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Sanità, in Trentino troppi pochi infermieri: "A rischio in futuro la tenuta dell'intero sistema sanitario provinciale''

Per il presidente dell'ordine degli Infermieri Daniel Pedrotti: "La carenza di personale medico che si verificherà nei prossimi anni in Trentino, come in tutto il territorio nazionale, sarà accompagnata anche dall’acuirsi della già cronica carenza di infermieri".  Per questo c'è la necessità di "risposte sistematiche e coraggiose"

Pubblicato il - 14 gennaio 2019 - 20:48

TRENTO. E' un futuro tutt'altro che roseo quello che aspetta agli infermieri e di riflesso al sistema sanitario provinciale. A confermalo è il presidente dell'ordine delle Professioni Infermieristiche di Trento, Daniel Pedrotti che esorta la politica a scelte coraggiose per riuscire a garantire nei prossimi anni la sostenibilità dei servizi ai cittadini.

 

La carenza di personale medico che si verificherà nei prossimi anni in Trentino, come in tutto il territorio nazionale, sarà accompagnata anche dall’acuirsi della già cronica carenza di infermieri. Se oggi, spiega in una nota il presidente, il nostro Paese vede una presenza media di 5,6 infermieri ogni 1000 abitanti, a fronte di una media dei Paesi Ocse di 9,4 (rapporto Ocse 2018), nel prossimo decennio i pensionamenti vedranno ridursi ulteriormente gli infermieri mettendo a rischio la tenuta del sistema.

 

A fotografare la realtà sono i numeri che mostrano come il rapporto infermieri/medici in Italia sia dimezzato rispetto a quello medio dei Paesi Ocse: 1,4 rispetto a 2,9.

 

Anche solo per garantire il rapporto di tre infermieri ogni medico, in Trentino servirebbero già oggi oltre 250 infermieri. Secondo gli standard di sicurezza internazionali ogni infermiere dovrebbe assistere al massimo 6 pazienti per ridurre del 20% la mortalità. In Trentino ogni infermiere dipendente del Sistema Sanitario Provinciale assiste mediamente 10 pazienti - in Italia la media è 1/12, in altre regioni si raggiunge il rapporto di 1/9 e 1/8 - e vi sono realtà come le RSA e le strutture private convenzionate provinciali dove un infermiere arriva ad assistere più di 30/40 pazienti.

 

La cronicità e l’incremento dell’età media, aumenteranno i bisogni di assistenza e gli infermieri devono essere messi in grado di esprimere il massimo delle loro potenzialità professionali e agire secondo le competenze acquisite nella formazione universitaria.

 

“A fronte di questi dati – ha spiegano Daniel Pedrotti - di qui a pochi anni, rischiamo di trovarci di fronte ad una vera e propria emergenza per il sistema sanitario nazionale e provinciale”.

 

Per questo, l'Ordine delle Professioni Infermieristiche di Trento, esprime la propria preoccupazione auspicando che il Ministero della Salute, così come l’Assessorato Provinciale alla Salute, elaborino al più presto risposte sistematiche ed efficaci al problema.

 

“Da una parte – viene spiegato - è fondamentale che si agisca sulle politiche di definizione e gestione dei fabbisogni di medici, infermieri e delle altre professioni sanitarie. Dall’altra è fondamentale rispondere allo scenario che si prospetta mantenendo elevate sicurezza e qualità delle cure per la popolazione”. È quindi necessario rivedere i modelli organizzativi, con una “trasformazione strutturale” nell’organizzazione, con una crescita professionale degli infermieri e quindi che permetta di allargare il loro perimetro di azione, consentendo ai medici di focalizzarsi su aree di cura di competenza esclusiva.

 

E’ necessario “un serio ed equilibrato rapporto tra i professionisti che si realizzi attraverso lo sviluppo e la valorizzazione delle competenze”. Una programmazione e riorganizzazione coraggiosa quindi, per permettere al sistema sanitario provinciale di continuare a garantire standard di cure elevati ai cittadini trentini nei prossimi anni, non solo negli ospedali, ma sempre più anche nelle cure domiciliari e nelle strutture residenziali di assistenza. Un cambiamento che valorizzi le professionalità nel rispetto delle competenze proprie e dei singoli ambiti di autonomia, in un’ottica di presa in carico multiprofessionale.

 

“Per far fronte ad una contrazione dell’offerta di professionisti della salute – conclude Pedrotti - sarebbe importante investire in tecnologie e in informatizzazione spinta per liberare tempo lavoro a favore del contatto diretto con gli utenti. Se non si investirà in questa direzione, sarà difficile che il nostro sistema sanitario possa garantire i servizi universalistici, ancora fiore all’occhiello del nostro Paese”.

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