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Vigneti coltivati a biologico, +20% in Trentino. Bene, ma non benissimo. La provincia resta tra i fanalini di coda

La Fem ha presentato i dati di crescita dell'ultimo anno che sono molto incoraggianti ma solo l'anno precedente c'era stato un arretramento del 23% di superficie agricola coltivata con metodo biologico e in valori assoluti il Trentino era il terzultimo territorio italiano  

Pubblicato il - 08 agosto 2019 - 18:32

TRENTO. I vigneti coltivati a biologico in Trentino sono cresciuti del 20%. L'annuncio è stato dato in grande stile ieri dalla Fondazione Mach che ha comunicato i dati dell'Ufficio per le produzioni biologiche della Provincia autonoma di Trento spiegando che la superficie di vigneti biologici a fine 2018 ammontava a 1162 ettari, il che rappresenta 193 ettari in più rispetto al 2017. Una buona notizia che però va contestualizzata con il dato molto negativo dell'anno precedente quando il Trentino era arretrato più di tutti in Italia, in percentuale, in quanto a superfici coltivate a biologico. Stando ai dati Sinab del ministero delle politiche agricole e alimentari proprio la Provincia di Trento (dal 2017 al 2018) aveva perso il 23,2% di superfici agricole coltivate a biologico (dati Sinab studio 2018). E in valori assoluti il Trentino restava, fino all'ultimo studio, quello del 2018, il terzultimo territorio italiano per superficie agricola coltivata a bio.

 

 

Va detto che chi sta veramente guardando con interesse al biologico, comunque, è proprio il mondo della viticultura in Trentino visto che circa un quinto di tutta la superficie agricola coltivata con questo metodo di produzione riguarda proprio la vite (l'altra grande voce è quella della frutta ma con valori molto più bassi).

 

 

“Il biologico - ha evidenziato il numero uno della Fem Segrè durante la presentazione dei dati - è senz'altro un metodo di produzione di grande interesse e la scienza ha proprio il compito di valutare quali sono le migliori condizioni per applicarlo, tenendo conto delle specificità territoriali, ambientali e sociali. Del resto, il biologico rientra a pieno titolo sotto il più ampio cappello dell'agricoltura sostenibile. Esistono dunque altri sistemi di produzione che possono essere visti non in un’ottica competitiva o alternativa, bensì complementare. A San Michele ci muoviamo verso un'agricoltura sostenibile. Un termine-ombrello, accogliente ma dai confini ben delineati, sotto il quale c'è spazio scientifico per tutti gli approcci che promuovono un uso responsabile ed efficiente delle risorse naturali”.

 

Segrè ha spiegato che la viticoltura ha fatto da pioniere nell'ambito della gestione biologica: quello che 15 anni fa poteva sembrare difficile, a volte anche impossibile, ora si è dimostrato che si può fare. “Con gestione agronomica oculata, scelta di varietà e luoghi vocati, bioagrofarmaci e confusione sessuale la viticoltura biologica è diventata una realtà per molti agricoltori. Questo è stato possibile grazie all'impegno e alla dedizione di molti tecnici e ricercatori: perché il progresso è sempre legato alla conoscenza. E la ricerca rimane sempre lo strumento chiave. Adesso c'è la sfida della sostituzione del rame, ma anche su questo solo la ricerca potrà e dovrà dare gli strumenti adatti”.

Proprio di rame si è poi parlato alla luce delle recenti limitazioni introdotte, che ne prevedono un impiego massimo di 28 kg/ha in 7 anni, quindi una media di 4 kg/ha annuali. Nell’ultimo anno diversi prodotti alternativi al rame sono stati proposti per l’inclusione nel regolamento europeo tuttavia, nessuno ha mostrato potenzialità tali da rappresentare un valido sostituto del rame stesso. In questa prospettiva, si configurano come strettamente necessarie sperimentazioni atte a scongiurare una sua ulteriore riduzione o un suo completo abbandono ma che prevedano la riduzione dei dosaggi impiegati. Su questo punto sono state illustrate le prove condotte in vigneto per la difesa da peronospora con bassi dosaggi di rame e sostanze alternative per cercare di ottimizzarne l’efficacia e diminuirne gli apporti annuali. Sono state presentate inoltre prove relative al controllo dell’oidio con zolfi e prodotti alternativi.

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