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Ricerca di frontiera, il progetto dei CiMec tra i trenta migliori al mondo

Il progetto del neuroscienziato Giorgio Vallortigara è stato selezionato tra oltre un migliaio di proposte nella competizione internazionale promossa dallo International Human Frontier Science Program. Il progetto indaga le origini della capacità di contare

Pubblicato il - 29 marzo 2017 - 10:50

ROVERETO. Il CiMec, centro Mente e Cervello, dell'Università di Trento si conferma un'eccellenza del proprio settore. Il polo di Rovereto è infatti tra i destinatari del finanziamento da 30 milioni di dollari per la ricerca messa a disposizione dalla International Human Frontier Science Program Organization. 

 

Il progetto del CiMec, condotto dal neuroscienziato Giorgio Vallortigara, Caroline Brennan del Dipartimento scienze biologiche e chimiche alla Queen Mary University di Londra e il fisico Scott Fraser del Dipartimento di Ingegneria biomedica della University of Southern California a Los Angeles, è rientrato tra i migliori trenta progetti al termine di una selezione molto dura che ha valutato 1.073 documenti presentati da 60 paesi in tutto il mondo.

 

Ogni progetto beneficia tra i 110 e i 125 mila dollari per un triennio per sostenere la ricerca di 'frontiera' sui meccanismi complessi che regolano gli organismi viventi. I finanziamenti erogati dalla International Human Frontier Science Program Organization si distinguono particolarmente anche per il fatto che sono l’unico programma internazionale a sostenere direttamente le applicazioni che partono dal basso, sviluppate da gruppi di ricerca di tutto il mondo.

 

Il progetto del CiMec riguarda le basi genetiche della capacità di usare i numeri, di contare e più in generale di stimare le quantità: l’abilità di stimare le quantità si sarebbe conservata, attraverso l’evoluzione, poiché si ritrova in varie specie animali, ma sono ancora sconosciuti i meccanismi cellulari che la sorreggono.

 

Il progetto premiato dal finanziamento – 'Imaging the neurobiology of numerosity - the evolution of counting' – si pone in particolare due obiettivi. Il primo vede l'utilizzo delle tecniche di apprendimento associativo e quindi lo studio dello sviluppo delle capacità di stima della numerosità nel pesce zebra.

 

Successivamente, usando tecniche di editing genetico, i ricercatori cercheranno di generare linee di pesci che portano mutazioni dei geni associati alla stima della numerosità nella specie umana, per verificare se la stima della numerosità ha una base genetica che si è conservata nel corso dell’evoluzione.

 

Infine, usando tecniche di microscopia a due fotoni su un singolo piano di illuminazione (light sheet microscopy) e di imaging neurale funzionale, gli scienziati studieranno a livello dei singoli neuroni i circuiti coinvolti nelle capacità di stima del numero nelle linee di pesci zebra. L’obiettivo è quindi sia quello di comprendere come il cervello generi la nostra capacità di comprendere i numeri, sia quello, a lungo termine, di aiutare le persone che sono affette da disturbi nella cognizione dei numeri come l’acalculia.

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