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Cinquanta migranti con la scabbia abbandonati sotto a un ponte. Sono soprattutto richiedenti asilo che avrebbero diritto all'accoglienza

Nelle settimane scorse il comune ha chiamato la nettezza urbana: coperte, vestiti, scarpe, tutto nell'immondizia. Pochi giorni fa la multa della Polizia locale perché qualcuno dormiva al parco Santa Chiara. I volontari: "Basterebbe così poco per toglierli dalla strada"

Di Donatello Baldo - 22 agosto 2018 - 19:05

TRENTO. "Noi siamo una città ricca, a Trento ci sono case sfitte, buttiamo tutti i giorni il cibo che avanza - dice una volontaria - non è giusto che ci siano persone che vivono in queste condizioni". Condizioni che definisce a ragione "incivili", "indegne", che dovrebbero far vergognare chi non se ne fa carico, come Comune e Provincia.

 

Le istituzioni, direttamente e indirettamente, sostengono un principio assurdo: meno servizi per disincentivare le permanenze di stranieri sul territorio ed evitare quello che chiamano 'effetto richiamo'. Una politica che ancor prima che inefficace è dannosa: gli stranieri non se ne vanno, arrivano comunque e rimanono sul territorio; gli stranieri vengono relegati ancor più ai margini della società, lasciati a se stessi, nei parchi, sulle strade, sotto un ponte.

 

E sotto un ponte ce ne sono davvero tanti. 40, 50, 60. I numeri non sono certi, anche perché nessuno si cura della conta, né le Forze dell'ordine né i Servizi sociali. Numeri che hanno volti e nomi e storie ma che per la burocrazia sono rubricati come 'richiedenti asilo terrestri' (perché arrivati via terra, dalla rotta balcanica), a cui si aggiunge qualche migrante che arriva da altri Paesi Ue.

 

Sono sul nostro territorio in attesa di conoscere il loro destino. Forse senza speranza, ma si tratta soprattutto di richiedenti asilo per protezione umanitaria o sussidiaria. Per la Costituzione, per le leggi e per le convenzioni internazionali firmate anche dall'Italia dovrebbero essere accolti, aiutati, inseriti nei progetti. Se non hanno i requisiti sarà una commissione a decidere. Alle amministrazioni toccherebbe l'assistenza.

 

Ma si fa finta di niente. La politica del disincentivo, quella spaventata da un improbabile 'effetto richiamo' (che tutti gli esperti di migrazioni bollano come bufala) decide di nascondere il problema. Dai migranti non manda l'assistente sociale, la questione è delegata alla Polizia locale, oppure alla nettezza urbana. 

 

Abbiamo raccontato dell'azione di Dolomiti Ambiente che sollecitata dal Comune di Trento ha gettato nell'immondizia coperte, scarpe, addirittura documenti contenuti nelle tasche dei vestiti trovati al parco Santa Chiara, appartenenti a un gruppo di pakistani che ormai da troppi mesi sono costretti a dormire fuori, mentre il Commissariato del Governo, con burocratica lentezza, verifica le loro idoneità ad entrare nel progetto di accoglienza.

 

Oggi raccontiamo anche della multa che solerti agenti della Polizia locale hanno fatto ai senzatetto che non possono dormire altrove se non su una panchina. Alcuni volontari, arrabbiati e indignati, sono andati a parlare direttamente con l'assessora Maria Chiara Franzioia, che ha provveduto ad annullarla. Ma la repressione è quotidiana: la mattina passa la pattuglia e fa svegliare tutti, senza cortesie. 

 

Con i pochi fagotti sotto il braccio, e le coperte lasciate nascoste nei cespugli con la speranza che non passino i netturbini gettare tutto nel bidone della spazzatura, i migranti migrano anche in città, da un posto all'altro, dalla sala studio della biblioteca alla sala d'attesa del pronto soccorso. Dove altro andare?

 

A Trento, una città capoluogo di provincia, con un bacino di utenza che va ben oltre i suoi 120 mila abitanti, c'è un solo dormitorio in estate, tutti gli altri sono chiusi. E ci sono soltanto pochi posti in cui sia possibile trascorrere le ore diurne. C'è Casa Maurizio, dove l'apertura è garantita soltanto dal volontariato, c'è il Punto d'Incontro. Null'altro, nessun progetto.

 

E poi ci si lamenta che sono per strada a bighellonare. "Attivare un progetto per impegnare il loro tempo, per coinvolgerli in qualche iniziativa formativa o lavorativa costerebbe meno, molto meno che non lasciarli sotto un ponte". Perché il costo 'sociale', infatti, non si affronta mai.

 

Quanto costa in lamentele, in odio, in razzismo, in sicurezza lasciare per strada 50 persone che si spostano da una panchina all'altra? Non sarebbe più utile, per lo meno per non prestare il fianco a quelli che ormai c'è l'invasione riuscire a togliere le persone dalle strade? "Basterebbe proprio poco - dicono i volontari - e il beneficio sarebbe per l'intera comunità trentina". 

 

Ma dicevamo, sono sotto un ponte. Letteralmente, sotto un ponte: dormono sui cartoni raccattati nei bidoni della carta, appoggiati poi sulla terra limacciosa del fiume, polvere che si solleva ad ogni passo, che si alza quando tira un po' di vento. 

 

Sotto il ponte buio pesto anche di notte e il caldo è caldissimo, umido. Non c'è da meravigliarsi se la patologia più comune è la scabbia. "Abbiamo la crema - spiegano le volontarie - fanno i trattamenti. Ma poi sono costretti a ritornare a dormire negli stessi posti, nelle stesse coperte".

 

"Si fanno la doccia al Punto d'Incontro, lavano i propri indumenti a Casa Maurizio, si fanno la barba, si tengono curati. Ma poi tornano sotto quei ponti, vivono per strada. E pensare che nelle foto sui cellulari che ci mostrano orgogliosi hanno la giacca e la cravatta, sono a scuola, al lavoro. E adesso guarda come sono costretti a vivere". 

 

Costretti a vivere così. Perché davvero basterebbe poco per inserire una cinquantina di persone nell'accoglienza, anche in attesa dell'ufficialità del commissariato del Governo. "Cinquanta persone su cinquecentomila sono solo lo 0.01% sul totale della popolazione trentina. Non si può dire che rappresentino un problema, e che nessuno parli di invasione".

 

E non si dica che non ci sono soldi. L'anno scorso il Comune di Trento ha ricevuto dalla Provincia di Trento, provenienti dallo Stato, più di 280 mila euro per favorire l'integrazione degli stranieri presenti sul proprio territorio. E quest'anno altri soldi sempre dallo stato: Cinquecento euro a richiedente asilo ospitato in città.

 

Soldi che non sono vincolati a questo a quel progetto, il protocollo firmato al Consorzio dei Comuni non impegna nemmeno ad una rendicontazione. Soldi che possono essere spesi come si vuole. E allora: quanto costa tenere aperto un dormitorio anche in estate? Quanto costano quattro container? Quanto costa affrontare questa piccola emergenza? 

 

Costerebbe proprio poco, ma prevale la politica del disincentivo: stiano sotto un ponte, al freddo, con la scabbia, così forse vanno via. Pochi posti letto nei dormitori, una multa quando dormono ai giardini, la nettezza urbana che getta le loro cose. E' una guerra alla povertà, una crociata contro la miseria. Una strategia fallimentare, oltre che incivile e indegna. 

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