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I gesuiti lasciano Trento, ma l'impegno continua e Sant'Ignazio rilancia: "Il centro di accoglienza notturno per i senzatetto deve essere aperto tutto l'anno"

Dai tempi della costruzione di villa Sant'Ignazio alla fine degli anni venti è sempre esistita a Trento una comunità religiosa inserita nel contesto dove lavora e opera. Alberto Remondini: "La nostra realtà ha inoltre il compito di accompagnare le diverse associazioni nel trovare e portare a termine gli obiettivi e aiutare a crescere questi enti in pieno autonomia"

Di Luca Andreazza - 26 ottobre 2017 - 13:13

TRENTO. "Promuovere la dignità, accompagnare, sostenere e prendere le difese delle persone abbandonate e lontane. Questi valori alla base del nostro operare. La chiusura della comunità dei gesuiti a Trento non coincide con quella dell'Opera che continuerà a svolgere, sviluppare e far conoscere le sue attività", spiega Alberto Remondini, presidente della Fondazione sant'Ignazio.

 

I gesuiti stanno ripensando la loro presenza sul territorio nazionale concentrando le proprie forze lungo quattro filoni, dall'annuncio esplicito del Vangelo all'apertura al discernimento, dalla promozione della giustizia alla trasformazione delle culture.

 

"La comunità chiude - prosegue il presidente della Fondazione - ma non il nostro impegno sul territorio per innescare quel processo di confronto, stimolo e approfondimento, ma anche provocazione del contesto: l'emergenza dei senza tetto esiste ed è un problema serio. Il servizio dell'accoglienza notturna deve restare attivo tutto l'anno e non solo d'inverno".

(Alberto Remondini, presidente di Fondazione Sant'Ignazio)

La Fondazione nasce nel 1998 dall'esperienza di padre Livio Passalacqua e la volontà di tenere collegate le diverse organizzazioni che gravitano intorno a Villa sant'Ignazio, che fin dalla prima ora ha favorito l'iniziativa e la corresponsabilità dei laici presenti sul territorio. L'attività si sviluppa sul fronte sociale (Villa sant'Ignazio, Cooperativa Samuele, Centro Astalli, l'Altra strada, Volontarinstrada, Comunità Gigi Movia, Volontari tutori minori) e quello formativo (Led, Amici Bagni Froy, Amici villa San Giuseppe, Arké, Consulenza pedagogica), ma anche quello spirituale tramite Diaconia e quello culturale (Fratel Venzo, Coro polifonico Ignaziano, Bianconero, Centro studi Martino Martini, Eusebio Chini).

 

"La nostra realtà - dice Remondini - ha inoltre il compito di accompagnare le diverse associazioni, alcune delle quali utilizzano direttamente i beni immobili dei gesuiti in forma gratuita, nel trovare e portare a termine gli obiettivi e aiutare a crescere questi enti in pieno autonomia. Questi enti in cambio condividono informazioni su quanto succede nel quotidiano e questa è la nostra originalità: leggere il contesto sul 'fronte' per elaborare soluzioni e stimolare il dibattito per un servizio diretto alle persone più fragili del nostro territorio". 

 

Dai tempi della costruzione di villa Sant'Ignazio alla fine degli anni venti è sempre esistita a Trento una comunità religiosa, la quale è apostolica e non monastica, quindi è inserita nel contesto dove lavora e opera. "La comunità - spiega il presidente - era composta, oltre che dal sottoscritto destinato a Torino, dai padri Livio, Mario e Leone che ora dipendono da Milano, Padova e Reggio Calabria. Tuttavia restiamo presenti nelle attività. Quello di Trento non è un caso isolato: a causa della diminuzione del numero di gesuiti nell'ultimo anno sono cinque le comunità chiuse in Italia. Questo evento rappresenta però per i laici impegnati un'ulteriore opportunità di crescita e responsabilità" (Qui articolo). 

 

Intorno alla Fondazione sant'Ignazio orbita una fitta rete sul territorio, dai 19 enti ai mille soci tra associazioni e cooperative, dai cento membri dei vari consigli d'amministrazione ai settemila destinatari raggiunti, dai 300 volontari attivi ai 150 dipendenti e collaboratori per oltre 4 milioni di euro annui, il 61% del quale di contributo pubblico, 5% privato, 27% da attività commerciali e 6% di fondi europei.

 

"Altre due associazioni - aggiunge Remondini - sono pronte a far il loro ingresso in questo sistema: 'Forchetta e rastrello', ma nuova esperienza di tipo B della cooperativa Samuele, e la rete Pictor di Bassano

(Da sinistra Stefano Canestrini, Centro Astalli - Barbara Grassi, cooperativa Samuele - Antonella Lama, Diaconia)

Un impegno di rete e condivisione di attività diverse nella difesa e nell'accompagnamento dei più deboli testimoniata anche delle esperienze dirette di alcune associazioni, come Casa Orlando, che propone un progetto ampio di accoglienza notturna degli emarginati. "Cerchiamo - spiega Giorgio Delugan - di trasformare la tensione in energie, impegno e mediazione. Le esperienze sono le più varie, ma gli ospiti sono in autogestione per favorire la collaborazione e la possibilità di trovare nuove soluzioni".

 

Spazio quindi al Centro Astalli, il primo centro accoglienza in Trentino. "Crediamo - spiega Stefano Canestrini - nella centralità della persona umana, quindi proponiamo di svolgere funzioni di servizio socio assistenziale e culturale a favore di immigrati e delle loro famiglie.  Nell'ultimo anno abbiamo iniziato un inserimento di piccoli gruppi in alcuni ordini religiosi, come a Villazzano e Martignano. Questi migranti passano da richiedenti asilo a richiedenti cittadinanza. Un'integrazione che porta un nuovo abitante".

 

E l'esperienza sul campo della cooperativa Samuele che ha portato alla fondazione di 'Forchetta e rastrello', una coop di tipo B per proseguire l'impegno nel promuovere i percorsi formativi e inserimento lavorativo delle persone svantaggiate. "Stiamo sviluppando ulteriormente target specifici - dice Barbara Grassi - come una particolare attenzione alle donne vittime di violenza. A Mori siamo pronti ad aprire una sartoria sociale per valorizzare la nostra rete di imprese. Risultati tangibili in quanto gestiamo le caffetterie di Castel Buonconsiglio e Castel Beseno".

Chiude infine il cerchio Antonella Lama per la Diaconia, un'associazione composta da sei donne laiche e volontarie: "L'introspezione - evidenzia - è sempre un valore. La spiritualità è un momento centrale, ma gli esercizi si adattano alle persone per fermarsi un attimo, ascoltare la parola di Dio e lasciarsi emozionare".

 

"La compagnia chiude - conclude Remondini - ma questi impegni continuano per promuovere riflessione, azioni di advocacy, denuncia e costruzione di nuove risposte in modo dinamico e coraggioso".

 

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