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Addio all'enologo trentino Rudy Buratti, anima del Brunello di Montalcino dirigeva Castello Banfi

Nato a Comano aveva studiato a San Michele. Dall'83 era sceso in Toscana e da lì non se n'era più andato rendendo grande uno dei vini italiani più amati e apprezzati al mondo

Rudy Buratti
Di L.P. - 14 gennaio 2018 - 14:08

SIENA. Era considerato uno degli enologi più importanti e capaci del panorama vitivinicolo internazionale. Rudy Buratti è morto ieri mattina a soli 56 anni. Si è dovuto arrendere a un grave male dopo una difficilissima battaglia e dopo una vita passata a rendere la cantina Castello Banfi uno dei "marchi" più importanti e stimati di tutto il mondo del vino. 

 

Nato a Comano nel '61, aveva frequentato l'Istituto Agrario di San Michele. Dall'83 si trovava in Toscana dove era sceso per uno stage a Montalcino e da quel momento aveva deciso di non spostarsi più. A Castello Banfi c'era Ezio Ravello, enologo-manager di grande fama, e Buratti per 20 anni lo ha affiancato imparandone segreti e nozioni. Poi, dal 1999 ha assunto la totale responsabilità produttiva della cantina diventandone il direttore.  

 

Insomma, 35 anni a lavorare nel "cuore" del Brunello di Montalcino. 35 anni che coincidono proprio con il periodo di massima fama e crescita di questo straordinario vino. Fama e crescita che indiscutibilmente dipendono anche dall'operato di Buratti che oggi tutti i giornali toscani e molti nazionali ricordano come "una delle anime del Brunello" o lo definiscono "il signore del vino". "Dotato di una forte personalità - si legge in una nota della cantina -, in questi trentacinque anni si è dedicato all'azienda con un amore totale e indiscusso, regalando alla stessa alcuni tra i vini più rappresentativi ed emozionanti nel mondo. La sua scomparsa crea un vuoto immenso tra i colleghi che ne danno il triste annuncio".

 

Rudy Buratti lascia la moglie e due figlie e tecniche e progetti unici nel panorama vitivinicolo. Su tutti il concetto di vinificazione Horizon con un tino di fermentazione metà in legno e metà in acciaio. Meno di un anno proprio Buratti aveva sottoscritto l'accordo con la Fondazione Mach di San Michele per lo sviluppo e la cooperazione tecnologica nel campo del miglioramento varietale viticolo. Un progetto che prevede la creazione di un campo sperimentale in Toscana di varietà selezionate dall'attività di miglioramento genetico Fem.

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