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Il biologico cresce in Trentino, che resta indietro rispetto al resto d'Italia. Dallapiccola: ''La giunta strizza l'occhio al comparto, ma ha ridotto le risorse per gli investimenti in agricoltura''

Sono 15.614,29 gli ettari di superficie complessiva notificata bio e in conversione nel 2018 per 1.309 operatori, quasi un raddoppio in termini di ettari rispetto ai dati del 2017. Numeri che si trovano nella risposta dell'assessora Giulia Zanotelli all'interrogazione di Lucia Coppola (Futura). L'ex assessore: "Stanziati solo 5 milioni contro i 21 della volta precedente. Bocciato un emendamento del Patt che chiedeva più soldi per il comparto"

Di Luca Andreazza - 24 agosto 2019 - 06:01

TRENTO. Le coltivazioni a biologico sono in costante crescita. Sono 15.614,29 gli ettari di superficie complessiva notificata bio e in conversione nel 2018 per 1.309 operatori, quasi un raddoppio in termini di ettari rispetto ai dati del 2017 che si sono fermati a 8.767 ettari e 1.214 agricoltori impegnati in questo comparto. Un aumento esponenziale se si considera che nel 2000 la superficie era appena di 1.518,19 ettari

 

Dati che si trovano nella risposta dell'assessora Giulia Zanotelli all'interrogazione di Lucia Coppola (Futura). "I dati - spiega la leghista - evidenziano come la coltivazione a metodo biologico in Trentino sia in espansione, pur assestandosi, in termini percentuali rispetto alla Sau (Superficie agricola utilizzata) provinciale, ancora sotto alla media nazionale, ma in linea con la situazione in Nord Italia". E se la giunta di centrodestra strizza l'occhio al comparto, le risorse stanziate, rispetto agli anni scorso, si sono notevolmente ridotti per bocciare in assestamento di bilancio un emendamento delle Stelle Alpine per aggiungere finanziamento per il comparto.

 

 

Gli incrementi più significativi in termini di superficie si sono avuti nelle colture viticole e frutticole, che hanno superato entrambe i mille ettari, seguito quindi dalla colture officinali, orticole e dai seminativi. Interessante l'aumento per l'olivo, mentre gli altri settori crescono in modo limitato. 

 

Insomma, bene, anche se il Trentino resta indietro rispetto a quasi tutte le regioni italiane. Se si considerano i vigneti coltivati a biologico, la provincia di Trento è il terz'ultimo territorio per superficie agricola coltivata a bio (dati Sinab del ministero delle politiche agricole e alimentari) a fronte di un aumento del 20% tra il 2017 e il 2018 (Qui articolo). 

 

"Un dato importante - commenta l'ex assessore Michele Dallapicola - anche perché il Trentino non occupa una latitudine dal microclima particolarmente favorevole alla diffusione del sistema di coltivazione biologico: un ambiente caldo-umido con clima continentale temperato che porta allo sviluppo di parassitosi di vario genere e grado. Le azioni di contrasto possono richiedere un grande quantitativo di fitofarmaci non di sintesi e questo può generare problemi di natura ambientale nel metabolismo ecosistemico. Nonostante queste difficoltà oggettive, i coltivatori prestano grande attenzione e disponibilità a utilizzare questo metodo di coltivazione. Un atteggiamento che risponde, però, soprattutto alle logiche di mercato e alla dinamica domanda-offerta".

 

Il metodo biologico riscontra, infatti, sul mercato una crescente attenzione e preferenza di acquisto da parte del consumatore medio, che è disposto a spendere per questi prodotti fino a 10-15% in più del valore medio delle produzioni convenzionali. "Il problema - prosegue l'ex assessore - si può limitare attraverso la lotta integrata, un sistema per il quale il Trento è stato tra i più importanti pionieri e riveste ancora un ruolo molto importante tra gli sviluppatori a livello nazionale". 

 

L'indagine di mercato sul mercato bio trentino in Germania, uno studio commissionato da Trentino sviluppo a Nielsen, basato su interviste a 1.500 consumatori rappresentativi della popolazione in termini di sesso, età e area geografica mostrano ancora luci e ombre per il comparto. Il mercato bio vale in Germania quasi cinque miliardi di euro e cresce in tutte le categorie, ma il Trentino, seppur in linea generale conosciuto, soprattutto per motivi turistici, viene associato principalmente ai concetti quali tradizione e qualità, basso invece il linkage al biologico.

 

Insomma, la strada è ancora lunga, più o meno in tutte le direzioni. "Ma se l'utilizzo di un metodo risponde a logiche di politica tecnica e filosofia di sviluppo - evidenzia Dallapiccola - questo discorso non può andare bene per i conti di un'azienda agricola, che devono seguire approcci più pragmatici per tenere conto di un mercato sempre più attento alla qualità dei prodotti".

 

E se si è registrato un forte impulso, seppur ancora insufficiente per competere con altri regioni, questo è il risultato delle precedenti legislature. "Prosegue la prassi di non ricordare la giunta precedente - continua il consigliere provinciale del Patt - quando i numeri sono positivi. La giunta Rossi viene nominata solo quando è più comodo. Tuttavia abbiamo accolto con piacere che il governo Fugatti abbia sposato le politiche agricole che sono state messe in campo in questi anni".

 

I dati mostrano, infatti, un deciso aumento negli anni. "Le crescite sono costanti - aggiunge Dallapiccola - quindi nel 2014 c'è un'accelerazione contestuale all'avvio del nuovo Psr, che prevedeva la distribuzione degli aiuti agli investimenti in agricoltura: la misura 411. In questo contesto, nonostante le difficoltà di disponibilità di risorse economiche, avevamo deciso di attribuire alle aziende agricole richiedenti finanziamento, un punteggio particolarmente importante per la conversione a metodo biologico".

 

Insomma, prima le aziende agricole bio o che avessero avviato l'iter, quindi tutte le altre. E le risorse destinate sono state importanti, circa 13 milioni in un caso e poi 21 milioni nel rimodulare i finanziamenti al comparto agricolo. "La giunta attuale - dice l'ex assessore - si prende i meriti per i risultati raggiunti dagli altri, ma quando deve decidere di stanziare risorse sul band in scadenza in autunno, ecco che i finanziamenti sono residuali: appena 5 milioni".

 

E in sede di assestamento di bilancio il Patt aveva proposto un emendamento per raddoppiare le risorse per arrivare così a 10 milioni. "Nulla da fare - conclude Dallapiccola - il provvedimento è stato bocciato. Nonostante i dati e le premesse, si andrebbe nella direzione opposta. Servirebbe maggiore coraggio e responsabilità per investire proprio dove il mercato offre maggiori possibilità di sviluppo. Speriamo che l'esecutivo di centrodestra possa cambiare idea, anche perché 5 milioni non basteranno a coprire i fabbisogni del settore".

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