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"Abbandonare il bio per l'agricoltura sostenibile?" Il presidente di 'Trento consumo consapevole': "L'uno non esclude l'altro"

Dopo le affermazioni dell'assessore Michele Dallapiccola, scende in campo anche Alessandro Zanon, presidente dell’associazione che coordina tredici Gruppi di acquisto solidale: "Il trend verso un’agricoltura bio è più deciso in altre regioni, noi stiamo rimanendo indietro"

Di Irene Allegranti - 22 gennaio 2018 - 06:02

TRENTO. Le parole dell'assessore Michele Dallapiccola ("Dobbiamo liberarci dalla chimera del biologico perché non è la panacea di tutti i mali: dobbiamo puntare sulla sostenibilità"), nel corso della conferenza di Apot per tracciare il futuro dell'agricoltura trentina, continuano a tenere banco (Qui articolo). Una presa di posizione netta tra favorevoli, come l'assessore Roberto Stanchina (Qui articolo) e perplessità, come quelle del professore Geremia Gios (Qui articolo). 

 

E in campo scende anche Alessandro Zanon, presidente dell’associazione ‘Trento consumo consapevole’, una realtà creata nel maggio 2017, che coordina tredici dei Gas (Gruppi di acquisto solidale) presenti sul territorio provinciale.

 

"Il termine sostenibilità - spiega il presidente - è vago, ma non si contrappone affatto al biologico. Anzi, può benissimo includerlo. E probabilmente è meglio che lo includa. Il trend verso un’agricoltura bio è più deciso in altre regioni, noi stiamo rimanendo indietro. Le chiavi per uno sviluppo equilibrato sono la responsabilizzazione ambientale, dibattiti inclusivi e più sinergie tra i diversi ambiti economici".

 

E se il biologico doveva diventare un marchio di fabbrica del Trentino, le dichiarazioni dell'assessore Dallapiccola sembrano andare controcorrente rispetto anche ai risultati che si sono ottenuti dal biologico negli ultimi dieci anni. A confermarlo sono i dati. Se nel 2005 gli ettari di frutteto biologico in Trentino erano 252, nel 2015 sono diventati oltre 400 ettari per arrivare, secondo i progetti, a 800 ettari di frutteto biologico nel 2022.

 

Che cosa pensa delle dichiarazioni dell’assessore Dallapiccola? Che impressione le fa questo tipo di ragionamento?

Mi lascia perplesso. Puntare alla sostenibilità è sicuramente un ottimo obiettivo, ma in che modo si intende raggiungerlo? Che cosa comporta concretamente? L’assessore non l’ha assolutamente spiegato. E poi, a che tipo si sostenibilità faceva riferimento? Economica? La sostenibilità economica è un aspetto certamente importante, ma da sola non basta. Non si possono ignorare le esternalità negative dell’agricoltura convenzionale, come l’impatto sulla fertilità del terreno, sulla qualità delle acque, sul benessere delle persone. La sostenibilità deve essere ‘a tutto tondo’: economica, umana, sociale e ambientale.

 

Anche la nozione che coltivare con metodi biologici vada a scapito degli agricoltori deriva, in fondo, da una visione parziale. I raccolti biologici possono essere venduti ad un prezzo più alto perché hanno un valore intrinseco più alto. Per gli agricoltori dovrebbe così crearsi un surplus, che purtroppo è in parte eroso dalle spese per le certificazioni. La percezione del consumatore, naturalmente, è fondamentale affinché si inneschi un meccanismo virtuoso. Per questo è importante investire nell’educazione ambientale.

 

Già adesso, se ci si rivolge al commercio di prossimità, ai mercati contadini, ai Gas, i prezzi del bio diventano più convenienti. Sia per i consumatori sia per gli agricoltori, perché il valore generato non si disperde lungo la filiera. Certo,  può darsi che il biologico non sia sempre la soluzione migliore. Parliamone. Ma spendere una ‘ moneta’ retorica giusto per ingraziarsi i detrattori del bio non è di grande aiuto alla comunità.

 

Che cosa vorrebbe chiedere quindi alla politica? Quale tipo di impegno si aspetta dalle istituzioni?

Per prima cosa, trasparenza. Ridurre le asimmetrie informative. L’assessore all’agricoltura parlava di investire nella ricerca e anch’io credo che l’innovazione sia importante. Ma dire ‘ricerca’ non è sufficiente. Bisogna vedere quali sono i mezzi e gli intenti. Vorrei più trasparenza sulle somme stanziate per i diversi progetti di ricerca e per il rinnovo degli impianti biologici e di quelli convenzionali. Vorrei maggiore trasparenza sulla qualità delle acque, che risente di un uso utilitaristico del territorio.

 

Secondo me, la politica ha il compito di stimolare l’economia. Non di ‘farla’, come invece sembra pensare Dallapiccola. La politica dovrebbe creare opportunità, attraverso la trasparenza informativa e la partecipazione di tutti gli attori coinvolti.

 

Coma sta il biologico in Trentino?

La nostra provincia è molto avanti per quanto riguarda la produzione vitivinicola. Anche se il problema dei solfiti resta delicato, credo che il settore del vino biologico sia destinato a crescere ancora, in tempi piuttosto rapidi.

 

Su tutte le altre coltivazioni, invece, siamo parecchio indietro rispetto alle altre regioni. Gli ettari dedicati al bio aumentano, sì, ma più lentamente che altrove. Questo è dovuto in parte alle specificità del nostro territorio. Il clima non aiuta. I terreni agricoli qui hanno costi elevati, fattore scoraggiante anche perché ci vuole tempo per entrare in produzione biologica e vedere un ritorno sull’investimento. In altre regioni, probabilmente, cominciare è più facile.

 

A dire il vero, in Trentino non mancano iniziative sostenibili: spesso individuali e isolate, capaci però di innescare contaminazioni spontanee. Quello che manca è un disegno strategico e coordinato di lungo periodo. È un peccato.

 

E la rete dei Gruppi di acquisto solidale? Come procede questo progetto?

I Gas sono aggregazioni ormai consolidate, che vanno rafforzandosi. Tuttavia, non credo che cresceranno ancora nel numero di persone coinvolte. Penso che il progetto abbia raggiunto le sue dimensioni ‘giuste’, fisiologiche. Capisco che i Gas non sono per tutti. Un salto in avanti per potrebbe essere però l’implementazione delle nuove tecnologie nella rete, per aumentarne l’efficienza.

 

Quali sono i suoi suggerimenti per i prossimi anni? Che cosa auspica per il futuro del territorio?

Mi piacerebbe vedere un più profondo intreccio tra eno-gastronomia e turismo. Spero in un miglioramento della qualità dell’acqua e nella promozione di suo utilizzo responsabile. Spero si punti sull’educazione e la valorizzazione ambientale come punti di forza del territorio. Trovo poco sensato arrivare in un rifugio di montagna dotato di acqua corrente e vedermi proporre la bottiglietta d’acqua minerale. Sono disposto a pagare, ma per l’acqua del posto, magari microfiltrata.

 

Auspicherei, inoltre, una maggiore sinergia fra tutti gli ambiti produttivi. Le diverse attività e persone sono connesse tra loro. Importante è quindi poter discutere insieme, così da trovare soluzioni migliori. Un passo in questa direzione è stato fatto con la creazione del Tavolo provinciale dell’economia solidale, che collabora con la Giunta. Ma per la sostenibilità c’è ancora strada. 

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