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Storia di Spelacchio il primo albero di Natale non arrivato al Natale. Dalla Val di Fiemme al suo funerale (fissato il 25 dicembre)

Costato all'amministrazione 48 mila euro di trasporto, posa e rimozione (tre volte di più dell'anno precedente) oggi è stato dato per spacciato ("morto", anche se tutti gli alberi abbattuti lo sono). Da subito idolo dei social oggi è "lui stesso" che saluta tutti così: "Ave Virginia morituro te salutat"

Di Luca Pianesi - 19 dicembre 2017 - 13:03

TRENTO. "Ave Virginia morituro te salutat". E' Spelacchio stesso a certificare la sua fine. Ieri ancora ci sperava e al titolo de La7 "dichiarato morto l'albero di Piazza Venezia" replicava: "Non so ancora morto, diciamo però che so stato mejo". Oggi, invece, la conferma ufficiale arrivata direttamente dal Comune di Roma, e rimbalzata su tutti i giornali nazionali, non ha lasciato dubbi: "Spelacchio è morto". Verrebbe da dire che i quotidiani nazionali hanno scoperto l'acqua calda: gli alberi di Natale esposti nelle piazze (come praticamente tutti gli abeti nelle case) sono quasi tutti "morti", essendo troppo grossi per essere sradicati. "Spelacchio" come tanti suoi colleghi d'Italia era stato abbattuto, quindi era morto già il 28 novembre . Al contrario, però, degli altri suoi colleghi, l'abete rosso proveniente dalla Val di Fiemme si è trasformato nel primo albero di Natale non arrivato al Natale.

 

 

Un unicum che lo ha reso una figura dal sapore mitico, trasformandolo in uno straordinario "personaggio" social (le frasi che gli abbiamo attribuito a inizio articolo sono tratti dal geniale profilo Twitter nato in suo onore), in un argomento di discussione politica (secondo i detrattori l'amministrazione 5 Stelle non sarebbe nemmeno riuscita a far sopravvivere un albero di Natale), in un esempio di mala gestione di risorse pubbliche. "Spelacchio", infatti, è costato 48 mila euro alle tasche dei romani, soldi che avrebbero fatto comodo altrove e che, a conti fatti, risultano essere davvero un'esagerazione per un albero consegnato a fine novembre, in salute e rigoglioso (siamo stati i primi a pubblicare le sue foto prima di partire per Roma) e ridotto a un "Spelacchio", appunto, già dopo 20 giorni.

 

Esagerazione doppia se si pensa che i 48.677 euro risultano essere quasi 33 mila in più rispetto a quanto stanziato l'anno prima per il trasporto di un altro abete (quello di Madonna di Campiglio) sempre destinato a Piazza Venezia. L'anno scorso anche quell'albero era stato criticato e si sperava che la spesa tripla garantisse miglior sorte. Invece è andata peggio, molto peggio. Va sottolineato che la Val di Fiemme, l'albero, l'aveva donato. La spesa è quindi tutta dell'amministrazione che ha appaltato alla ditta Ecofast Sistem Srl (la stessa dell'anno prima) il "servizio ritiro, trasporto eccezionale, posizionamento (...), comprensivo di rimozione e smaltimento al termine delle festività natalizie". Cosa sarebbe successo? Gli esperti parlano di eccessivo stress al quale sarebbe stato sottoposto il povero "Spelacchio" durante il viaggio, di sfrondature ingenerose e dei problemi derivanti dalla siccità dei mesi precedenti (che avrebbe indebolito gli aghi).

 

Quel che è certo è che "Spelacchio", giorno per giorno, è peggiorato sempre di più e Virginia Raggi ha cercato di negare l'evidenza (ben sottolineata dai romani con le loro battute sui social) definendolo "sobrio ed elegante". Spelacchio oggi replica così: 

 

 

E vivo o morto che sia, con o senza aghi, illuminato o al buio Spelacchio resterà nei cuori dei romani che per il 25 dicembre hanno già organizzato il suo funerale (con un evento su Facebook) al grido di "Spelacchio è morto, lunga vita a Spelacchio...non fiori ma opere di giardinaggio".

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