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Sempre meno medici in Trentino, lo studio del 1999 che prevedeva tutto. Barbacovi: "Gravi colpe della politica, da allora non si è fatto niente"

L'Ordine dei Medici 18 anni fa aveva consegnato all'assessore Magnani uno studio statistico molto chiaro che andava a toccare anche il tema dei punti nascita (I DOCUMENTI COMPLETI). L'ex presidente dell'Ordine: "Mi dispiace dirlo, ma la politica non è stata in grado di superare nemmeno in questioni fondamentali come quelle riguardanti la salute del cittadino la logica del breve termine"

Di Tiberio Chiari - 18 ottobre 2017 - 07:19

TRENTO. Il cortocircuito del sistema sanitario trentino? Era già stato preventivato 18 anni fa da uno studio dettagliato prodotto dall'Ordine dei Medici. Uno studio statistico datato 1999 che riassumeva e presentava con estrema sintesi e precisione la distribuzione demografica dei medici in Trentino che fu inviato in primo luogo all'assessorato alle politiche sociali alla salute, presieduto allora dall'assessore Magnani Mario. Ma la politica, allora, fu sorda e allora ecco che oggi al dottor Paolo Barbacovi, già Presidente dell'Ordine dei Medici di Trento dal 1997 al 2001, è costretto a constatare che "il Sistema Sanitario in Trentino rischia nel giro di pochissimi anni una grave crisi, un generale stato di emergenza dovuto alla sistematica carenza di personale medico".

 

"La causa - prosegue - è legata al ritiro per pensionamento nei prossimi 5 anni di un'intera generazione di medici, in percentuale la generazione più consistente, senza un piano per la sostituzione. Una situazione con la quale ci si dovrà ora necessariamente confrontare e che già nel 1999, quindi ben 18 anni fa, avevamo preventivamente presentato all'attenzione dell'assessorato alla salute per sollecitarne una dovuta e responsabile attenzione". Il suo rammarico deriva proprio dal fatto che ben 18 anni fa, nel 1999 appunto, quando era Presidente dell'Ordine, fece redigere questo studio statistico (il documento originale con l'intera indagine curata dal Dott. Michele Moser è qui allegato).

 

 

 

 

“In autonomia, di nostra iniziativa e a nostre spese - ricorda Barbacovi - decidemmo di redarre un'indagine statistica che potesse fotografare con la maggior precisione possibile alcuni dati fondamentali riguardanti i medici iscritti agli Albi professionali nella nostra provincia. Per poter redarre il documento ci siamo avvalsi degli albi, dell'Azienda sanitaria, dell'INPS e di altri enti professionali. Un lavoro di grande importanza perché, pur non essendoci direttive che obbligano gli Ordini a redarre documenti di questo genere, ha permesso con quasi 20 anni di anticipo di portare all'attenzione un'importante futuro problema di organico derivato dal fatto che entro poco più di un ventennio da allora una percentuale importante dei medici avrebbe raggiunto l'età pensionabile lasciando un vuoto da colmare. A nostro avviso - prosegue l'ex presidente dell'Ordine - ci si sarebbe dovuti allora attivare per tentare almeno di arginare in parte le conseguenze di questo avvenimento, ma non ricevemmo risposte”.

 

E la tabella qui sotto è illuminante: premesso che moltissimi medici sono stati assunti nei primi anni successivi all'istituzione del Sistema Sanitario Nazionale, avvenuta nel 1978, questi medici appartengono quasi tutti a quella classe che comprende i nati tra il 1950-59 e dunque raggiungeranno tutti, entro pochi anni, l'età pensionabile, per questioni di elementare aritmetica.

 

SUDDIVISIONE PER FASCE D'ETA'

Medici della Provincia di Trento al 31/12/1998

Fasce d'età (per anno di nascita)Maschi FemmineTotale Percentuale
1910-29153131668%
1930-39131101417%
1940-492903832816%
1950-5970928899748%
1960-7321921843721%
Tot.15025672096100%

 

 

 

 

 

“Come ho potuto poi evincere leggendo la stampa locale e il Dolomiti in questi giorni - commenta Barbacovi - il problema demografico dei medici sembra essere riapparso nelle ultime settimane dopo che la Fondazione Bruno Kessler ha pubblicato un'indagine sui medici trentini. Un po' tardivo questo interessamento visto che per formare un medico ci vogliono minimo 10/12 anni, tra università e specializzazione. Purtroppo quando noi elaborammo la nostra indagine, individuando già allora questo cono di bottiglia e altre questioni, eravamo già al limite temporale per poter iniziare una seria programmazione volta a far fronte a questa emergenza. Mi dispiace dirlo, ma la politica non è stata in grado di superare nemmeno in questioni fondamentali come quelle riguardanti la salute del cittadino la logica del breve termine, una logica nefasta e spesso dominata dal voto di scambio, una logica che porta le decisioni politiche a sminuirsi per diventare decisioni prettamente amministrative. Una politica così strutturata diventa mera amministrazione perché deve governare su di una perenne emergenza creata dalla propria mancanza di programmazione. Questa è una questione che sicuramente per essere affrontata necessitava di una collaborazione a livello più ampio e nazionale, di una convergenza tra Ordine, Università, Governo e Provincia, ma sta di fatto che al nostro documento datato 1999 da parte dell'assessorato non è seguito poi alcun interessamento né risposta.”

 

Intanto il Trentino ad oggi è arrivato ad avere il minor numero di medici per abitante d'Italia (3,2 ogni mille abitanti), non è più una meta attrattiva e probabilmente lo diventerà sempre meno. A breve in provincia molti medici attualmente in organico dovranno, come previsto, andare in pensione, lasciando enormi vuoti da colmare. La sanità altoatesina, dal canto suo, già oggi sopravvive solo grazie a maxi deroghe appoggiate su antecedenti deroghe, la legge ordinaria è divenuta mero sfondo panoramico e così sarà probabilmente anche per il Trentino. Questa situazione deficitaria oltre a rendere meno performante il sistema sottoporrà anche ad un maggior carico di lavoro i medici in servizio aumentando lo stress e le responsabilità, spesso già esorbitanti, che gravano sull'esercizio della professione medica e questo ridurrà ulteriormente l'appeal professionale del trentino.

 

Medici di base. Suddivisione per età al 31/12/1998

Fasce d'età medici (per anno di nascita)Numero medici Percentuale
30-39268%
40-496419%
50-5921965%
60-69288%
Tot337100%

 

Ora immagino che la politica si troverà quindi a dover affrontare la situazione di emergenza con leggi di emergenza. L'esempio più banale che posso fare è che se oggi il limite di pazienti per medico di famiglia è fissato per legge a 1.500, probabilmente in qualche modo in Trentino dovrà essere essere innalzato artificiosamente, forse a 2.000, se non si troveranno alternative. Sicuramente le ultime vicende relative alla gestione dei punti nascita e di altre delicate situazioni che meritavano un'attenzione e un'analisi a suo tempo più approfondite non lasciano presagire il meglio.” Questa l'amara conclusione di Paolo Barbacovi il quale durante la sua Presidenza all'Ordine dei Medici trentini aveva portato all'attenzione dell'amministrazione politica alcune questioni che sembrano essere ancora irrisolte, se non drammaticamente peggiorate a causa della mancanza di un'adeguata programmazione e pianificazione .

 

Di seguito riportiamo dunque un estratto dell'intervento del Dott. Paolo Barbacovi tenuto il 23 marzo del 2000 alla conferenza per l'illustrazione del piano sanitario provinciale 2000-2002, (sotto la versione integrale dell'intervento). È sorprendente e sconfortante ritrovare qui argomenti di immutata attualità:

 

... Non spetta certo all'Ordine dei medici proporre di chiudere ospedali o strutture, ma compete invece ricordare e riaffermare che nella realtà odierna non è più accettabile che si mantengano in attività strutture o servizi che non corrispondano agli standars di qualità e sicurezza necessari e previsti dalle leggi. Qualità e sicurezza dovute innanzitutto ai cittadini ma necessarie anche agli operatori per non essere esposti a rischi professionali supplementari né a processi di perdita di professionalità. Nella pur necessaria mediazione tra bisogni-risorse-esigenze di qualità e sicurezza, queste ultime devono essere tenute in considerazione prioritaria. Non è più il tempo di una sanità prevalentemente quantitativa, dobbiamo lavorare in un'ottica di qualità che non è sempre coniugabile con la comodità.

Non sono né l'ospedale sotto casa né l'ambulatorio di condominio gli obiettivi fondamentali, di ben altro necessitano i nostri cittadini.

Esempio paradigmatico di questa contraddizione sono i punti nascita, a proposito dei quali va ribadito che in qualunque posto un operatore lavori deve comunque poterlo fare in condizioni di massima sicurezza: i criteri organizzativi sono stabiliti da leggi dello Stato e consigliati da linee guida di società scientifiche altamente qualificate. Se per esigenze socio-politiche si ritiene di mantenere attivi tutti i punti nascita esistenti, non si può non tener conto delle leggi e delle proposte degli operatori ostetrici, in capo ai quali soprattutto ricade la responsabilità del parto e vanno quindi potenziati tutti i punti nascita assumendo operatori ostetrici ed anestesisti. Inoltre si dovranno adottare tutti gli accorgimenti possibili atti ad evitare il rischio della perdita di professionalità insito nel lavorare in strutture a basso livello di operatività: si dovranno investire risorse nella formazione continua ed ipotizzare meccanismi di residenza turnata degli operatori nella struttura ospedaliera centrale a più alta specializzazione...

...Se vogliamo costruire un sistema ospedaliero in grado di organizzare l'assistenza in regime di ricovero in modo integrato ed efficace sono poi necessari alcuni interventi:

1 . Di tipo istituzionale, scorporando gli ospedali dai distretti, che devono tornare a svolgere in maniera esclusiva il compito di garantire l'assistenza territoriale di primo livello, come prevede la legge 229.

2. Di tipo organizzativo funzionale, dando mandati chiari agli ospedali ed individuando il polo di più alta qualificazione-specializzazione che deve essere di riferimento per l'intero sistema, a tale proposito riteniamo che non giovi a nessuno tenere in piedi artificiosi dualismi.

  1. In questo senso va chiarito definitivamente che il futuro nuovo ospedale del Trentino oltre a svolgere funzioni di primo livello per il proprio bacino di utenza dovrà esercitare questo ruolo guida per l'intera sanità provinciale ed essere quindi potenziato con ulteriori specializzazioni a completamento delle esistenti, il Trentino ha bisogno di un vero ospedale provinciale di riferimento ad alta specializzazione ed in grado quindi di attrarre professionalità altamente qualificate.”

 

 

 

 

Il fatto dunque inconfutabile che le tematiche trattate in questi documenti, risalenti a 18 anni fa, siano oggi ancora all'ordine del giorno, attualissime, lascia sicuramente aperto il giudizio e il dibattito sull'operato di diverse amministrazioni che si sono succedute nell'arco di quasi un ventennio. Dai punti nascita all'organizzazione e progettazione del nuovo Ospedale, sino alla “bolla” demografica che a breve vedremo esplodere con una lunghissima serie di pensionamenti: sono passati 18 anni e questi documenti testimoniano come la parola “invano” riguardo alla doverosa riorganizzazione della sanità in trentino non sia purtroppo del tutto inadeguata.  

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