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Trento
29 giugno | 15:42

"Una collezione ispirata all'infanzia tra le montagne e i borghi del Trentino", intervista alla 22enne fashion designer Emma Baroni: "Da mia nonna l'amore per la moda"

La giovane trentina si sta per laureare all'Istituto Europeo di Design di Milano e si è aggiudicata il premio della stampa all'evento Ied Avant Dèfilè 2024. Emma Baroni: "Quando da bambina mi veniva chiesto cosa volevo fare da grande, rispondevo di voler fare la stilista e all'ultimo anno di università ho creato una collezione genderless che racconta la mia terra"

"Una collezione ispirata all'infanzia tra le montagne e i borghi del Trentino"

BRENTONICO. “Je vois encore – Io vedo ancora”: è questo il nome della prima collezione di moda della neo fashion designer trentina Emma Baroni, ventiduenne laureanda all'Istituto Europeo di Design milanese che si è aggiudicata il premio della stampa allo IED Avant Dèfilè 2024, evento promosso dall'istituto e che ha portato sotto gli occhi di esperti del settore e addetti ai lavori due giorni di sfilate e installazioni nel cuore di Milano.

 

La collezione genderless con volumi morbidi, la predilezione verso la maglieria e realizzata dalla studentessa nata a Crosano di Brentonico, durante il terzo e ultimo anno di università, è riuscita a commuovere e a far breccia con il tema del ricordo sensoriale.

 

"In questa mia prima collezione ho voluto raccontare la mia terra, il Trentino, ispirandomi ai borghi e alle montagne, luoghi all'insegna della natura e della semplicità – racconta a il Dolomiti Emma Baroni – e ricevere questo premio è stata una grande soddisfazione e soprattutto un onore: l'evento ha rappresentato una vetrina importante dal momento che ho avuto modo di confrontarmi con addetti ai lavori e giornalisti ed è stata una preziosa opportunità".

 

Emma inizia a raccontare la sua storia, e la sua grande passione per la moda, partendo dalle radici e da un ricordo d'infanzia: "Questa passione mi è stata trasmessa da mia nonna paterna che è una sarta ed è nata quando da bambina la vedevo lavorare nel suo piccolo studio: ricordo che già alle elementari, quando mi veniva chiesto cosa volevo fare da grande, rispondevo sempre di voler fare la stilista o la designer".

 

La giovane fashion designer ci svela poi come non si stato semplice intraprendere fin da subito "la via del sogno": "Nonostante avessi le idee chiare, alle superiori ho scelto di studiare scienze umane dal momento che in Trentino non ci sono molte possibilità di studiare moda, ed è stata una decisione razionale che mi ha aiutato a comprendere meglio la mia passione. Quando però è arrivato il momento di scegliere l'università, nella mia testa c'era solo un 'Piano A' e così mi sono trasferita a Milano per studiare fashion design".

 

Ora Emma Baroni sta per concludere il terzo e ultimo anno di università, con la laurea nel mirino a fine luglio, e guardando indietro svela come il percorso sia stato tutt'altro che semplice: "Al di là della grande passione iniziale, non avevo competenze d'ambito pregresse e quindi ci ho messo tutta me stessa per arrivare fino a questo punto. Ho compreso le difficoltà insite al mondo della moda, in cui è necessario sempre lottare per riuscire ad emergere, ma ho anche maturato una consapevolezza: l'importanza di rimanere sinceri e coerenti con se stessi, che è forse l'aspetto più importante".

 

Tornando alla collezione ideata durante l'ultimo anno di studi, in cui Emma ha lavorato principalmente al suo progetto di tesi, la studentessa spiega come il risultato siano degli abiti genderless che possono essere indossati da chiunque, come ad esempio maglioni over sized: "Volevo raccontare la mia terra senza risultare banale, e quindi ho deciso di affidarmi alla sfera sensoriale e per farlo ho lavorato molto sui tessuti, andando anche oltre alle linee, con l'attenzione rivolta principalmente alle sensazioni che questi suscitano al tatto. Mi sono concentrata molto sulla maglieria, compiendo uno studio accurato anche sugli abbinamenti dei colori, gli stessi che vedeva il mio sguardo bambino: tutti quei ricordi sono emersi anche perchè, quando mi sono trasferita a Milano, ho capito realmente quanto fossi legata al Trentino".

 

Emma ci svela poi come la sua "Je vois encore" abbia anche delle ispirazioni filosofiche e letterarie: "Il titolo rimanda a Jean-Jacques Rousseau che fu il primo a donare dignità narrativa al ricordo d'infanzia, e c'è un inevitabile collegamento anche con la famosa Madeline di Marcel Proust".

 

Un ultima battuta la giovane fashion designer la riserva al futuro, che a poche settimane dalla laurea appare come un'autostrada spianata verso il suo sogno professionale: "Mi piacerebbe davvero tanto continuare a lavorare nell'ambito della maglieria, collaborando possibilmente con qualche brand: l'obiettivo è ora quello di rimanere a Milano e magari di viaggiare per crescere professionalmente. C'è però una cosa certa: ovunque andrò non dimenticherò mai le mie radici e porterò il Trentino sempre con me attraverso le mie creazioni, proprio come ho fatto con questa prima collezione".

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