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Cattani scrive una lettera a Fugatti: ''Il suo presepe è politico''. E chiede: "Il Vangelo dev'essere cambiato?''

L'esponente di Futura interviene "da privato cittadino" nel dibattito sui simbolo religiosi che il governatore vorrebbe patrimonio di tutti i trentini. "Se il suo invito a trasmettere questi valori servisse davvero, mi congratulerei con lei. Ma i suoi slogan sono gli stessi di Salvini e sono tutti all’insegna del 'prima noi'

Pubblicato il - 08 dicembre 2018 - 12:33

TRENTO. Piergiorgio Cattani scrive a Maurizio Fugatti, al nuovo governatore trentino parla del presepe, una simbolo a cui riconosce ancora il valore della tradizione. Si inserisce nel dibattito di questi giorni, che ha visto il presidente della Provincia promuovere la simbologia religiosa come valore per tutti i trentini.

 

"Se il suo invito a trasmettere questi valori servisse davvero - scrive Cattani -  mi congratulerei con lei. Tuttavia mi sembra che stiamo parlando di due tradizioni diverse". Da una parte lo slogan della lega "prima noi" e dall'altra l'insegnamento del Vangelo che parla di accoglienza. 

 

Gentile presidente Fugatti - esordisce nella sua lettera Cattani - le scrivo come comune cittadino a cui piace allestire il presepe e a cui le tradizioni culturali e religiose dicono ancora molto. Fin da bambino il presepe era una presenza natalizia costante, molto più che l’albero di Natale.

 

Ricordo ancora il rito con la mia famiglia guidato dalla nonna, classe 1903, che ci raccontava sempre le frugali feste della sua infanzia, illuminate da qualche candela mentre fuori il freddo era pungente e la neve copriva le strade. Non era un idillio, la vita era dura, più difficile di adesso. Oggi tutto sembra essere cambiato: lei ha ragione quando dice che “occorre trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza del proprio passato”. È vero, la memoria è importantissima.

 

Vorrei trasmettere cosa mi insegnava la nonna. Cosa mi insegnava riguardo al presepe. Lei era maestra e le maestre di tanti anni fa narravano anche ai bambini la “storia sacra” cioè le vicende contenute nella Bibbia, che allora non veniva letta se non dall’autorità ecclesiastica. Mi spiegava che cosa significava il presepe: Giuseppe e Maria che cercavano una casa perché Maria stava per avere un bambino... Mi raccontava che avevano cercato aiuto in città, ma per loro non c’era posto. Mi parlava dei pastori, gente umile, disprezzata, ma che aveva accolto più dei benpensanti la nascita di Gesù. Questo si ricava dai testi evangelici di Matteo e di Luca.

 

Quando ero più grandicello mi insegnarono che era stato San Francesco a “inventarsi” il presepe (non mille anni fa però, ma nel 1223) prendendo gente umile e facendo loro impersonare le varie figure presenti nei Vangeli. Francesco era il santo dei poveri. Non dei poveri di Assisi o di quelli che avevano la carta d’identità, ma di tutti. Messaggero di pace, Francesco aveva voluto insegnare ai poveri di Greccio quali erano i valori insiti nel racconto della nascita di Gesù: umiltà, gioia, amore. Ma anche debolezza, difficoltà, disprezzo. Perché Giuseppe e Maria erano stati cacciati, non c’era posto per loro dentro i valori della società per bene.

 

Se il suo invito a trasmettere questi valori servisse davvero, mi congratulerei con lei. Tuttavia mi sembra che stiamo parlando di due tradizioni diverse. Il suo è un invito “politico”. I suoi slogan ricalcano quelli del suo leader Salvini e sono tutti all’insegna del “prima noi”. Allora non capisco più nulla. La mia nonna, il mio parroco mi hanno insegnato qualcosa di sbagliato. Mi avevano detto che erano stati “i cattivi”, quelli che dicevano “prima noi”, “non c’è posto per voi”, a fare nascere Gesù “al freddo e al gelo” come recita una canzone che lei, amante delle tradizioni, dovrebbe conoscere. O forse questo racconto è sbagliato? O forse la tradizione è sbagliata? Forse a scuola (ho frequentato alle elementari e alle superiori scuole cattoliche) mi hanno insegnato male. O forse ho capito male io.

 

Allora a scuola cosa si deve insegnare? Quali valori universali che lei cita? Quali tradizioni cristiane? Povero Gesù… va bene che, in periodi infausti ma non molto lontani, si raffigurava addirittura il “Cristo ariano” che in realtà – così dicevano – non era neppure ebreo. Direi anche povero cristianesimo. Forse ho capito male io. O forse nel Vangelo c’è scritto che va bene amare gli altri, ma prima vengo io e quelli della mia etnia. Ci mancherebbe, no? “Salva te stesso” avevano gridato a Gesù sulla croce. E infatti Gesù è sceso e si è salvato. Oppure non è andata proprio così? Vorrei avere indicazioni anche da lei, esperto di tradizione cristiana, se 2 mila anni o quasi di annuncio cristiano devono essere completamente reinterpretati.

 

Forse anche il Vangelo è sbagliato… ma si sa adesso al potere c’è il 'cambiamento'.

 

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