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Gaetano e la moda gender neutrality: da Levico a Londra, stilista a soli 25 anni artigiano delle pellicce

Dopo anni di studio e lavoro ha presentato la sua nuova collezione. Aspettando il Dolomiti Pride, il suo messaggio ai giovani che non riescono ad accettare la propria omosessualità: "Siate chi siete, embrace who you are"

Di Cinzia Patruno - 18 marzo 2018 - 18:18

TRENTO. Tanto studio, tanto lavoro, un po' di fortuna in un mondo difficile come quello della moda. Partito da Levico Terme per Londra subito dopo la maturità, Gaetano Guastella è riuscito ad affermarsi come stilista in Inghilterra a soli venticinque anni. Un cervello in fuga? Sì, ma un cervello che vorrebbe tornare in patria.

 

"Il mio marchio esiste da sempre – spiega il giovane stilista, riferendosi all'idea di quello che poi è diventato il suo lavoro - ma l'anno scorso è riuscito ad emergere, con un'idea di estetica che si sviluppa sempre di più. La mia nuova collezione è molto diversa rispetto alla prima che era più estrosa, molto più elegante e molto più indossabile".

 

"Mi rivolgo a un pubblico senza sesso: gender neutrality. Non voglio fare qualcosa che sia per donna o per uomo, voglio fare una cosa che sia per tutti". Capi di abbigliamento fuori dagli schemi prestabiliti. "Sono molto interessato a questa fluidità dei sessi. Io stesso sono una persona fluida".

 

"Questa mia fluidità è sempre stata vista in modo un po' particolare. In realtà, non credo sia mai stata vista in maniera troppo negativa, però io avevo dei preconcetti, su me stesso prima di tutto. Soprattutto quando abitavo in Trentino, mi sentivo troppo osservato, troppo giudicato. Con gli anni, ho capito che mi piace essere osservato. Credo che , anzi, quando qualcuno ti osserva significhi rispetto, da un certo punto di vista. E anche se fosse uno scherno so che, in fondo, mi ammirano, perché ho il coraggio di essere chi sono".

Un'infanzia felice, un'adolescenza meno serena. La sperimentazione di varie forme di bullismo alle scuole medie, da parte dei compagni ma anche di alcuni adulti. "Ho avuto un'infanzia molto bella – ci racconta Gaetano -, provengo da una famiglia che ha sempre amato moltissimo me e i miei fratelli. La presenza dei miei genitori è stata molto forte. Già nell'infanzia ho vissuto momenti molto brutti, perché non riuscivo a esprimermi come volevo. Gli anni della pubertà e delle medie sono stati molto brutti. Ho vissuto in segreto le mie prime cotte".

 

Due anni al liceo linguistico Arcivescovile di Trento, non rosei perché "forse ero un po' chiuso io, magari non riuscivo ad accettarmi totalmente" e poi l'iscrizione al liceo Rosmini, un'esperienza fantastica.

 

"A scuola andavo molto bene e poi ho iniziato ad avere degli hobby più legati alla mia passione , la moda. Ho trovato a Trento dei riferimenti molto importanti che mi hanno aiutato a capire che valgo e che se non mi amo da solo, non posso amare gli altri".

 

E poi l'idea di legare la passione per la moda all'amore per le lingue, andando a studiare all'estero. "Sono partito subito dopo le superiori, quell'anno è stato davvero particolare per me perché avevo tirato fuori il mio vero carattere che poi ho sviluppato negli anni successivi a Londra".

 

"Ho deciso di fare quest'esperienza nel Regno Unito, di studiare lì. Sono stato spinto da un amico che mi aveva consigliato l'università alla quale poi sono riuscito ad accedere, la London College of Fashion, una delle più prestigiose al mondo. Sono andato a Londra, dove ho iniziato a fare un corso che mi preparasse per entrare all'università. Questo corso doveva durare due anni, ma già dopo il primo sono stato accettato".

 

C'è voluto tempo per superare le occhiate dovute allo stile eccentrico di Gaetano, sia in Italia che in Inghilterra. "Soprattutto quando abitavo in Trentino, mi sentivo troppo osservato, troppo giudicato. Con gli anni, ho capito che mi piace essere osservato. Credo che , anzi, quando qualcuno ti osserva significhi rispetto, da un certo punto di vista. E anche se fosse uno scherno so che, in fondo, mi ammirano, perché ho il coraggio di essere chi sono".

 

Ma adesso, vuoi per il senso innato dell'italiano per lo stile, vuoi per l'eccesso di diversità che si trova nelle metropoli, le occhiatacce si sono ridimensionate, anche (e forse specialmente) in Italia. "Ora, forse per una maggiore sicurezza mia rispetto a me stesso, mi sento molto apprezzato quando torno in Italia. Sento di essere molto curioso per le persone, ma allo stesso tempo sento che la gente apprezza". E, paradossalmente, gli sguardi giudicanti sembrano essere meno invasivi a Trento. "Sinceramente ricevo molte meno occhiatacce che non a Londra. E' un paradosso. A Londra c'è troppo 'diverso' e , dal mio punto di vista, questa diversità eccessiva è impossibile da apprezzare".

 

Anni di gavetta, tra studio e tirocini in grandi maisons di moda inglesi. Poi un vero lavoro per la London Fashion Week, una collaborazione attiva ancora oggi. Ma il sogno di creare qualcosa di suo resta e si sviluppa dopo le lunghe ore lavorative attraverso serate trascorse a ideare e sperimentare.

 

Le sue competenze che riguardano il design in ambito fashion ma anche artigianali, relative alla lavorazione delle pellicce.

 

"Verso metà dei miei anni dell'università, mi è capitata l'occasione di partecipare ad un concorso di pellicce organizzato dalla British Fur Trade Association, nel quale sono arrivato tra i finalisti. Qualche mese dopo mi è arrivata una mail che diceva che Rebecca Bradley London (una maison specializzata in pellicceria, ndr) stava cercando degli stagisti. Sentivo che era un'occasione da non perdere. Ho lasciato il lavoro per andare da Rebecca Bradley London, che dopo un mese mi ha offerto una posizione pagata. All'inizio ero un semplice assistente: facevo riparazioni su pellicce, piuttosto che aiutando con le foderature e tante altre cose. Dopo poco tempo, avevo le chiavi dello studio e quindi, come mi capita di fare ancora oggi, la sera mi fermavo fino a tardi a lavorare alle mie cose per imparare di più. Quello che scoprivo durante le ore di lavoro poi l'applicavo la sera su pellicce mie per provare nuove tecniche. Così ho creato la mia nuova collezione, lavorando la sera".

 

"La pelliccia – spiega Gaetano - ha un'aspettativa di vita dai trenta ai cinquanta fino ai cent'anni, se trattata nel modo giusto. Si può smantellare e rimodellare in moltissime cose diverse, quante volte vuoi. E' un materiale meraviglioso, è artigianato".

 

Si tende spesso a ripiegare sulla pelliccia finta, quella che "non nuoce all'ambiente". Ma non è così. "L'ecopelliccia – spiega Gaetano - non voglio chiamarla eco, perché non lo è. E' un termine sbagliato. C'è un problema di smaltimento impressionante, come la maggior parte delle cose che indossiamo giornalmente". La finta pelliccia è plastica, uno dei materiali più onerosi da smaltire, soprattutto per quanto riguarda l'enorme quantità prodotta giornalmente nel mondo. Lo stesso discorso vale per la finta pelle

 

Una vita intensa, quella di Gaetano, ricca di pensieri positivi. E, con l'avvicinarsi del Dolomiti Pride, gli chiediamo cosa ne pensa. "Il messaggio che voglio dare ai miei coetanei, come anche ai ragazzi più giovani che magari cominciano a capire la loro omosessualità, o come anche le persone più grandi che invece non riescono ad accettarsi, è proprio questo: andate al gay pride, uscite, conoscete gente, apritevi al mondo. Siate chi siete. Ciò non significa mettete dei tacchi a spillo. Semplicemente, embrace who you are". Abbracciate chi siete, e lo faranno anche gli altri.

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