblioteca all'inizio – spiega l'architetto – abbiamo pensato ad un centro congressi, luoghi sempre connessi però con l'insegnamento. Poi è maturata l'idea della biblioteca e credo sia la scelta giusta”.

 

E di biblioteche Renzo piano ne ha progettate tante. La prima negli anni '70, la Bibliothèque publique d'information all'interno del Pompidou, “la prima in cui i libri erano accessibili da tutti, senza dover passare dalla mediazione dei bibliotecari a cui una volta si consegnava il foglietto col nome del libro e loro te lo portavano dopo un quarto d'ora: l'idea di lasciare liberi i libri era rivoluzionaria”. Poi la Morgan Library di New York, la Biblioteca nazionale di Atene. “E in ogni progetto il libro rimane il luogo più importante. Non certo per nostalgia, per sentimentalismo – precisa l'architetto – ma i libri e le biblioteche che li contengono sono strumenti e luoghi che aprono al rapporto con gli altri: andate a vederla la nuova biblioteca universitaria, è luminosa, aerea, parla di convivenza, dello stare assieme”. 

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