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Stopfake, una mappa per inseguire le vie e gli attori della contraffazione

Ogni persona spende in un anno 120 euro in merci contraffatte, la maggior parte acquistate nei mercati (33,5%), nelle spiagge (40,5%) e in Internet (12,4%). Stopfake intende monitorare, tutelare e prevenire lo sviluppo del mercato illegale

Di Elena Castellani - 11 aprile 2017 - 17:05

TRENTO. Si chiama Stopfake, un innovativo prototipo targato Ict per la creazione, la raccolta, la gestione e l'analisi automatica di dati pubblici e privati su criminalità organizzata e contraffazione delle merci a livello nazionale. Scopo essenziale di tale progetto è quello di assistere gli attori pubblici e privati con dati sempre aggiornati, visualizzazioni, report e analisi di rischio automatiche.

 

Finanziato con circa 300 mila euro dalla Commissione europea, Stopfake è frutto della collaborazione tra il Ministero dello sviluppo economico, eCrime, Expert system, Indicam e Confcommercio Trentino.

 

I dati raccolti nell'ultimo anno, mettono in luce quanto il problema della contraffazione diventi di giorno in giorno sempre più incisivo. Nel 2016, quasi un consumatore su quattro in Italia ha acquistato prodotti contraffatti. Tra le prime posizioni rientrano gli accessori (come cinture e borse) e l’abbigliamento, che si possono comprare per strada o sulle spiagge (40,5%), nei mercati o nelle fiere (33,5%) e talvolta in Internet (solo il 12,4% dei consumatori).

 

Ma, per quale motivo la contraffazione si sta diffondendo in modo sempre più capillare? La leva principale che alimenta il mercato illegale è il risparmio. Per ogni consumatore e consumatrice la stima è di circa 120 euro nell’ultimo anno nel nostro Paese, a fronte di una spesa media per prodotto di circa 28 euro.

 

Un mercato illegale diffuso che, per le imprese vittime di contraffazione, ha ripercussioni sia sul fatturato (incidenza media del 10,7%), sia sui volumi di vendita (incidenza media del 14%). Basti pensare che, nell’ultimo anno, le imprese sono state impegnate più a mitigare i danni (incidenza media sul fatturato del 10,2%) che a investire in sicurezza (il 7,5%). Tra quelle che hanno deciso di dotarsi di misure anti-contraffazione, il 38,7% sceglie di adottare campagne informative rivolte ai consumatori, il 26,1% di aderire alle iniziative delle associazioni di categoria e il 25% di fidelizzare fornitori e/o distributori. Quest’ultima opzione è considerata tra le più efficaci per proteggere e tutelare i prodotti delle imprese.

 

Dati rilevanti, che rendono indispensabile fotografare l’incidenza della contraffazione e il ruolo della criminalità organizzata nell’economia italiana grazie a Stopfake.

 

"Abbiamo raccolto dati quantitativi e qualitativi e creato analisi di rischio statiche. Con queste abbiamo poi sviluppato una piattaforma informatica innovativa per aiutare gli attori chiave, pubblici e privati, a comprendere la dimensione e le caratteristiche della contraffazione in Italia e il ruolo della criminalità organizzata", spiega Andrea di Nicola, coordinatore scientifico di eCrime.

 

Il sistema informativo Stopfake, a disposizione del Ministero dello sviluppo economico e degli operatori pubblici e privati nella lotta alla contraffazione, consente l’integrazione della banca dati (ad esempio delle imprese), anche in tempo reale attraverso app dedicate. Inoltre, l'analisi automatizzata delle informazioni produce conoscenza condivisa, base indispensabile oggi per rafforzare la cooperazione tra gli attori dell’anti-contraffazione in Italia e in Europa, per predisporre interventi di contrasto, prevenzione e sensibilizzazione mirati e per valutare i risultati raggiunti.  

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