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Da 'Blade Runner 2049' a 'Monte Bondone 2035', il futuro passa dalla fantascienza?

Questa volta sembra di far sul serio, sempre che non prevalgano campanilismi perché ognuno vuole avere una parte di cielo oppure che tutto non sfumi dopo le elezioni provinciali o magari tra circa due anni in occasione di quelle comunali. E sempre che l'amministrazione non scopra che i costi siano proibitivi. Ma solo il tempo potrà dirlo

Di Luca Andreazza - 23 ottobre 2017 - 19:38

TRENTO. Dopo 'Blade Runner 2049', irrompe sugli schermi trentini l'attesissimo 'Monte Bondone 2035'. Il rilancio dell'Alpe di Trento parte nel pomeriggio di lunedì 23 ottobre dalla Sala Falconetto a Palazzo Geremia. La prima tappa di quel processo partecipato e condiviso che dovrebbe ricollocare la montagna cittadina sulle cartine geografiche del turismo montano. 

 

Questa volta sembra di far sul serio, sempre che non prevalgano campanilismi perché ognuno vuole avere una parte di cielo oppure che tutto non sfumi dopo le elezioni provinciali o magari tra circa due anni in occasione di quelle comunali. E sempre che l'amministrazione non scopra che i costi siano proibitivi. Ma questo solo il tempo potrà dirlo. 

 

Chi si aspettava qualche numero oppure informazione in più sarà rimasto deluso, ma questo è il giorno 'zero'. Si è spiegata la metodologia che porterà al 'piano di sviluppo', il 'Monte Bondone 2035' appunto. La deadline è prevista per fine aprile del prossimo anno. I risultati saranno consultabili su una pagina web specifica sul sito del Comune di Trento

 

'Partecipazione', 'partecipazione' e ancora 'partecipazione', non sono le parole di Giorgio Gaber, ma la parola chiave ripetuta dal sindaco Alessandro Andreatta ("Un attenzione - dice il primo cittadino - rinnovata e dichiarata al Bondone. Un punto di partenza per il rilancio partecipato e in via definitiva), così come dall'assessore Roberto Stanchina ("Le amministrazioni coinvolte - spiega - le Asuc e tutti gli enti interessati sono a chiamati a far la propria parte, a partecipare. Il turismo ha una valenza importante per il Pil e l'indotto) e dal delegato Dario Maestranzi ("La partecipazione - aggiunge - è importante perché questo studio deve essere condiviso e portato avanti. Un percorso che deve essere riconosciuto dal territorio e un documento capace di fare sintesi delle richieste degli stakeholder"). 

Si inizia dai compitini a casa, gli stakeholder del Bondone riceveranno nei prossimi giorni un questionario. L'impegno è quello di compilarlo in massimo due serate per delineare le strategie future.

 

Si va dall'individuazione dei patrimoni alle criticità, dalle dinamiche in corso alle progettualità attuali, dai temi di approfondimento alla valutazione delle iniziative in essere, ma anche lo scenario auspicato e la 'lista dei desideri', cioè gli interventi considerati prioritari e visto il periodo natalizio che si avvicina la letterina a Babbo Natale suona bene.

 

Insomma tra le domande abbiamo se il 'Monte Bondone è il giardino di casa', 'La montagna dello sport' oppure il 'Monte del benessere', ma anche 'riserva di naturalità', 'distretto urbano in quota' o un 'Bondone plurale', ma il finale è apertissimo.

 

"Gli esiti - spiega l'architetto Alessandro Oliveri, titolare del gruppo che si è aggiudicato l'asta per redigere il piano di sviluppo - di questa fase saranno riportati in forma aggregata e quindi anonima per preparare un dossier funzionale a mappare e far emergere i temi sui quali focalizzare l'attenzione delle successive fasi partecipative e progettuali di approfondimento". 

 

Qui verranno specificate le azioni che comporranno il piano di sviluppo che tra gli obiettivi vuole dare visibilità al capitale sociale del Bondone, coinvolgere i portatori di interesse nel processo di costruzione degli obiettivi, rafforzare le capacità relazionali e creare quella condivisione necessaria per accompagnare il processo di trasformazione. 

 

Dopo la primissima fase gli strumenti di partecipazione non sono terminati: sono previsti tre forum aperti ai portatori di interesse e delle rappresentanze sociali. Il primo sarà all'inizio dei lavori in modo da esplicitare le tappe del percorso stesso, le poste in gioco, le modalità attraverso le quali è possibile esprimere le proprie idee sul futuro del Bondone. A metà percorso ecco il secondo appuntamento, un incontro nel quale saranno restituiti gli esiti della prima parte del lavoro e quindi l'ultima tappa per rendere pubblici i contenuti del piano e le fasi attuative. 

 

"Il questionario - aggiunge l'architetto - è importante e funzionale per esprimere istanze e percezioni, mentre il nostro gruppo di lavoro può fare sintesi con meno emotività e maggior oggettività. Questo passaggio ci permetterà di delineare l'agenda di azione e fattibilità". 

 

Non mancano anche i 'Monte Bondone workshop', incontri organizzati periodicamente con aggregazioni delle rappresentanze e funzionali alla mappatura della progettualità parziale, così come alla condivisione degli assi progettuali da inserire nel piano di sviluppo e alla restituzione dell'avanzamento dei lavori. 

 

Ma anche 'focus group tematici' e 'interlocuzioni specifiche' per approfondire i temi più rilevanti e di particolare rilevanza per ricucire il sistema di relazioni.

 

"Nessuno ha la bacchetta magica - prosegue l'architetto - cerchiamo di sostenere e riprendere il filo del discorso che dopo l'esperienza del Patto territoriale è andato affievolendosi. Non conosciamo il Bondone, ma abbiamo lavorato in contesti analoghi. Non bisogna nemmeno lasciarsi ingannare dal '2035', il rilancio inizia oggi, ma dobbiamo guardare ai prossimi venti anni e capire anche il contesto molto fluido tra flussi turistici e opere in corso per pensare anche a chi verrà dopo di noi".

Un gruppo di lavoro composto da nove persone totali tra esperti di analisi dell'economia dei trasporti e del turismo, scenari di economia territoriale, aspetti ecologici e servizi ecosistemici, promozione turistico-territoriale, infrastrutture, mobilità e logistica, paesaggio e storia locale, banche dati territoriali, temi urbanistici, percorso partecipativo e coordinamento e aspetti di diritto amministrativo e partenariato.

 

"Non proporremo soluzioni risolutive - conclude Olivieri - ma saranno sei mesi di lavoro impegnativi". 

 

Buon lavoro. 

 

 

 

 

 

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